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Dal laboratorio al paziente

Le varie fasi della ricerca oncologica


Buongiorno, mi chiamo Pietro e sono un vostro lettore. Recentemente ho letto su ForliToday la notizia della paziente con tumore al polmone dimessa dopo essersi sottoposta a una terapia innovativa condotta presso l’IRST IRCCS di Meldola. Nell’articolo si parlava di “studio di Fase 1”: cosa significa? Potete spiegarci un po’ quali sono le fasi principali della ricerca scientifica? Su internet non è facile reperire informazioni precise, ritengo che invece sarebbe molto importante sapere quali sono i vari passaggi che portano i ricercatori a scoprire nuovi farmaci utili per la lotta contro il cancro.


La risposta del nostro esperto

La dott.ssa Oriana Nanni è, dal 2007, Direttore dell’Unità Operativa di Biostatistica e Sperimentazioni Cliniche dell’IRST IRCCS di Meldola, nonché membro del Comitato Medico Scientifico dello stesso istituto romagnolo. Laureata a pieni voti presso la Facoltà di Scienze Statistiche ed Economiche dell’Università di Bologna, ha in seguito ottenuto la specializzazione in Statistica Sanitaria a Milano. Per vent’anni, dal 1988 al 2007, ha collaborato con l’Istituto Oncologico Romagnolo in qualità di Responsabile statistico e membro del Comitato Medico Scientifico.


Caro Pietro,

il percorso che intraprende un farmaco, o per meglio dire una molecola, dal laboratorio al letto del paziente, è sicuramente un viaggio molto lungo e tortuoso. Qualsiasi sostanza deve infatti superare una serie di passaggi ben regolamentati a livello internazionale dalle autorità competenti prima di essere immessa sul mercato come medicinale. Scopo primario di questo percorso è stabilire non solo l’efficacia del farmaco ma anche che la sua somministrazione non rappresenti un rischio né sul breve né tantomeno sul lungo termine per l’uomo. Per questo motivo solo una su circa 5.000 molecole studiate in laboratorio riesce a concludere con successo i vari passaggi: inoltre, si stima che ogni medicinale immesso sul mercato oggi abbia iniziato il suo percorso di studio circa 12 anni or sono. Questo ti fa capire quanto siano lunghi i tempi della ricerca scientifica, specie quella oncologica, e il motivo per cui occorrono grandi risorse economiche affinché essa possa essere portata avanti.

Ogni studio inizia in laboratorio per una prima valutazione della molecola, a cui segue la sperimentazione nell’animale, durante la quale si cominciano a delineare i livelli di dosaggio e le tossicità. Solo una volta superato questo passaggio ha inizio la somministrazione sui pazienti, che deve necessariamente passare attraverso tre fasi: Fase 1, Fase 2 e Fase 3. 


Alla prima fase vengono ammessi solo qualche decina di pazienti con caratteristiche molto particolari. Infatti, i farmaci oncologici non vengono testati su volontari sani a causa degli importanti effetti collaterali che la loro somministrazione implica: i soggetti che vengono selezionati devono presentare una buona funzionalità d’organo, di modo da poter individuare i possibili effetti collaterali del nuovo farmaco che stiamo sperimentando, e al contempo non avere valide alternative terapeutiche. Lo studio di Fase 1 mira sostanzialmente a stabilire il dosaggio ottimale per l’uomo. 

Dev’essere un quantitativo di farmaco sufficientemente alto da risultare efficace, ma sufficientemente sicuro da non presentare effetti collaterali che lo rendano impossibile da somministrare nel tempo: in particolare, durante questo step si valutano le reazioni avverse nel breve periodo.


Occorre tenere in considerazione che la Fase 1 non è solo necessaria per tutti i nuovi farmaci di cui magari conosciamo poco all’inizio, ma anche per tutte quelle combinazioni di farmaci già in commercio la cui sinergia viene segnalata come una nuova chance terapeutica per il paziente. Per questo particolare passaggio l’Italia si è dotata di una regolamentazione nel luglio 2015, attraverso una determina che ha fissato i requisiti minimi cui deve rispondere una struttura per poter essere considerato un centro abile e adatto a questo tipo di sperimentazione. L’IRST IRCCS, in particolare, dopo un anno di adeguamenti alle procedure e alle facilities, ha creato un’unità di Fase 1: un’equipe il cui Direttore è il dott. Angelo Delmonte.


Una volta superato il primo step di sperimentazione sull’uomo si passa alla Fase 2, in cui l’obiettivo principale è essenzialmente quello di valutare il tipo di tumore che risponde meglio al farmaco.

Una volta stabilito il dosaggio ottimale e quali siano le neoplasie su cui il medicinale è più attivo, occorre affrontare un ultimo ostacolo: la Fase 3, in cui viene svolto un confronto con le terapie standard per quel determinato tipo di malattia di modo da stabilire se la nuova chance terapeutica offra effettivamente un vantaggio significativo per il paziente. Questo è anche il passaggio in cui vengono valutati quelli che sono i possibili effetti collaterali nel lungo periodo per il paziente, e che quindi richiede un follow up più lungo e un numero di soggetti più corposo: se alla Fase 1 vengono ammessi poche decine di volontari, alla Fase 2 essi diventano qualche decina per ogni singola neoplasia studiata, che poi si allargano ad alcune centinaia o migliaia una volta entrati in Fase 3.


Una volta stabilito che il nuovo farmaco apporta effettivi vantaggi per il paziente rispetto alla terapia standard, solo a quel punto si può procedere con la commercializzazione del farmaco.

Riassumendo, a livello di tempistiche occorrono in generale 2 o 3 anni affinché la molecola superi la fase del laboratorio; dopo 1 o 2 anni di ricerca su cavie, in genere roditori, parte la sperimentazione sull’uomo, che varia dai 5 agli 8 anni. Ultimamente, per ottimizzare le tempistiche e colmare il divario che si è venuto a creare tra ricerca clinica e conoscenza biomolecolare del tumore, che ha compiuto passi da gigante ed è oggi sempre più precisa, si vedono sempre più spesso sperimentazioni che accorpano Fase 1 e Fase 2. Tuttavia la sicurezza del paziente rimane sempre e comunque di primaria importanza, tanto da proseguire anche al di là dello studio della molecola: anche una volta entrato in commercio, se un farmaco dimostra di possedere possibili reazione avverse che non sono state segnalate all’interno del foglietto illustrativo, il medico è tenuto a segnalarlo alle autorità di farmacovigilanza. Ad ogni modo, per darti un’idea ancor più precisa di come siano regolamentati i controlli, basti pensare che su 5.000 molecole studiate in laboratorio solo 500 passano alla sperimentazione animale; di queste, solo 50 arrivano alla Fase 1; e, come detto in precedenza, solo 1 supera tutto l’iter. Spero di esserti stata utile e di averti fornito una panoramica più precisa di cosa comporti fare ricerca scientifica.

 

Cari Saluti,

dott.ssa Oriana Nanni

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