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LA NOSTRA STORIA

Le grandi opere nascono in risposta ad un bisogno vero, che, rintracciato in una esperienza vissuta, diventa più concreto e urgente. E attraverso lo scontro reale con la malattia, alla fine degli anni settanta che il prof. Dino Amadori e l’avv. Salvatore Lombardo si incontrano.

Dal rapporto tra il medico curante, il prof. Amadori, e il figlio di una paziente oncologica, l'avv. Lombardo, nasce la consapevolezza che il Servizio Sanitario Nazionale non è all’altezza di affrontare le neoplasie in tutti i loro aspetti, specialmente quelli umani, che coinvolgono il malato nel suo vissuto più profondo, rimanendo trascurati, a volte dimenticati. 

Il 18 luglio 1979 viene costituito l’Istituto Oncologico Romagnolo, una cooperativa operante al fianco delle strutture pubbliche con lo scopo di “perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana, all’integrazione sociale dei cittadini attraverso la gestione di servizi sociosanitari ed educativi ed in particolare attraverso l’azione di prevenzione, cura e riabilitazione oncologica e di ricerca scientifica….” come riportato dallo statuto.

Oggi dall’idea nata nel 1979 l’Istituto è diventata un’opera che nella forma di Onlus sostiene la ricerca scientifica per un continuo miglioramento delle possibilità di guarigione, le attività di assistenza e la medicina palliativa; fornisce agli ospedali gli strumenti migliori per la diagnosi e la cura, effettua campagne di prevenzione volte a migliorare la qualità della vita ponendo l’attenzione su stili di vita più sani.

Abbiamo scelto la formula della cooperativa per facilitare la partecipazione diretta di chiunque vi voglia aderire

Avv. Salvatore Lombardo, Il Resto del Carlino, 20/07/1979              

La Romagna accoglie l’appello lanciato dallo IOR: il territorio tutto ha accettato la sfida perché rispondeva ad un bisogno espresso da un’alta incidenza di malattie tumorali: un territorio semplice e generoso che non chiude mai gli occhi  di fronte alle persone con cui condivide radici, storie, emozioni, desiderio di guarire.

Integrare quanto offerto dalle strutture pubbliche: lo scopo originale dell’attività dello IOR porta l’Istituto, fin dai primi anni, ad operare dentro gli ospedali, in special modo nei settori ancora privi di interventi specifici e ad erogare contributi economici importanti per l’apertura, la ristrutturazione o l’acquisto di arredi e attrezzature tecnologicamente avanzate per i reparti dedicati ai pazienti oncologici. Il tutto con una attenzione particolare a quegli interventi volti a dare un volto più umano, accogliente, caloroso ai luoghi e all’assistenza per il paziente oncologico, ovunque, nello stesso modo, in tutta la Romagna.

L’impegno dello IOR ha generato una risposta positiva e virtuosa da parte del personale medico attivando di fatto la Rete oncologica Romagnola.

La vicinanza al paziente si trasforma in cure domiciliari per migliorare la qualità della vita del malato: vivere e fruire dell’assistenza sanitaria fra le mura domestiche soprattutto nella fase critica della malattia pone il paziente al centro dei suoi affetti negli ambienti a lui più cari. Nasce nel 1986 il Servizio di Assistenza Domiciliare, oggi sostenuto dall’AUSL insieme ai Medici di Famiglia grazie ad una Legge Regionale che si era ispirata all’esperienza dello IOR.


Anche quando la malattia non può essere curata il diritto e la dignità della persona vanno difesi e tutelati fino all’ultimo istante: tale profonda convinzione ha spinto l’Istituto ad impegnarsi ponendosi tra i maggiori attori della diffusione di una cultura delle cure palliative nel nostro paese. Nasce così, nel 1993, la Federazione Cure Palliative, di cui lo IOR è socio fondatore.

E' in questa fase che in Romagna sorgono gli Hospice: luoghi dove la qualità della vita del paziente terminale è garantita attraverso professionisti qualificati e ambienti predisposti per le cure palliative, somministrate da personale medico specializzato e debitamente formato. A questi ultimi si affianca un piccolo gruppo di Volontari: il vero cuore pulsante dell'Istituto, che donano tempo prezioso all'assistenza del paziente sostenendolo nelle sue piccole, grandi necessità quotidiane. Spinti da puro altruismo e dalla voglia di aiutare chi è più sfortunato, i Volontari rappresentano l'autentico motore di un ventaglio di servizi, che spaziano dall'accompagnamento al supporto psicologico: ma, soprattutto, trascorrono il loro tempo assieme al malato, ascoltandolo nelle sue paure e cercando di dar sollievo alle sue angosce.

Sono volontaria perché questa rete mi ha salvato e gliene sono riconoscente. A me è stata donata una seconda vita dai medici: la voglio usare per me e per gli altri. Sono orgogliosa di essere d’aiuto come Volontaria dello IOR

Amelia Montanari     

La storia dello IOR appartiene anche a chi ha fatto della costruzione di questa grande opera la propria professione o a chi, grazie alle nostre borse di studio, fornisce un contributo importante alla sanità pubblica nell'ambito della prevenzione, della diagnosi, della cura e della ricerca contro il cancro. Un rapporto continuo con la comunità scientifica in oltre 150 convegni che hanno visto lo IOR protagonista nel racconto di risultati, case history e buone pratiche, o hanno puntato alla formazione e all’ampliamento delle prospettive per gli stessi ricercatori attraverso l’incontro con i migliori esperti della comunità scientifica internazionale: uno scambio continuo e vitale che ha garantito conferme e riscontri in merito al livello e alla qualità dell’innovazione raggiunta dai progetti.

Se uno sogna da solo, è solo un sogno. Se molti sognano insieme, è l'inizio di una nuova realtà

Friedensreich Hundertwasser, pittore e architetto            


Dallo IOR all'IRST

Una struttura d'eccellenza, un sogno realizzato.


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