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La storia di Sidonie

Oncologia senza frontiere al servizio di una mamma


L’Associazione Tison nasce nel gennaio 1999 su iniziativa del prof. Dino Amadori e di alcuni amici e colleghi di Vittorio Tison, stimato anatomopatologo tra i soci fondatori dell’Istituto Oncologico Romagnolo e impegnato in opere di volontariato in Tanzania. E proprio in Tanzania l’Associazione ha deciso di realizzare una serie di interventi per il controllo del cancro. La sede prescelta è la città di Mwanza che sorge sul lago Vittoria e dove ha sede il Bugando Medical Center, ospedale con circa 800 posti letto.


“L’Associazione Tison non si occupa esclusivamente della lotta contro il cancro in Tanzania ma promuove collaborazioni con varie progettualità africane”, spiega la dott.ssa Patrizia Serra, Coordinatore Data Manager presso l’IRST IRCCS. Tra queste risulta particolarmente emblematica la cooperazione intercorsa con la Fondazione Akbaraly: organizzazione umanitaria creata da Cinzia Catalfamo, Console Onorario italiano in Madagascar, nata dalla sua stessa esperienza di malattia, un tumore al seno. “Dopo aver affrontato e sconfitto la neoplasia in Italia – prosegue la dott.ssa Serra – Cinzia si è resa conto che le donne malgasce non hanno la stessa fortuna di poter disporre di farmaci e attrezzature adeguate: per loro, una diagnosi di cancro equivale a una sentenza”. Per questo motivo ha deciso di spendersi in prima persona, creando un grande progetto di cure oncologiche per tutta l’Africa sub-sahariana.


Uniti dalla stessa mission, l’Associazione Tison e la Fondazione Akbaraly hanno cominciato a collaborare. I primi frutti di questa alleanza hanno portato alla formazione della durata di un anno di un medico malgascio, il dott. Christian Rakotomamonjy, presso le strutture romagnole dell’IRST IRCCS. “L’oncologo africano ha lavorato in particolare a stretto contatto con il dott. Fabio Falcini, Responsabile del Centro di Prevenzione Oncologica, – afferma la dott.ssa Serra – perché laddove non si possa disporre di medicinali e dispositivi d’avanguardia per lottare ad armi pari contro il tumore, conoscere le metodologie per evitare la neoplasia o giungere ad una diagnosi precoce diventa quanto mai fondamentale”.


Una volta completato il periodo di formazione, i cui costi sono stati interamente coperti dall’Associazione Tison, il dott. Rakotomamonjy è tornato in Madagascar, per dirigere l’ambulatorio di prevenzione senologica creato nel frattempo dalla Fondazione Akbaraly, appannaggio di tutte le donne malgasce. 


Ed è proprio presso l’ambulatorio che il medico ha conosciuto Sidonie. “Sidonie è una donna di 28 anni che ha già subito una mastectomia del seno sinistro, a causa di un sarcoma, nel 2011 presso l’Istituto Pasteur di Antananarivo – spiega la dott.ssa Serra – mentre il seguente percorso radioterapico necessario a debellare completamente la malattia venne svolto in Italia presso l’IRST IRCCS grazie proprio all’Associazione Tison”.

Tuttavia due anni dopo, nel 2013, Sidonie si ripresenta all’ambulatorio malgascio con un tumore al seno destro, scoperto durante alcune visite di controllo a cui si è sottoposta durante la sua gravidanza.


“Ebbene sì: non si sa se la causa fosse una recidiva o si trattasse di un nuovo caso – specifica la dott.ssa Serra – ma Sidonie si è ritrovata a lottare nuovamente contro il cancro proprio mentre aspettava un bambino”.


Un caso complicato, per cui il dott. Rakotomamonyj chiede subito consigli ai professionisti dell’IRST IRCCS: il prof. Amadori, il dott. Toni Ibrahim, il dott. Andrea Rocca e la dott.ssa Casadei si trovano per discutere la strada migliore da percorrere, nonostante la paziente si trovi a migliaia di chilometri di distanza. Alla fine sono concordi: chemioterapia neoadiuvante per ridurre le dimensioni del tumore, con successivo intervento chirurgico di rimozione della mammella.

“Poco prima di Natale ci è giunta la notizia: Sidonie sta bene – conclude la dott.ssa Serra – ed è ora madre di una splendida bimba. Si tratta di un mezzo miracolo viste le enormi difficoltà: ma è per questo che è nata la nostra Associazione”. Il migliore esempio di quanto di buono si possa fare grazie alla stretta collaborazione di professionisti anche lontani tra loro: e di come l’oncologia non debba conoscere confini, soprattutto quando si tratta di salvare una giovane vita, anzi due.



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