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Massimo Pulini

Scienza e arte: un binomio possibile


Massimo Pulini, pittore e storico dell’arte, è titolare della cattedra di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e da più di tre decenni svolge un’intensa attività artistica, che lo ha portato ad allestire mostre personali in importanti musei italiani ed europei, come la vasta esposizione al Museo di Villa Adriana a Tivoli (1997), le antologiche della Saline Royale di Besançon (1997), della Galleria Nazionale di Parma (1999) e dell’Istituto Italiano di Cultura a Londra (2006). Nel 2000 è stato invitato da Maurizio Calvesi e Paul Ginsborg ad allestire una quadreria entro “Novecento italiano”, presso le Scuderie Papali del Quirinale. 

Nel 2002, su commissione dei Musei Vaticani, realizza la decorazione della volta di una delle stanze degli appartamenti papali. Nel 2009 gli viene affidato l’incarico di dipingere sei tavole del nuovo Lezionario illustrato della Chiesa Cattolica. In qualità di ricercatore storico ha scritto numerosi libri dedicati all’arte italiana del XVI e XVII secolo e curato varie esposizioni museali. Ha pubblicato alcune monografie di pittori del Seicento e due romanzi a sfondo storico.


Massimo Pulini, l'esposizione “Vicino a chi soffre, insieme a chi cura. Storia dell’oncologia, storia di persone” tenterà di unire arte e scienza: un connubio da molti considerato impossibile.

Mi rendo conto si tratti di una compenetrazione difficile da concepire e realizzare, tuttavia lo stile utilizzato per la realizzazione dei dipinti che vedremo alla mostra è dichiaratamente ispirato alla tecnica medica della termografia, che indaga le differenti temperature di un corpo o di un oggetto restituendone un’immagine che traduce il colore entro una scala cromatica che va dal rosso acceso all’azzurro. Sono affascinato da alcune scoperte scientifiche che permettono di sondare l’interno del corpo umano e in qualche misura di entrare anche dentro la storia, inaugurando visioni nuove della nostra natura. La radiografia è un altro illuminante esempio di ciò, ed è forse ancora più calzante perché viene utilizzata anche nel restauro di opere d’arte per svelare se il pittore avesse in origine pensato ad un’altra idea, poi sommersa dalle fasi di realizzazione successiva. In conseguenza di ciò ritengo che il connubio tra arte e scienza sia tutt’altro che impossibile, e spero che la mostra al Meeting sia un fulgido esempio di ciò.


Quali emozioni pensa che susciteranno i suoi ritratti?

Le opere che esporremo riproducono sguardi persi nel vuoto e volti sovrappensiero: l’interpretazione del dipinto è negli occhi di chi guarda, tuttavia il contesto dove sono stati presentati contribuirà a restituire il senso di smarrimento, la preoccupazione verso il futuro, il senso di angoscia che una diagnosi di cancro suscita immancabilmente in ciascuno di noi. È ragionevole pensare che molte persone che visiteranno l'evento siano state toccate da questa esperienza, direttamente o indirettamente: questo è probabilmente il motivo per cui, di fronte a quegli occhi poco concentrati, che non riescono a mettere a fuoco la realtà che li circonda, molti proveranno forti sensazioni. 



Ha mai avuto a che fare personalmente con la malattia?

Non direttamente, ma ho perso di recente un caro affetto proprio a causa di una neoplasia. Purtroppo è una cosa che succede in molte famiglie: è un argomento che non può non smuovere le coscienze di ciascuno di noi. Penso che l’arte provi a rispondere in maniera diversa alle medesime domande che si pone la scienza, e quindi anche l’oncologia. Il mistero della vita e della morte è d’altronde uno dei temi che da sempre l’uomo cerca di dipanare. Credo che la visione di questi quadri non sarà univoca, ma che si presti a varie interpretazioni e letture: spero inoltre che verrà apprezzata e giudicata non solo la forte valenza simbolica ma anche l’impatto emotivo, estetico e sentimentale della mostra.



Storia dell'oncologia,
storia di persone


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