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Oncologia e Agopuntura

Cos'è e come funziona

La risposta del nostro esperto

Il dott. Franco Desiderio è specialista in Oncologia ed Endocrinologia, oltre che esperto di Oncologia Integrata. Nella sua attività più che trentennale si è sempre interessato di senologia, con particolare attenzione alla diagnosi precoce del tumore alla mammella e del carcinoma alla cervice uterina. Dal 2008 è docente della Scuola di Omeopatia della SIOMI di Bologna e membro dell’Osservatorio Regionale per le Medicine non Convenzionali.



Mi chiamo S. e sono una paziente romagnola. Vi scrivo perché sto riscontrando parecchie difficoltà nella gestione dei sintomi della mia malattia, per non parlare degli effetti collaterali delle terapie cui mi sottopongo. Ho letto su internet che un aiuto potrebbe derivare dall’agopuntura, ma oggigiorno è complicato distinguere le notizie con fondamento dalle cosiddette fake news, soprattutto in materia sanitaria. Mi potreste spiegare come funziona, e se secondo voi un paziente oncologico potrebbe trovare effettivo giovamento da questo tipo di pratica?


Cara S., 

parto con la premessa di non essere un agopuntore esperto: proprio per approfondire il mio interesse per questa branca della medicina sono iscritto come studente ad un corso di “Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese (MTC)” della durata di tre anni. Il mio interesse verso questo tipo di pratica nasce molti anni fa quando, giovane medico, ebbi la fortuna di conoscere maestri agopuntori che in Romagna già negli anni Novanta trattavano efficacemente pazienti oncologici seguendo i dettami della fitoterapia cinese, per alleviare gli effetti collaterali da chemioterapia. 

In quel tempo sintomi come la nausea ed il vomito, la spossatezza, le neuropatie ed altri disturbi erano molto più importanti e persistenti perché non esistevano medicine efficaci da utilizzare, né per prevenirli né tantomeno per curarli. Nello stesso periodo cercavo di fare la medesima cosa nella nostra Unità di Rimini utilizzando la fitoterapia moderna e l’omeopatia: erano i primi tempi in cui si cominciava a parlare di medicina integrata in campo oncologico. I più prestigiosi Istituti oncologici nel Nord Europa, in Germania, negli stessi Stati Uniti, hanno da tempo creato dipartimenti di medicina complementare ed offrono l’ausilio delle terapie cosiddette naturali insieme ai trattamenti standard. 

L’agopuntura, nello specifico, rappresenta la tecnica più utilizzata nel trattamento degli effetti collaterali da chemioterapia. Negli USA, il paese con la medicina più avanzata, tecnologica e costosa, un malato su tre si sottopone a medicine complementari senza essere costretto a nasconderlo al suo oncologo curante, come invece avviene sovente nelle nazioni dell’Europa del sud.


Una significativa indagine ha stimato che circa il 20% delle strutture oncologiche europee eroga anche trattamenti complementari e ha individuato 47 centri di questo tipo, 24 in Italia e 23 nel resto d’Europa. Il numero di queste strutture, l’88% delle quali pubbliche, è cresciuto nell’ultimo decennio. L’agopuntura è di gran lunga il tipo di medicina complementare utilizzato più spesso: seguono omeopatia, fitoterapia, medicina tradizionale cinese, medicina antroposofica e omotossicologia. Le terapie vengono per lo più applicate per contrastare gli effetti avversi di chemio e radioterapia, in particolare nausea, vomito, dolore e astenia; disturbi secondari alla menopausa iatrogena; ansia e depressione; disturbi gastrointestinali. 

Gli obiettivi terapeutici riportati con maggiore frequenza sono stati il miglioramento della qualità della vita, il sostegno durante le terapie standard, l’attenuazione dei disturbi peri-operatori, il sostegno psicologico, la riduzione delle recidive e, infine, le cure palliative.



Per quanti dubitano della validità scientifica dell’agopuntura la risposta diretta si può trovare facendo una semplice ricerca bibliografica: esistono infatti centinaia di lavori pubblicati su riviste indicizzate da PubMed. La moderna oncologia, che tanti progressi ha fatto riscontrare nella lotta contro i tumori, va sempre più verso la multidisciplinarietà, con la combinazione di diverse terapie e l’utilizzo dell’esperienza di vari specialisti, con interventi chirurgici sempre più mirati e farmaci biologici ad azione immunitaria, per offrire al singolo paziente un percorso di cura ad hoc, specifico per le caratteristiche non solo della malattia specifica ma anche personali. In questo contesto entrano con pari dignità tecniche terapeutiche naturali come l’agopuntura, che con la sua millenaria storia è la pratica più sperimentata, potente, efficace e priva di effetti collaterali che va ad agire sull’elemento che rimane escluso da tutte le attenzioni della medicina moderna: la risposta del singolo malato, ovvero la capacità di sopportare i farmaci, la velocità di recupero dagli interventi chirurgici, l’efficienza del sistema immunitario nonché la risposta psicologica e spirituale.


Questa pratica mette a disposizione gli strumenti per agire terapeuticamente non tanto sul cancro, quanto sulla persona specifica ed unica che in quel momento sta combattendo contro il tumore. Lo fa a modo suo, portando in questa battaglia la sua costituzione fisica, il suo vissuto, la sua reattività, il suo sistema immunitario. Gli aghi hanno il compito di sollecitare la risposta dell’organismo: devono stimolarla, o al contrario rallentarla laddove necessario, per ottenere un’omeostasi terapeutica. L’agopuntura risulta particolarmente efficace nel ridurre gli effetti collaterali dei farmaci e nell’accelerare i processi di detossificazione. Se si interviene per esempio dopo l’intervento chirurgico questa terapia può tonificare le energie che hanno un ruolo nutritivo e stimolare le funzioni del fegato: in questo modo si facilita la guarigione chirurgica, si scongiurano complicanze infettive, si favorisce lo smaltimento dell’anestesia.


Tali energie avranno anche un effetto sulla situazione psicologica, aiutando ad essere più sereni e ad affrontare meglio la lotta: non dimentichiamo che il coraggio, infatti, per la medicina tradizionale cinese deriva proprio dal fegato. D’altronde, non è di uso comune il modo di dire “avere fegato”?  

Una volta finite le cure antiblastiche, l’agopuntura permette di stimolare la funzione degli organi più compromessi dai farmaci: non solo, appunto, il fegato, ma anche il midollo osseo e l’apparato digerente. Sottoporsi a questa pratica può avviare una profonda detossicazione del corpo per eliminare quello che viene definito “calore latente”, il quale costituisce per la medicina tradizionale cinese l’alterazione energetica alla base dell’insorgenza del cancro. Inoltre, l’agopuntura rappresenta il trattamento di supporto di scelta nella patologia neoplastica mammaria in quanto, non utilizzando farmaci, non si va ad interferire con i trattamenti standard e con l’azione dei farmaci biologici molecolari; infine, possiede un ruolo nella prevenzione primaria in quanto mira alla riduzione e all’eliminazione di quegli squilibri che determinano l’insorgenza della malattia neoplastica.

Per concludere, cara S., l’integrazione fra le terapie è la scelta più ragionevole e giusta, anche per evitare che i pazienti facciano ricorso ai trattamenti non “ufficiali” sotto forma di auto-medicazione, senza tener conto delle verifiche scientifiche e dei necessari requisiti di qualità e sicurezza, esponendosi così al rischio di potenziali interazioni con i farmaci o di ridotta compliance nei confronti dei protocolli di cura antitumorali. L’integrazione rappresenta, inoltre, un elemento di forte garanzia per la salute del cittadino, poiché le medicine complementari sono sottoposte alle medesime regole di quelle ufficiali, dovendo quindi rispondere ai criteri di qualità e di appropriatezza delle prestazioni. Spero di averti fornito l’aiuto che cercavi.

 

Un abbraccio,

dott. Franco Desiderio

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