Utilizziamo i cookie per migliorare le funzionalità di questo sito Web.

Accetto Leggi di più

come aiutarci

Susi Giunta

Il sorriso nella malattia



«Faccio la pipì, faccio la pupù, ma con la mia mente sto costantemente a Marica.». Chi segue Checco Zalone non può non riconoscere la sua dissacrante ironia in questa piccola citazione, e magari finirà col canticchiare la canzone che compare nel suo film campione d’incassi «Cado dalle Nubi»: un pezzo che il suo personaggio dedica amorevolmente a colei che gli ha rubato il cuore, ma che è oramai diventato una specie di simpatica condanna per tutte le donne che rispondono a quel nome. 

Mario e Susi, per esempio, accoglievano in questa maniera la nostra operatrice socio-sanitaria per il territorio di Rimini e Riccione, Marica Innocenti, ogni qualvolta lei si recava al loro domicilio: e mentre cantavano indossavano buffi occhiali arancioni, di dimensioni smisurate, per rendere il tutto ancora più comico.

La canzone di Checco Zalone rappresentava solamente l’innesco per quella che diventò ben presto una sorta di intima, amorevole routine tra loro, ripetuta per due o tre volte a settimana, a seconda delle esigenze. Dopodiché Marica si prendeva cura dell’igiene di Mario, e tutti insieme andavano in giardino per la colazione, seguiti dal cagnolino della coppia e dalla gallina, Gina. 


«Si è instaurato da subito un rapporto di grande complicità tra loro due – ci spiega Susi – cosa affatto scontata trattandosi di una ragazza giovane e inizialmente sconosciuta. Mario e Marica hanno da subito scherzato tanto: quante risate ci siamo fatti! Abbiamo riso e pianto, tutti insieme.».

Già, i pianti. Le lacrime non erano infrequenti, a causa di una malattia che stava rapidamente progredendo, nonostante le terapie, nonostante l’intervento. «Il 14 settembre 2017, mentre andavo al lavoro, ho ricevuto una chiamata da mio marito – afferma Susi – che era stato vittima di un attacco epilettico e non riusciva più a muovere un braccio. Un autentico fulmine a ciel sereno: Mario non aveva mai avuto alcun sintomo, ad eccezione di qualche sporadico mal di testa che lui stesso attribuiva alla cervicale.». Al Pronto Soccorso gli esami evidenziano una massa nel cervello di Mario, e test ulteriori riveleranno che si tratta di gliosarcoma. 


«La neurochirurga che l’ha poi operato ci ha da subito preventivato un percorso lungo e difficoltoso, per cui Mario avrebbe dovuto dar fondo a tutta la sua determinazione e pazienza. Lui era una persona forte, tutta d’un pezzo, e ha reagito da subito con grande combattività. A chiunque gli chiedesse della malattia, rispondeva che tanto avrebbe vinto lui.». 


Tuttavia Susi sapeva che in quella situazione la vittoria non era un’opzione. Lo sapeva perché gliel’aveva spiegato in privato l’oncologo che avrebbe seguito il trattamento di suo marito all’indomani dell’intervento. 

«Mi ha da subito confermato che si tratta di un male che si può curare, ma da cui purtroppo non si guarisce: le terapie possono aumentare la sopravvivenza e far stare meglio il paziente, ma è questione di tempo prima che prenda il sopravvento.». Lo spirito combattivo di Mario gli ha donato momenti meravigliosi. 


«È stato un periodo bruttissimo ma anche bellissimo: eravamo circondati da amici, affetti, persone che venivano tutti i giorni a farci visita. Ho ricordi splendidi di quelle giornate, tanto è vero che ho fatto sin da subito, e fino all’ultimo giorno, tantissime foto, per cercare di immortalare tutto l’amore che c’era in casa nostra.». Ciò nonostante la malattia procedeva nel suo inesorabile percorso distruttivo: ben presto Mario si è trovato costretto a letto, perché non più in grado di camminare.


«Fu in quella situazione che la psicologa che seguiva mio marito mi fece conoscere il servizio d’assistenza domiciliare dello IOR. Già dalla prima telefonata ricordo che avvertii nitidamente il senso d’accoglienza che traspariva da questa realtà: in una situazione completamente nuova, e personalmente molto complicata, mi sono sentita presa per mano dai volontari e soprattutto dalla psicologa, la dott.ssa Elisa Ruggeri. Ed è proprio da lei che mi è arrivato il contatto di Marica, l’operatrice socio-sanitaria dello IOR per il territorio di Rimini e Riccione.».

L’intesa tra le due è immediata. «Marica ha contribuito a portare normalità in una situazione in cui, per una coppia di 45 anni, di normale non c’era nulla. È una ragazza socievole, aperta: ogni volta che veniva portava il sole nelle nostre giornate grigie. E comunque, al di là del rapporto personale che si è creato tra noi, fornisce un servizio indispensabile. Quando hai una persona inferma, a casa, che non può muoversi, avere una mano soprattutto per le questioni legate all’igiene è qualcosa di impagabile, che aiuta il malato ad affrontare la propria quotidianità con maggiore serenità.


Inoltre, l’assistenza domiciliare dello IOR non ha limiti di orologio: Marica rimaneva da noi per tutto il tempo necessario, e spesso anche oltre. È normale che, in una situazione del genere, si sia instaurata una relazione che va al di là di ciò che abbiamo vissuto, e che prosegue tuttora: oramai la sento come una persona di famiglia.».


Nonostante una lotta strenua e coraggiosa, Mario è stato costretto ad arrendersi: come preventivato, la vittoria non era un’opzione. «Ricordo che il giorno del funerale Marica è stata sempre accanto a me: so che di norma è una cosa che non fa, per evitare di farsi coinvolgere troppo emotivamente, ma per Mario ha sentito di dover fare un’eccezione.». 

Alla fine della cerimonia le due amiche si abbracciano e cantano insieme, per l’ultima volta, il motivetto di Checco Zalone: il loro modo per salutare, col sorriso, una persona speciale, che ha avuto un sorriso per chiunque lo andasse a trovare fino all’ultimo giorno in cui è stato cosciente. Susi e Marica ancora oggi si vedono, si sentono, si sorreggono. Sorridono di cuore ripensando agli occhialoni arancioni, a Gina la gallina, al passato che li lega e al futuro che le vede comunque accanto.



L’assistenza domiciliare è uno dei servizi che l’Istituto Oncologico Romagnolo offre ai pazienti in difficoltà e alle loro famiglie in maniera del tutto gratuita, grazie alla generosità di chi lo sostiene. Destinare a noi il tuo 5x1000 è un modo concreto per aiutarci a fornire questa opportunità a sempre più persone, come Susi, che ne hanno bisogno. E’ un gesto che non costa nulla, ma che può fare davvero la differenza. 

Al momento della dichiarazione dei redditi ricorda di donare il tuo 5x1000 apponendo la firma nel riquadro “sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale…” e aggiungendo il codice fiscale: 00893140400.

Vuoi saperne di più?



PARTNER E MEDIA PARTNERS

Conad
Valfrutta
Assicoop
SGR Solidale
Gemos
Urbinati
Banca Malatestiana
Romagna Acque
Orogel
Graziani Packaging
Vicini shoes
La BCC
Orto Mio
Otto per Mille Chiesa Valdese
Rosetti Marino
Siropack
FONDAZIONE BRUNO MARIA ZAINI
Cangini Benne