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Ugo De Giorgi

Responsabile del Gruppo di Patologia Uro-Ginecologico dell'IRST IRCCS

 

Il dott. Ugo De Giorgi è il Responsabile della struttura semplice dipartimentale -  Gruppo di patologia Urologico-Ginecologico dell’IRST IRCCS di Meldola. In Romagna dall’aprile 2009, si è presto distinto per i notevoli risultati dei suoi studi riguardanti in particolar modo l’identificazione di biomarcatori nei tumori urologici e ginecologici, tanto da ricevere nel 2016 una menzione tra i Top Italian Scientists da parte della Virtual Italian Academy (VIA). Membro di numerose società scientifiche nazionali ed internazionali, è autore di 180 pubblicazioni scientifiche sulle più importanti riviste di settore internazionali.   

Dott. De Giorgi, novembre è stato il mese della prevenzione dei tumori maschili. Approfittiamone per fare un po’ il punto della situazione.

Nel sesso maschile, la neoplasia più frequente è quella prostatica: si tratta anche della seconda causa di morte dopo il carcinoma polmonare. Il tumore alla prostata è una malattia la cui incidenza è in aumento: colpendo soprattutto l’anziano, tale tendenza è facilmente spiegabile con l'incremento della vita media della popolazione. Proprio per queste caratteristiche, forse negli ultimi anni la ricerca scientifica sul tumore alla prostata è rimasta un po’ indietro rispetto ad altri tipi di neoplasie, culturalmente e mediaticamente più d’impatto: tuttavia il mondo dell’oncologia si sta rendendo conto degli enormi potenziali di crescita, di quanto ancora si possa fare per la prevenzione e la cura di questa malattia. I pazienti ci sono, e purtroppo sono tanti: inoltre, pur essendo vero che si tratta di una problematica che interessa maggiormente la terza età, gli anziani di oggi non sono più gli anziani di qualche anno fa, che magari una volta scoperta la malattia si lasciavano un po’ andare. I settantenni e ottantenni di oggi sono molto più in forma, dispongono di maggiori informazioni, hanno la forza per combattere la malattia e vogliono giustamente l’accesso alle migliori cure: esiste quindi una pressione sociale maggiore verso la prevenzione e la cura del tumore alla prostata, che favorisce lo sviluppo di novità all’orizzonte.

Parliamo in maniera più specifica di queste novità.

Il rinnovato interesse dell’oncologia verso il tumore alla prostata ha portato a risultati decisamente importanti. Negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante dal punto di vista dei trattamenti, con nuove terapie sia di tipo ormonale che chemioterapico o radiometabolico: per non parlare dell’immunoterapia, che dalle sperimentazioni in essere sembra dare ottimi riscontri. La nostra equipe è in prima fila: abbiamo attivato una rete internazionale di collaborazioni che coinvolge, anche grazie alla nostra ricercatrice Cinzia Conteduca, istituti di assoluta eccellenza, come l’Institute Cancer Research di Londra o la Weill Cornell University di New York. L’IRST IRCCS è tra gli istituti più produttivi dal punto di vista di protocolli clinici su nuovi farmaci nel trattamento del tumore prostatico, ma abbiamo intenzione di allargare ulteriormente le nostre competenze e la conoscenza di questa patologia, per facilitare sia la diagnosi precoce sia un approccio sempre più personalizzato alle terapie.

Nello specifico di cosa si occupano gli studi che porta avanti la sua equipe?

Occorre fare una premessa, partendo dal presupposto che il tumore, per caratteristiche, è una malattia fortemente eterogenea: non esiste un trattamento ottimale per tutti i casi. Per questo motivo è sempre più importante impostare un approccio personalizzato sia alle terapie che alla prevenzione: cosa ancor più vera per il paziente anziano, che contestualmente può presentare altri disturbi tipici della terza età. Da quest’ultimo punto di vista, valori fuori norma del PSA sono stati per molti anni l’unico strumento di cui noi oncologi disponevamo per il tumore alla prostata: si tratta di una spia indicativa, che ha molti vantaggi ma anche varie controindicazioni.

È sicuramente un test valido, a basso costo e realizzabile facilmente tramite un semplice prelievo: ciò nonostante esistono svariate malattie che ne comportano l’aumento, come la prostatite o l’ipertrofia prostatica benigna. Valori alterati di PSA non indicano necessariamente un problema oncologico. Per questo motivo, oggetto dei nostri studi è in particolare l’identificazione di biomarcatori specifici che indichino la presenza di geni che predispongono la persona ad una maggiore probabilità di sviluppare, nel corso della sua vita, un carcinoma prostatico particolarmente aggressivo: una categoria di neoplasia più rara ma che solitamente colpisce pazienti più giovani, tra i 50 e i 65 anni. Per questo tipo di soggetti andrebbe studiato un programma di prevenzione precoce, di modo da poter intervenire tempestivamente laddove si presenti la malattia e magari avere un atteggiamento clinico più combattivo rispetto a quello che teniamo per le forme più indolenti.

Attualmente per il tumore alla prostata non esiste un programma di screening simile a quello del carcinoma mammario: inoltre, in generale l’atteggiamento maschile nei confronti della prevenzione è molto più lassista rispetto a quello femminile. Secondo lei, come mai?

Le donne tendono effettivamente ad avere una maggiore sensibilità verso i problemi legati alla sfera sessuale: se la maggior parte di loro si reca dal ginecologo una volta all’anno, è molto più raro che l’uomo si sottoponga a controlli andrologici regolari. Le motivazioni credo siano di tipo storico e culturale, più che prettamente oncologico: la speranza è che le nuove generazioni siano maggiormente consapevoli nei confronti dell’importanza della prevenzione, anche grazie ad iniziative come quelle che abbiamo portato avanti nel mese di novembre.

Ci può parlare di queste iniziative?

Negli ultimi anni abbiamo collaborato con l’Istituto Oncologico Romagnolo attraverso l’iniziativa “Movember Romagnolo” per aumentare la sensibilizzazione intorno al tema, oltre che con varie realtà del territorio come il Lions e il Rotary di Cesena, o il Romagna Rugby. Quest’anno abbiamo deciso di concentrare i nostri sforzi sulla ricerca scientifica: il 3 novembre infatti abbiamo ospitato a Meldola alcuni dei principali esperti europei ed internazionali nell’identificazione dei biomarcatori di cui parlavo in precedenza, per un convegno che voleva fare il punto della situazione sulle novità del tumore alla prostata dal punto di vista della prevenzione e delle terapie.

Tuttavia, le nostre iniziative non si limiteranno al mese di novembre: abbiamo già in programma una nuova collaborazione proprio con lo IOR, una campagna che verosimilmente inizierà nel 2018 volta alla nascita di un laboratorio dedicato esclusivamente allo studio di questa neoplasia. Lo scopo sarà l’acquisto di un macchinario apposito che abbiamo già individuato e di cui al momento in IRST non disponiamo, ma che la dott.ssa Conteduca ha imparato ad utilizzare proprio durante la sua permanenza a Londra. Questo tipo di strumentazione ci permetterebbe di condurre test genetici di grande precisione ad un costo limitato per il paziente: un enorme vantaggio di cui potrebbe godere tutta la popolazione romagnola e le sue varie oncologie.

Parliamo appunto della dott.ssa Conteduca, premiata ultimamente sia dall’ESMO che dall’ASCO come una delle ricercatrici più promettenti al mondo. Un riconoscimento che rappresenta un orgoglio per tutta la sua equipe e per l’oncologia romagnola.

Abbiamo puntato su Cinzia perché motivata e capace, anche nell’ottica di un ritorno in termini di collaborazioni scientifiche, di scoperte, di risultati. Nel 2018 presso la Weill Cornell University di New York avrà la possibilità di condurre studi innovativi su macchinari di cui noi per ora non disponiamo, ma su campioni biologici e materiale di studi sviluppati in IRST IRCCS. Questa esperienza le servirà per conoscere ed imparare l'utilizzo delle tecnologie più moderne ed avanzate così da fare passi avanti nella lotta al tumore alla prostata e nell’identificazione dei biomarcatori: ma come dicevo in precedenza, l’obiettivo è anche quello che lei possa poi un giorno tornare per utilizzare gli stessi dispositivi anche a Meldola, contribuendo alla formazione di uno spazio dedicato a queste ricerche.


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