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Valentina Turri

Glioblastoma: nuove speranze da un virus delle piante

Valentina Turri lavora in Direzione Sanitaria presso IRST IRCCS di Meldola dal febbraio 2013. Laureata nel 2005 in Medicina e Chirurgia all’Università di Bologna con 110 e lode, si è specializzata in Igiene e Medicina Preventiva all’Ateneo di Ferrara nel 2009, sempre col massimo dei voti. Prima di giungere all’Istituto di Meldola, tra le più importanti esperienze cliniche e di ricerca che ha portato avanti si annovera la collaborazione con l’Institute of Human Virology della University of Maryland di Baltimora.


Dottoressa Turri, parliamo dello studio che l’Istituto Oncologico Romagnolo ha deciso di sostenere e di cui lei è responsabile. Di cosa si tratta?

Il titolo completo della sperimentazione è “Espressione di un virus delle piante quale vettore nei mammiferi per la terapia anti-cancro”. Nello specifico, il virus in questione è il virus mosaico del cavolfiore: si tratta di un pararetrovirus, ovvero ha un genoma a DNA ma non si integra nel genoma della cellula ospite. È un agente ben conosciuto e molto studiato come modello nella letteratura medica già a partire dagli anni ‘70: la nostra idea è quella di sfruttarne le particolari caratteristiche per applicarle alla terapia oncologica del glioblastoma.


Prima di entrare maggiormente nel merito della sperimentazione, ci può spiegare perché proprio il glioblastoma?

Assieme al prof. Amadori abbiamo valutato si trattasse del setting ideale per i nostri studi. Il glioblastoma è un tumore che origina dal sistema nervoso centrale ed è caratterizzato dall'essere altamente aggressivo.  Purtroppo negli ultimi dieci anni poche sono state le evoluzioni terapeutiche, e la prognosi rimane particolarmente infausta. Per le forme più aggressive, infatti, solo il 5% dei pazienti trattati riesce a sopravvivere a 5 anni dalla diagnosi, per cui vi è un’assoluta necessità di sperimentare nuove alternative terapeutiche che possano dare maggiori speranze. La barriera ematoencefalica che separa il sangue dalle strutture del sistema nervoso centrale, fa in modo che il glioblastoma rimanga confinato nella sua sede di origine, rendendolo un modello ideale per testare terapie geniche e virali.


Combattere una neoplasia particolarmente aggressiva con un virus: non è un controsenso?

Assolutamente no, proprio grazie alle specifiche caratteristiche del virus mosaico del cavolfiore. I virus delle piante non sono stati descritti come patogeni per l'uomo e non è mai stato dimostrato che un virus delle piante sia in grado di infettare l'uomo.  Allo stesso tempo, però, potrebbe risultare particolarmente dannoso per le cellule cancerogene, soprattutto se riusciremo ad utilizzarlo come vettore per la terapia con iodio-131, un isotopo utilizzato attualmente anche per la cura di un particolare tipo di neoplasia a carico della tiroide che ne esprime costitutivamente il trasportatore. La teoria che vogliamo dimostrare è che, riuscendo a far esprimere nelle cellule cancerose del glioblastoma una proteina in grado di captare il nostro farmaco radioattivo, grazie all’utilizzo del virus mosaico quale vettore, potremmo effettuare terapie di precisione contro questo tumore.


Sembra una sperimentazione particolarmente innovativa.

Lo è: questo è il primo studio, a nostra conoscenza, ad utilizzare un virus delle piante a tale scopo. Per testarne l’efficacia stiamo collaborando attivamente con l’Institute of Human Virology, il cui direttore è il prof. Robert Gallo, noto per aver contribuito in maniera decisiva alla scoperta del virus dell’HIV. Assieme a lui, alla prof.ssa Maria Salvato e alla prof.ssa Olga Latinovic stiamo valutando gli effetti del virus sulle cellule tumorali isolate e cresciute presso i nostri laboratori, estratte dai pazienti che hanno acconsentito alla partecipazione allo studio. Per quanto riguarda il virus mosaico del cavolfiore, invece, ci siamo avvalsi della preziosa collaborazione del prof. Claudio Ratti e del prof. Matteo Calassanzio della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, dove esistono tutte le facility adeguate a far crescere il virus all’interno del suo ospite naturale, la Brassica Rapa, e in seguito per estrarlo e purificarlo in tutta sicurezza. Infine, fondamentale è anche la collaborazione del prof. James Schoelz, uno dei massimi esperti mondiali di questo particolare virus, nonché il coinvolgimento dell’Istituto Zooprofilattico ISZLER.


Un vero esempio di come la ricerca scientifica oncologica sia sempre più internazionale e sempre più multidisciplinare.

È questo forse l’aspetto più affascinante dello studio, capace di unire tre mondi: quello umano, quello animale e quello vegetale. I meeting periodici che svolgiamo rappresentano davvero un momento di grande crescita, unendo le varie esperienze e professionalità che derivano da questi universi così diversi. 

A che punto è lo studio?

L’attività laboratoriale è iniziata: si è proceduto alla costruzione di plasmidi e vettori, sei linee cellulari ottenute sono disponibili per gli esperimenti e sono stati effettuati studi di captazione di radioattività. 


Di queste sei linee cellulari, due si sono dimostrate particolarmente promettenti. I dati sono in fase di pubblicazione quindi non possiamo ancora sbilanciarci, tuttavia sembra che una proteina in particolare sia in grado di ridurre drasticamente certe instabilità alla base della nascita di alcune neoplasie. Il prof. Massimiliano Bonafè, nuovo Direttore del Laboratorio di Bioscienze IRST IRCCS, ci sta aiutando molto a verificare tale ipotesi.


Uno studio talmente promettente da aver ottenuto il sostegno dello IOR e la sponsorizzazione della Cangini Benne Srl, che ha deciso di donare 45.000 euro in tre anni per supportare la sua attività di ricerca.

Siamo molto felici di avere una organizzazione come l’Istituto Oncologico Romagnolo dalla nostra parte: le idee che portiamo avanti sono particolarmente pionieristiche, occorre tempo per verificare le nostre ipotesi, quindi avere con noi lo IOR è la garanzia migliore per la buona riuscita a lungo termine della sperimentazione. L’impegno del Presidente della Cangini Benne Srl, Giorgio Cangini, fa particolarmente piacere: ricordo ancora perfettamente il nostro incontro, si tratta di una persona meravigliosa con uno staff validissimo, che ha compreso appieno lo spirito con cui conduciamo la nostra attività di laboratorio. D’altronde la sua azienda si occupa di materiali agricoli, mentre noi testiamo il virus delle piante: non potevamo sperare in un miglior sodalizio. L’auspicio è che, grazie all’impegno congiunto di tutti i soggetti coinvolti, si possa presto dare una nuova speranza ai pazienti affetti da glioblastoma.



Giorgio Cangini

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