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Giorgio Cangini

Presidente Cangini Benne Srl


Giorgio Cangini è a capo della Cangini Benne Srl, azienda leader nella produzione di attrezzature, attacchi rapidi e benne con sede a Sarsina. Nata nel 1989, la compagnia realizza il primo brevetto nel 2001: ne seguiranno altri 19, dato che ne conferma la forte spinta innovativa. 7.000 metri quadrati di superficie produttiva e 900 dealer, il focus principale della Cangini Benne Srl è il mercato internazionale; con una esportazione che coinvolge 42 paesi del mondo, per lo più concentrati in Europa (in particolare Germania, Svizzera, Francia e Norvegia), ma si sta espandendo anche a realtà emergenti quali Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica.


Dottor Cangini, il vostro business ormai è molto orientato all’estero, tuttavia le radici che vi legano alla Valle del Savio sono ancora molto forti.

Non c’è dubbio: il nostro territorio va salvaguardato. Qui risiedono le nostre maestranze e le loro famiglie. La qualità di vita che si gode dalle nostre parti è molto interessante, ma come tutte le zone di confine tra il termine delle colline e l’inizio delle montagne soffriamo un po’ una sorta di emorragia giovanile, con tanti ragazzi che tendono ad abbandonare la periferia per avvicinarsi maggiormente ai grandi centri. Come azienda che opera in questa realtà abbiamo l’obbligo di provare a fare qualcosa affinché la popolazione che decide di andarsene trovi sempre più motivi per tornare.


Come nasce la partnership con l’Istituto Oncologico Romagnolo?

Sono stato invitato ad una serata di presentazione delle iniziative dello IOR: personalmente avevo una conoscenza non troppo approfondita delle varie attività che porta avanti, e sono rimasto impressionato non solo dai servizi erogati, ma soprattutto dalla partecipazione attiva della cittadinanza. Così, proprio in virtù delle responsabilità che abbiamo nei confronti della salvaguardia del nostro territorio, ho deciso di avvicinarmi maggiormente alla sua mission.


È stato così che lo IOR le ha sottoposto lo studio della dott.ssa Valentina Turri. Com’è stato l’incontro con la ricercatrice?

Molto interessante: si capiva da subito che si tratta di un progetto molto innovativo, di ampie vedute, lungimirante. Ricordo in particolare l’entusiasmo con cui queste professioniste esponevano le ipotesi che cercano di verificare ogni giorno in laboratorio: nonostante non sia ovviamente il mio campo e non abbia le competenze necessarie per poterne giudicare la fattibilità, sono fermamente convinto della bontà delle loro teorie, che auspicabilmente porteranno a un grande beneficio per un male, il glioblastoma, che nonostante i progressi continua a dimostrarsi molto complesso.


Il cancro è purtroppo una patologia che oggigiorno, direttamente o indirettamente, tocca ognuno di noi. Qual è la sua esperienza in merito e quanto ha pesato sulla sua decisione di sostenere la ricerca scientifica oncologica?

Purtroppo, un po’ come tutti, sono stato toccato dalla malattia: non personalmente, ma negli anni alcuni miei affetti sono stati colpiti. Alcuni ce l’hanno fatta; altri, come per esempio mio padre, scomparso oramai 6 anni fa, non sono stati altrettanto fortunati. Il cancro crea nelle persone che lo vivono da vicino una sorta di spaesamento: è difficile da capire, si è inermi, deboli, non si riesce a distinguere la strada giusta da intraprendere. Per questo motivo spero vivamente di poter dare il mio contributo, e che i nostri ricercatori possano proseguire i loro studi e raggiungere gli obiettivi prefissati.


L’impegno che avete sottoscritto a favore dello studio contro il glioblastoma ha durata triennale.

In realtà spero che si tratti solo di un inizio, che porti ad investimenti sempre più grandi per progetti ambiziosi. La nostra realtà investe molto nella ricerca, nello sviluppo, nell’innovazione, perché senza tecnologia di qualità è impossibile esportare i prodotti in tutto il mondo. In questo la nostra attività è del tutto simile a quella che l’Istituto Oncologico Romagnolo porta avanti assieme all’IRST IRCCS di Meldola. Questa identità di vedute, pur nei rispettivi ambiti, sarà sicuramente d’aiuto nel prosieguo della nostra collaborazione. Nel frattempo ci stiamo già muovendo affinché altre realtà imprenditoriali e istituzionali della Valle del Savio possano avvicinarsi e sposare la causa della lotta contro il cancro in Romagna, come è successo per noi. I ricercatori che lavorano in laboratorio per debellare questa malattia meritano tutto l’appoggio di cui hanno bisogno.


Valentina Turri

 Vuoi saperne di più dello studio contro il glioblastoma condotto dalla dott.ssa Valentina Turri e sostenuto da IOR e Cangini Benne Srl?

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