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Martina Vittoria Minguzzi

L'importanza della ricognizione farmacologica in Oncologia



La dott.ssa Martina Vittoria Minguzzi attualmente collabora con l’IRST IRCCS per progetti di ricerca nel campo della sicurezza farmacologica, dopo essere stata Direttrice della Farmacia Oncologica dello stesso Istituto Tumori di Meldola dal 2008 al 2014. In precedenza aveva diretto il Dipartimento di Farmacia dell’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna prima e Pierantoni-Morgagni di Forlì in seguito. Ha coordinato il primo progetto di farmacovigilanza multicentrico regionale sull’intercettazione delle ADR in campo oncologico.


Dott.ssa Minguzzi, innanzitutto cosa si intende per ricognizione farmacologica?

La ricognizione farmacologica è la rilevazione dei farmaci, fitoterapici ed alimenti che vengono assunti normalmente dai pazienti, a casa loro o in una particolare situazione, per poterne poi valutare la compatibilità con l’assunzione di altri farmaci aggiuntivi o sostitutivi, sia prescritti dal medico che nel caso di auto prescrizione. Questa valutazione di compatibilità si chiama riconciliazione farmacologica ed è fondamentale per la sicurezza e l’efficacia delle terapie e dei pazienti specie in oncologia, dove si utilizzano medicinali da cui ci si aspetta effetti terapeutici importanti, da cui spesso dipende la vita stessa del paziente. Prevenire possibili interazioni farmacologiche significa maggior sicurezza per il malato, nonché maggior probabilità di ottenere i risultati che ci aspettiamo da uno specifico trattamento. Tuttavia, per quanto importante, è una prassi complicata da portare avanti.


Come mai?

Molti sono i punti da presidiare e inizialmente abbiamo perciò elaborato un progetto pilota dedicato alla omogeneizzazione della ricognizione farmacologica che contenesse campi strutturati, in modo da rilevare farmaci, fitoterapici e alimenti critici: tuttavia richiede molto tempo da parte del medico, tempo che in parte rischia di essere sottratto al paziente. Per questo motivo abbiamo deciso di realizzare uno studio che potesse creare un ponte tra la piattaforma elettronica dell’IRST che gestisce la cartella clinica del malato e quella delle farmacie di territorio, affinché l’oncologo potesse disporre automaticamente di un elenco delle sostanze assunte dal paziente a casa sua. Il progetto è stato denominato PROF 1 in onore del prof. Amadori, che ha fortemente creduto e voluto questa ricerca. Lo studio ha coinvolto 120 farmacie del territorio della Romagna: per poterlo portare avanti con la massima precisione abbiamo debitamente formato 160 farmacisti ai processi terapeutici e assistenziali del malato oncologico. Il PROF 1 si è avvalso della collaborazione di 131 pazienti che hanno fornito il loro consenso informato allo studio, arruolati in un momento qualunque del loro percorso di terapia, che si sono recati presso la farmacia a loro più vicina tra quelle a noi segnalate dalle loro Associazioni per dichiarare integratori, fitoterapici e medicinali assunti a domicilio, compresi anche i chemioterapici orali. È emerso che la media dei farmaci assunti a domicilio era circa di 6 e 2,7 quella di integratori e alimenti critici impiegati da circa un terzo dei partecipanti. Per fortuna non abbiamo riscontrato gravi interazioni con i farmaci oncologici prescritti.


Tra i sei progetti portati avanti in IRST che lo IOR ha deciso di sostenere figura anche lo studio PROF 2. In cosa è diverso rispetto al PROF 1?

Come spiegato in precedenza, i pazienti coinvolti nel PROF 1 sono stati arruolati in un momento qualunque del loro percorso di terapia: ma da subito abbiamo capito come fosse fondamentale avviare il percorso di ricognizione farmacologica fin dall’inizio dei trattamenti e seguirlo nel tempo. Il PROF 2, dedicato questa volta al prof. Giovanni Martinelli, si prefigge proprio questo: monitorare prima di ogni nuovo ciclo di terapia le variazioni di medicinali e altre sostanze verificando continuamente la loro compatibilità coi farmaci oncologici in corso. 


Per iniziare la ricognizione prima del primo ciclo di terapie e mantenerla nel tempo, stiamo studiando la realizzazione e l’implementazione anche di materiale informativo da rendere disponibile, sia alle farmacie che al malato: le terapie del paziente oncologico sono lunghe, questo significa che il farmacista diventa un professionista di riferimento fondamentale per il malato. Se debitamente formato, e se coinvolto sin dal principio, tale figura professionale potrà intervenire subito laddove, ad esempio, vengano fatte richieste di integratori o fitoterapici che possono influire negativamente sul buon esito del trattamento, magari consigliando quelli più appropriati e condivisi con lo specialista. Mi auguro inoltre che questa seconda fase possa andare a coinvolgere altre figure fondamentali per il paziente, come il medico di famiglia, il caregiver e, perché no, gli operatori socio-sanitari, a loro volta fondamentali per garantire sicurezza e aderenza terapeutica soprattutto dei medicinali assunti a domicilio e dei chemioterapici orali. Il progetto partirà a giugno e vedrà il coinvolgimento di 100 pazienti, per un totale di circa 600 ricognizioni farmacologiche. Il sostegno dello IOR in questo senso sarà fondamentale non solo per un aspetto economico, ma anche per poter sfruttare la capillarità che tale organizzazione possiede in Romagna per la diffusione degli strumenti che andremo a utilizzare.


In un mondo in cui il paziente oncologico è sempre più anziano, sapere come prevenire le possibili interazioni farmacologiche risulta fondamentale.

Assolutamente: l’età media dei pazienti che hanno preso parte al PROF 1 era di circa 60-65 anni, e gran parte dei farmaci dichiarati erano volti al trattamento di comorbilità come patologie cardiovascolari. D’altronde, per la gestione e la prevenzione dei possibili effetti collaterali delle terapie vengono spesso prescritti alimenti, fitoterapici e integratori: non prendersi cura di questi aspetti a volte può compromettere la possibilità del paziente di proseguire il proprio percorso di cura. Intendiamoci: non vogliamo assolutamente privare il malato della possibilità di assumere determinate sostanze. Al contrario il nostro obiettivo è che queste stesse sostanze, che sovente aiutano molto il paziente a gestire certe reazioni avverse, siano inserite adeguatamente all’interno del percorso di cura che la persona deve seguire.


Per questi studi risultano centrali delle figure professionali che non siamo abituati a vedere coinvolti nel percorso di cura del paziente: gli informatici.

L’ingegnere Roberto Vespignani, coordinatore del servizio informatico dell’IRST, è stata una figura centrale del PROF 1 e continuerà ad esserlo anche per il PROF 2. La sua professionalità è stata determinante per la creazione di un ponte tra la piattaforma web dell’Istituto Tumori di Meldola e quelle dell’associazione delle farmacie pubbliche e private. È gratificante vedere come anche l’informatica si possa mettere a disposizione del malato secondo i dettami del prof. Amadori, che ripete sempre come il paziente debba essere sempre al centro di ogni nostra attività. D’altronde è oramai assodato come un approccio multidisciplinare rappresenti in assoluto la maniera più adeguata di approcciarsi all’oncologia. In questo senso PROF 2 è un piccolo grande esempio perché punta al coinvolgimento di figure professionali come oncologi, palliativisti, farmacisti, dermatologi, medici generici, operatori socio-sanitari, informatici e degli stessi pazienti.

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