Utilizziamo i cookie per migliorare le funzionalità di questo sito Web.

Accetto Leggi di più

come aiutarci

Stefano Tamberi

Responsabile U.O. Oncologia Faenza



Il dott. Stefano Tamberi è, dal 2010, Direttore della U.O. di Oncologia dell’Ospedale Infermi di Faenza. Laureato in Medicina e Chirurgia a pieni voti presso l’Università di Bologna, ha ottenuto la specializzazione in Oncologia presso il medesimo ateneo prima, per poi conseguire il Dottorato di Ricerca a Modena. I suoi campi di interesse specifici sono i tumori del tratto gastroenterico ed epatobiliopancreatico: per questo tipo di neoplasie ricopre il ruolo di Responsabile di ricerca in Romagna, con mansioni di coordinamento.

 

Dott. Tamberi, oggi in oncologia la parola d’ordine sembra essere: multidisciplinarietà.

La comunità scientifica è concorde sulla necessità dell’integrazione tra diverse figure professionali, per fornire al paziente la miglior presa in carico possibile, che tenga conto non solo di una valutazione a 360° del malato, ma anche della sua funzionalità e qualità di vita. Questo è soprattutto vero in virtù del fatto che l’età media della popolazione si è allungata: anche l’aspettativa di vita del soggetto oncologico, grazie ai progressi delle terapie e della ricerca scientifica, è incrementata. Ne consegue che il cancro è sempre più una malattia che attiene alla terza età: più del 50% dei pazienti che entrano presso la nostra struttura ha più di 70 anni, dunque presentano delle comorbilità importanti come diabete e patologie cardiovascolari. Per questo motivo, l’oncologo da solo non è più sufficiente a garantire il miglior percorso di cura: occorre una grande collaborazione tra figure professionali diverse, che possano valutare la situazione del malato da un punto di vista globale. Quanto meno, questa è la teoria: la pratica spesso però è diversa.

In che senso?

Sebbene ci sia un generale consenso su quello che dovrebbe essere l’approccio di cura più corretto, le strutture che mettono in pratica la multidisciplinarietà non sono poi così numerose. La nostra realtà ha cercato al contrario di realizzare concretamente tale aspetto, anche grazie al prezioso sostegno dell’Istituto Oncologico Romagnolo.


In che modo avete trasformato la teoria in pratica?

Abbiamo condiviso con lo IOR un progetto pilota che prevede la presenza di una geriatra, la dott.ssa Anna Garutti, con elevate competenze in ambito oncologico, di modo da valutare in maniera costante e appropriata quale sia l’approccio terapeutico migliore, tenendo in considerazione non solo la neoplasia che presenta la persona che si rivolge a noi, ma anche la sua funzionalità, le altre patologie di cui soffre, le sue passioni, la situazione famigliare e molti altri aspetti. Questa figura professionale permetterà di avere per ciascun paziente una valutazione di secondo livello, attraverso screening e test appropriati, che misurino con criteri oggettivi i suoi bisogni e le sue caratteristiche, di modo da preservarne il più possibile la qualità di vita. 


Una delle domande più frequenti che ci vengono rivolte dai famigliari della persona anziana è se valga la pena tentare terapie che presentano effetti collaterali di un certo tipo: ebbene, per dare una risposta a questi dubbi dobbiamo disporre di test che certifichino il rapporto tra costi e benefici di un determinato trattamento. Una cosa è comunque certa: l’anziano non dev’essere considerato un paziente “di serie B” solo a causa dell’età anagrafica.

Pensa che sia un atteggiamento molto comune, quello di evitare determinate terapie al paziente della terza età?

È una forma mentis che, specie in alcuni Paesi europei, ritengo ancora diffusa. Tuttavia la Romagna è una delle aree in cui risulta maggiormente lampante l’esigenza di saper distinguere tra età anagrafica ed età biologica: i nostri anziani vanno ancora in bicicletta, hanno passioni, conducono una vita in totale autonomia. Per questo motivo hanno diritto non solo alle migliori cure: questo è addirittura scontato. Il paziente anziano ha diritto ad un percorso terapeutico che tenga conto e preservi la qualità di vita che è in grado di condurre. Grazie alle nuove scoperte scientifiche molte neoplasie sono oramai guaribili: e quelle non guaribili sono comunque cronicizzabili. Ciò significa che le terapie garantiscono molti di anni di vita anche in presenza di malattia: anni di vita degni di essere vissuti.


La cronicizzazione della malattia non presuppone una criticità per le strutture oncologiche di ricovero e cura? Maggiori anni di vita, d’altronde, si traduce anche in un tempo prolungato di presa in carico del paziente.

È vero: con l’aumento dei pazienti, di pari passo all’incremento dell’aspettativa di vita, e l’aumento degli anni di sopravvivenza anche per quelle malattie non guaribili, il carico di lavoro si è sicuramente intensificato. All’Ospedale di Faenza abbiamo cercato di porre rimedio a questo aspetto adottando tre criteri fondamentali. Il primo presuppone la figura del medico di riferimento: sballottare il paziente da un professionista all’altro non fa che aumentare la sfiducia della persona nelle nostre capacità. Occorre un interlocutore unico che possa non solo stringere un’alleanza terapeutica col malato, ma che conoscendone le caratteristiche velocizzi i tempi di risposta a determinate criticità. Il secondo criterio è appunto quello della multidisciplinarietà: il medico di riferimento dev’essere supportato nel suo lavoro da percorsi assistenziali e figure professionali come quella del chirurgo, del geriatra, del nutrizionista, del case manager


Questo permette che l’aumento del numero di pazienti da prendere in carico non pregiudichi la qualità delle cure. In ultima analisi occorre ricerca, che significa anche spinta al miglioramento tramite idee innovative. Anche in questo senso la figura della geriatra ci darà una grande spinta, per portare avanti degli studi prospettici che coinvolgano non solo IOR e IRST, ma anche vari altri centri nazionali e internazionali.

Non solo nuove idee ma anche nuove tecnologie: l’Ospedale Infermi di Faenza si è da poco dotato di un macchinario innovativo, la colonna laparoscopica 4k, donata grazie all’impegno dello IOR assieme ai partner del territorio.

L’arrivo del dott. Giampaolo Ugolini, cui mi lega una lunga conoscenza personale e professionale, come Primario del Reparto di Chirurgia, ha accelerato il processo di concretizzazione di quella multidisciplinarietà di cui parlavamo in precedenza. I progetti che proponiamo sono sempre condivisi e volti a migliorare gli standard di cura della nostra struttura. In particolare, quello che ha portato all’acquisizione di una strumentazione all’avanguardia come la colonna laparoscopica 4k sarà fondamentale per tutti i pazienti colpiti da neoplasia del tratto gastroenterico, una delle più frequenti nell’anziano. Ho avuto modo di vedere in azione questa strumentazione: la qualità dell’immagine è impressionante, quasi meglio che a occhio nudo. Nelle mani giuste, quelle del dott. Ugolini, permette un’incredibile precisione, individuando aspetti chirurgici e di vascolarizzazione che altrimenti potrebbero passare inosservati. La comunità ha fatto davvero un grande regalo a noi e a tutti quelli che saranno costretti ad usufruirne.


PARTNER E MEDIA PARTNERS

Conad
Valfrutta
Assicoop
SGR Solidale
Gemos
Urbinati
Banca Malatestiana
Romagna Acque
Orogel
Graziani Packaging
Vicini shoes
Campomaggi e Lucchi
Orto Mio
Otto per Mille Chiesa Valdese
Rosetti Marino
Siropack
FONDAZIONE BRUNO MARIA ZAINI
Cangini Benne