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Romina Urbinati

Direttore Generale Urbinati Srl



Sono sempre più numerose le realtà imprenditoriali della Romagna che dimostrano di possedere un alto senso di responsabilità sociale verso il territorio in cui si trovano ad operare e verso la salute delle persone che in esso abitano. La ditta Urbinati Srl, per esempio, azienda leader nel campo dei sistemi modulari per l’automatizzazione dei processi produttivi all’interno dei vivai, ha deciso di sostenere la ricerca contro il cancro portata avanti presso l’IRST IRCCS di Meldola tramite una donazione di 15.000 euro su base triennale all’Istituto Oncologico Romagnolo: un accordo che contribuirà non solo a rendere il futuro dell’oncologia una realtà sempre più vicina, ma che fornirà un’opportunità terapeutica in più ai pazienti dell’Istituto di Meldola che affrontano patologie complicate da sconfiggere. La somma verrà infatti destinata ai progetti di immunoterapia cellulare avanzata, portati avanti dall’equipe del dott. Massimo Guidoboni.


Dott.ssa Urbinati, la Urbinati Srl e l’Istituto Oncologico Romagnolo sono quasi coetanee: l’azienda di cui è Direttore Generale è stata fondata nel 1978, l’organizzazione no-profit l’anno successivo. Quali altri punti di contatto ha trovato con lo IOR?

Sicuramente il fatto che, dietro la struttura, ci siano persone reali che si impegnano ogni giorno per portare avanti la causa della lotta contro il cancro ed essere vicini ai malati che vivono direttamente questa battaglia. L’umanità è un valore che anche le realtà imprenditoriali come la nostra devono ricordarsi di non smarrire mai, anche e soprattutto quando la mole dell’attività, e con essa le dimensioni dell’azienda, cresce. Non sono stata colpita direttamente dalla malattia, ma il cancro è un problema che incombe e che avverte anche chi ha avuto la fortuna di non avere casi in famiglia.


Il fatto che lo IOR si sia presentato mostrandoci il suo volto più umano, attraverso le persone che si impegnano ogni giorno nel cercare di debellare questa presenza costante che in qualche modo ci circonda, ha sicuramente contribuito alla nascita di questa bella collaborazione. Inoltre l’Istituto opera sul nostro territorio: secondo me oggi più di prima le realtà imprenditoriali sono chiamate a contribuire alla salute dell’area in cui hanno sede. Al suo interno si trovano i dipendenti, i clienti, le loro famiglie: il senso di responsabilità sociale è un valore da cui non si può prescindere.


Perché avete scelto di sostenere proprio il progetto di immunoterapia cellulare avanzata?

Ci ha molto colpito il tipo di approccio rivoluzionario alla malattia. Come azienda l’innovazione e la ricerca rappresentano il cuore pulsante della nostra attività: non abbracciare il rinnovamento significa impantanarsi sul mercato e non avanzare. Da questo punto di vista ho notato grandi punti di contatto con chi, presso l’IRST di Meldola, si reca in laboratorio tutti i giorni: come ogni risposta apre il campo a nuove possibili domande, così ogni scoperta rappresenta non solo un punto di arrivo ma soprattutto un punto di partenza verso studi più precisi. Siamo per nostra natura “costretti” a cercar di intercettare ed anticipare le sfide future: l’immunoterapia cellulare avanzata ci è sembrata una bella sfida da sostenere.


All’indomani dell’accordo di collaborazione con IOR avete fatto visita all’IRST per vedere l’attività dei ricercatori che sostenete. Cosa vi ha colpito di quella giornata?

Di nuovo, a far la differenza mi sono sembrate le persone. Ci aspettavamo professionisti un po’ chiusi, per la natura particolarmente complicata del lavoro che svolgono: al contrario ho trovato grande apertura e disponibilità nello spiegare la propria attività anche a noi comuni mortali in modo semplice, diretto, comprensibile.  


Nonostante l’argomento sia comunque drammatico, perché il cancro resta una piaga sanitaria e sociale, nelle loro parole abbiamo trovato grande realismo ma anche grande speranza. Nessuno ha voluto “vendere” certezze, ed è un approccio che ho certamente apprezzato non solo verso di noi che cerchiamo di sostenere la ricerca, ma anche e soprattutto verso i pazienti, la cui vita spesso dipende dai risultati di quella stessa ricerca. La visita in laboratorio è stata davvero illuminante: non credevo che ci fossero tanti giovani impegnati in questi progetti, e che esistesse un’eccellenza così tecnologicamente all’avanguardia a pochi chilometri di distanza dalle nostre case. La visita ci ha reso ancor più orgogliosi di sostenere questa realtà e di far parte di un territorio che può vantare una così alta qualità di cura e di ricerca, oltre a darci modo di conoscere due professionisti eccezionali come il prof. Amadori e il prof. Martinelli.


Ricorda qualcosa in particolare dall’incontro con i due oncologi?

Le parole del prof. Amadori sono state davvero sentite: ha spiegato come la ricerca abbia bisogno dell’aiuto di tutti, e nonostante il nostro contributo sia solo un piccolo gesto ci ha fatto sentire davvero molto importanti, oserei dire unici. Il prof. Martinelli invece si è concentrato sul senso di responsabilità sociale delle aziende del territorio: un argomento che la nostra realtà, come detto in precedenza, sente molto, perché non è più il momento di guardare al proprio orticello. Speriamo che questo accordo triennale sia solo l’inizio di un lungo cammino da percorrere assieme a IOR e IRST, magari sostenendo anche altri progetti innovativi che vengono portati avanti a Meldola.



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