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CliniMACS Prodigy

Il regalo di Natale dello IOR a medici e pazienti



Come ogni anno l’Istituto Oncologico Romagnolo, in vista degli appuntamenti relativi al periodo delle festività natalizie, ha scelto una sfida, un progetto a cui dedicare il ricavato dei tanti eventi previsti che possa marcare una differenza concreta nella lotta contro il cancro. Per il 2019 questa sfida ha un nome ambizioso: “CliniMACS Prodigy”, un macchinario del valore di 200.000 euro da donare all’IRST che permetterà di studiare e progettare cure personalizzate per ciascun paziente, per rendere le terapie il più possibile efficaci.


Prof. Martinelli, Direttore Scientifico IRST, ci spiega il funzionamento del “CliniMACS Prodigy”?

Si tratta di un’attrezzatura meravigliosa, un sogno per tutti i ricercatori. È un incubatore che permette di conservare in maniera viva e sterile per almeno quindici giorni i linfociti che preleviamo al paziente e che hanno sviluppato tolleranza nei confronti della presenza della malattia, di modo da inserire all’interno di questa cellula la risposta antitumorale che noi vogliamo ottenere. In questo modo in un futuro che speriamo molto vicino saremo in grado di creare, per ciascun paziente, il proprio farmaco personalizzato. Tale farmaco non sarà formato quindi da una sostanza chimica bensì da linfociti del paziente stesso, che si erano abituati alla presenza del tumore e, invece di attaccarlo, ne tolleravano l’esistenza. Grazie al “Prodigy” potremo sottrarre queste cellule, insegnargli a riconoscere ed aggredire il tumore per poi reimmetterle nel malato. La cosa bella è che questi linfociti, una volta all’interno dell’organismo e sconfitta la neoplasia, rimangono a sorvegliare il territorio, caratteristica che crea una protezione da possibili recidive o metastasi. È una sorta di sistema di vigilanza se vogliamo, o di assicurazione, volta a garantire che la guarigione sia duratura. 


Lo strumento ha vinto anche un riconoscimento, il Translational Pioneer Award: la sua importanza ed innovatività sta anche nel fatto che permette di automatizzare quei passaggi necessari che prima erano a carico degli operatori, step produttivi molto complessi che richiedono le competenze di personale altamente qualificato e specializzato. Il “Prodigy”, lavorando in un sistema chiuso in cui le cellule rimangono all’interno di una camera sterile, elimina il più possibile l’intervento umano, dandoci la possibilità di garantire una maggiore sicurezza e riproducibilità dei dati, nonché una più alta velocità di lavorazione.


La procedura che ha spiegato sembra molto semplice a dirsi, ma molto meno a farsi.

Creare questi linfociti “ingegnerizzati” per quelle che sono denominate terapie CAR-T, rappresenta un processo sicuramente molto interessante ma anche molto complicato, che richiede una serie di strutture, macchinari ed expertise dedicati. L’IRST di Meldola è già stato selezionato come centro di riferimento dal Ministero della Salute per la sperimentazione, la ricerca e la costruzione di nuovi CAR-T. Ci siamo proposti anche a livello regionale per essere potenzialmente “un’officina” di questi linfociti, per noi e per il resto d’Italia. Quest’ultimo aspetto è ancora in via di valutazione: tuttavia, siamo già in grado di identificare quei malati che possono giovarsi dell’arma terapeutica, di modo da indirizzarli al centro deputato per la sua somministrazione che, ad oggi, per l’Emilia-Romagna è a Bologna. 


Abbiamo quindi una serie di opportunità: selezionare i pazienti che possono beneficiare dai CAR-T già presenti affinché si sottopongano al trattamento presso un’altra sede, ed identificare e costruire nuovi CAR-T per le patologie che finora hanno ricevuto risposte meno convincenti. Da quest’ultimo punto di vista avere a disposizione una macchina come il “Prodigy” potrebbe in prospettiva aiutare molto non solo noi, ma tutti i pazienti del territorio e, perché no, d’Italia, che ad oggi non hanno questa possibilità terapeutica.


L’apparecchiatura, quindi, non servirà solo a scopi di ricerca, ma anche clinici.

Assolutamente: i risultati che otterremo devono ritornare rapidamente al letto del malato per mettere a disposizione nuove armi contro la malattia di cui soffre. La tecnica sarà applicata prevalentemente su linfomi, alcune forme di leucemie mieloidi, alcuni tumori del pancreas, glioblastomi e certi tipi di sarcomi, ma è chiaro che questo è solo l’inizio: ogni volta che la neoplasia presenta cellule che la distinguono profondamente dal tessuto sano, queste possono diventare un target da colpire. Di conseguenza, in futuro stiamo pensando di ampliare il campo per il cancro a carico di mammella, rene e polmone, in special modo il mesotelioma pleurico. 


Il progetto è ambizioso, ma abbiamo la ferma intenzione di portare al letto del malato una nuova arma terapeutica di cui oggi non può disporre in un tempo relativamente breve e attraverso una sperimentazione clinica molto controllata. 



Immunoterapia Cellulare Avanzata

Vuoi saperne di più sul progetto sostenuto dallo IOR nel 2018?


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