Utilizziamo i cookie per migliorare le funzionalità di questo sito Web.

Accetto Leggi di più

come aiutarci

La storia di Athumani

In viaggio per 934 km per lottare contro il cancro


Spesso capita, parlando delle nostre vacanze o ascoltando le disavventure dei nostri amici, di utilizzare o sentire il termine “viaggio della speranza”. Avviene soprattutto laddove ci spostiamo verso i litorali più frequentati con la nostra auto, rimanendo inesorabilmente imbottigliati in code chilometriche di asfalto e lamiere. Niente che non possa essere risolto dal pulsante dell’aria condizionata e dalla pratica, sfortunatamente desueta, di un minimo di sana pazienza. Senza cadere nella facile demagogia, migliaia di chilometri più a sud, la stessa espressione ha tutto un altro significato. 

Ad esempio per Athumani, un bimbo di 10 anni che abita a Iringa, un piccolo villaggio della Tanzania, con tanta voglia di giocare coi suoi coetanei, andare a scuola e stare bene. Per settimane non ha potuto frequentare la sua classe perché ha una fastidiosa febbriciattola e un rigonfiamento delle ghiandole del collo che ne fiaccano la naturale vitalità. Inizialmente i genitori provano a rivolgersi a chi pratica in paese la medicina tradizionale, che gli prescrive un mix di erbe officinali per una probabile infiammazione: ma la situazione non migliora. 


La famiglia si rivolge quindi al piccolo centro ospedaliero di Iringa, perché nel frattempo il gonfiore anziché calare aumenta a vista d’occhio: ma anche in questo caso il trattamento di due settimane anti-tubercolosi non dà i risultati attesi. 


Nel frattempo, a 934 km da Iringa ma sempre in Tanzania, si sta tenendo presso il Centro Oncologico di Mwanza il più importante convegno di oncologia di tutta l’Africa Sub-Sahariana: un evento destnato ai medici dell’area ma con un’eco mediatica non indifferente. Per l’occasione infatti saranno presenti anche alcuni dei professionisti italiani che lavorano presso l’IRST di Meldola. La voce giunge agli operatori del piccolo ospedale di Iringa, che decidono di contattare i medici del Centro e sottoporre loro il caso di Athumani, che nel frattempo fa sempre più fatica a respirare e a deglutire. 

Dai sintomi elencati il dott. Nestory Masalu, medico oncologo di Mwanza formatosi proprio in IRST grazie all’Associazione Tison, sospetta subito che possa trattarsi di Linfoma di Hodgkin a cellule miste: diagnosi poi confermata dagli esami cui il bimbo sarà sottoposto dopo più di un mese.


Già, perché nel frattempo Athumani è sparito: nessuno sa più dove sia. Una volta ritrovato, gli spiegano la situazione e che dovrà affrontare un viaggio lungo settimane verso Mwanza per potersi finalmente curare. La prima opzione, quella di mandare i farmaci all’Ospedale di Iringa, viene infatti scartata: nessuno sa come somministrare chemioterapici. 

Ad Athumani non resta che prendere la prima corriera, assieme ad uno dei suoi dieci fratelli, e affrontare un vero e proprio “viaggio della speranza” all’interno di un bus affollato e asfittico. Lui che, a causa del rigonfiamento dei linfonodi del collo e del tempo trascorso, respira con un filo di fiato, sottolineato da un sibilo.


Dopo varie rocambolesche vicissitudini, Athumani riesce infine a raggiungere Mwanza: il linfoma risponde subito al primo ciclo di farmaci somministrati dal dott. Masalu, che nel frattempo si fa inviare il resto della terapia dall’Italia grazie all’Associazione Tison. 

Dopo tre cicli di trattamento il bimbo sta benissimo: è tornato a ridere, a giocare, ma soprattutto è tornato a lezione. Non a Iringa, ma lì a Mwanza, dov’è ospite presso la Guest House del Centro Oncologico e dove un insegnante fa lezione ai piccoli pazienti che devono seguire le terapie più lunghe, in modo che il cancro non faccia perdere loro l’anno scolastico. Ha da poco fatto un safari assieme ai suoi nuovi amici e al dott. Masalu al Parco Nazionale del Serengeti: ne aveva sempre sentito parlare, ma mai avrebbe pensato di andarci.

PARTNER E MEDIA PARTNERS

Conad
Valfrutta
Assicoop
SGR Solidale
Gemos
Urbinati
Banca Malatestiana
Romagna Acque
Orogel
Graziani Packaging
Vicini shoes
La BCC
Orto Mio
Otto per Mille Chiesa Valdese
Rosetti Marino
Siropack
FONDAZIONE BRUNO MARIA ZAINI
Cangini Benne