Utilizziamo i cookie per migliorare le funzionalità di questo sito Web.

Accetto Leggi di più

come aiutarci

Giorgio Ercolani

La chirurgia oncologica romagnola tra presente e futuro



Il prof. Giorgio Ercolani è, da maggio 2016, Responsabile dell’U.O. di Chirurgia e Terapie Oncologiche Avanzate presso l’Ospedale Pierantoni – Morgagni di Forlì. In precedenza aveva svolto l’incarico di medico chirurgo presso l’Ospedale Sant’Orsola di Bologna. Classe 1968, si è specializzato in Chirurgia Generale all’Università degli Studi di Bologna, approfondendo in particolare l’ambito del distretto epatobiliopancreatico. Professore Associato presso lo stesso Ateneo dal 2014, ha ricoperto anche il ruolo di Visiting Professor di prestigiose strutture americane, giapponesi e francesi. Notevole, oltre all’attività clinica, anche la produzione scientifica e di ricerca: il prof. Ercolani è infatti autore di 613 pubblicazioni nonché collaboratore attivo di alcune delle principali riviste di settore internazionali, come Plos One ed Annals of Surgical Oncology.


Dottor Ercolani, com’è stato tornare nella ‘sua’ Forlì dopo tanti anni a Bologna? Che situazione ha trovato?

La chirurgia è sempre stato un fiore all’occhiello per la nostra città: la professionalità di chi mi ha preceduto, parlo del dott. Domenico Garcea e del dott. Giorgio Maria Verdecchia in particolare, erano di altissimo livello. Possiamo peraltro vantare grandi eccellenze nel campo della chirurgia toracica, dell’urologia, dell’otorinolaringoiatria, tanto che Forlì è sempre stata considerata un punto di riferimento nel campo per la nostra regione. Secondo la mia esperienza la USL romagnola non ha nulla da invidiare alle principali realtà nazionali: l’importante è mantenere la strategia portata avanti negli ultimi anni, che prevede la valorizzazione delle singole realtà in base alle proprie vocazioni. Avere quattro ospedali nei quattro presidi principali che fanno la stessa cosa significherebbe abbassare gli standard e frenare le nostre potenzialità. È giusto vedere l’azienda romagnola come un unico ospedale con quattro “padiglioni” principali: le strutture dei nostri presidi forniscono un buon servizio di base, specializzandosi al contempo in determinati settori per offrire ai cittadini della nostra area il meglio nei vari distretti. Il mio compito, per quel che riguarda Forlì, è quello di cercare di essere all’altezza della tradizione da un lato, provando per quanto possibile a migliorare ancora di più il nostro livello.


Da responsabile della U.O. di Chirurgia, quali sono le strategie per alzare ancora di più gli standard?

Penso che il nostro modello di riferimento debba essere quello dell’IRST IRCCS di Meldola, dove sono stati identificati dei responsabili per ogni patologia d’organo e di distretto. La cura di un paziente, a maggior ragione se oncologico, è un lavoro d’equipe: se ogni figura professionale di questa squadra si specializza in un determinato ambito sarà più semplice offrire le migliori terapie, stando contemporaneamente al passo con le costanti novità che la ricerca scientifica ci mette a disposizione.


A proposito di IRST IRCCS, la sua specializzazione è sempre stata proprio la chirurgia oncologica.

Non c’è dubbio che, dietro la mia nomina, abbia giocato un fattore rilevante la presenza di una struttura d’eccellenza come quella di Meldola, onde implementare sempre di più le tecniche di questo tipo di chirurgia a Forlì.


La collaborazione con l’IRST IRCCS è a livello personale molto stimolante perché mi permette di approfondire due passioni a cui mi sono sempre dedicato: l’ambito oncologico e quello della ricerca clinica. Già oggi capita sovente che dalla nostra struttura i pazienti vengano mandati a Meldola per seguire il trattamento post-chirurgico, e allo stesso modo che da Meldola si riferiscano a noi per gli interventi sulle neoplasie. Il mio obiettivo è quello di stringere ancora di più questa collaborazione rendendola sempre più redditizia, soprattutto in termini di ricerca scientifica: ricordo per esempio che, oltre a laboratori all’avanguardia, l’IRST IRCCS dispone di un Centro di Risorse Biologiche che rappresenta il punto di riferimento regionale. D’altronde non è possibile trattare clinica e ricerca come due aspetti separati, ma sono semmai facce diverse della stessa medaglia: la cura del paziente. 


Cosa significa fare ricerca in ambito chirurgico?

Significa valutare essenzialmente due aspetti: uno di tipo, diciamo così, biomolecolare, e uno prettamente clinico. Da una parte, infatti, vi è la necessità di capire quali meccanismi inducano lo sviluppo di determinate patologie oncologiche, per comprendere quali mezzi farmacologici e chirurgici abbiano un migliore impatto; dall’altra, invece, occorre verificare che determinati approcci, come interventi più o meno estesi o metodi più o meno aggressivi, portino effettivamente a un vantaggio per il paziente.



Anche perché spesso, in ambito oncologico, gli interventi risultano particolarmente demolitivi.

Assolutamente. Un tempo l’aspetto di principale interesse per il chirurgo era la salvaguardia dell’aspettativa di vita del paziente: tuttavia sappiamo come certe operazioni portino a un peggioramento della sua qualità di vita, quanto meno nell’immediato. In questo senso, l’approccio multidisciplinare di cura dei tumori che si è imposto negli ultimi anni ci ha permesso di rendere obsoleto il precedente paradigma secondo cui “intanto operiamo, poi vediamo”, tanto è vero che i pazienti negli ultimi anni vengono sottoposti sempre più spesso a chemioterapia ad intento neo-adiuvante e solo successivamente ad intervento chirurgico, allo scopo di migliorarne efficacia e risultati. Tuttavia non è ancora sufficiente: occorre curare il rapporto che il medico, oncologo o chirurgo che sia, ha col paziente e coi suoi famigliari. Serve chiarezza, fiducia e cooperazione, di modo che la scelta sul percorso da intraprendere sia partecipata e condivisa, soprattutto laddove aspettativa e qualità di vita non siano perseguibili di pari passo. Da questo punto di vista il mondo del volontariato si rivela particolarmente prezioso. Associazioni come l’Istituto Oncologico Romagnolo non solo ci permettono, tramite le attività di raccolta fondi che portano avanti, di fare ricerca o di disporre di attrezzature all’avanguardia in un periodo di forte crisi economica, ma contribuiscono a instaurare quella fiducia nel rapporto medico-paziente indispensabile affinché le terapie possano essere veramente efficaci. Come? Proprio grazie al prezioso lavoro quotidiano dei volontari che si interfacciano direttamente col paziente.


In ambito chirurgico fare ricerca immagino significhi anche mettere a punto strumentazioni sempre più tecnologiche e all’avanguardia. Ad esempio, è di pochi giorni fa la notizia che un’equipe di chirurghi dello IEO di Milano è riuscita a rimuovere un tumore al polmone prima considerato inoperabile.

Al momento una delle limitazioni principali della diffusione della tecnologia robotica è rappresentata dai costi, ma non c’è dubbio che in futuro queste apparecchiature saranno sempre più presenti in sala operatoria. Già oggi circa il 40% degli interventi sui pazienti con neoplasia avvengono con tecnica mini-invasiva, prevalentemente laparoscopia o toracoscopica in caso di tumore al polmone. 


Una buona fetta di queste operazioni viene svolta per via robotica: un altro fiore all’occhiello della chirurgia della nostra città. In Emilia-Romagna possiamo disporre infatti di tre robot chirurgici: uno a Modena, uno al Sant’Orsola e uno a Forlì. Ma se al Sant’Orsola tale tecnologia è sbarcata solo da tre anni, Forlì ha investito su questa apparecchiatura già dal 2007. Il robot chirurgico non fa la differenza dal punto di vista dell’aspettativa di vita, ma piuttosto della qualità di vita: permette infatti di effettuare incisioni più piccole e interventi più precisi, cosa che consente un recupero post-operatorio migliore, meno doloroso e soprattutto più veloce.


Il robot chirurgico al servizio del paziente oncologico

"La tecnologia in sala operatoria ci permette di migliorare l'impatto del chirurgo sulla qualità di vita del paziente". Il Responsabile della U.O. di Chirurgia e Terapie Oncologiche Avanzate di Forlì, il dott. Giorgio Ercolani, parla dei vantaggi della robotica in sede di intervento e delle prospettive future dell'avanzamento tecnologico in chirurgia.

Qualità e aspettativa di vita nel paziente oncologico

Migliorare l'aspettativa di vita o la qualità di vita? Purtroppo, a volte, nella malattia oncologica, si tratta di due prospettive difficili da perseguire contemporaneamente, soprattutto se il paziente deve sottoporsi ad un intervento particolarmente demolitivo. Cosa prediligere in quei casi? Qual è l'approccio migliore? L'abbiamo chiesto al prof. Giorgio Ercolani, Responsabile di Chirurgia di Forlì.

PARTNER E MEDIA PARTNERS

Conad
Valfrutta
Assicoop
SGR Solidale
Gemos
Intesa SanPaolo
Banca Malatestiana
Romagna Acque
Orogel
Aprofruit
Vicini shoes
Campomaggi e Lucchi
Orto Mio
mercato cesena
Rosetti Marino
Siropack
FONDAZIONE BRUNO MARIA ZAINI
Cangini Benne