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come aiutarci

Chiara Cordoni

Affrontare la malattia a soli 13 anni


   

Ciao, sono Chiara e voglio condividere la mia storia con voi. Era febbraio del 1994 in quell'anno non avevo ancora compiuto 14 anni. Era il periodo di Carnevale e nel piccolo paesino dove abitavo la piazza si era animata di carri, coriandoli, bambini e ragazzi che si rincorrevano. Nell'aria si respirava il profumo dei bomboloni e l'allegria che quel periodo è solito portare. Io e i miei compagni di scuola non potevamo mancare. Una giornata passata in spensieratezza tipica di quell'età. 

Appena tornata a casa andai a fare la doccia, visto lo stato in cui ero, coriandoli ovunque... una volta finito, allo specchio notai un rigonfiamento al collo, precisamente vicino alla clavicola. In quel periodo a scuola usava portare su una spalla lo zaino quindi non mi preoccupai più di tanto, pensavo potesse essere uno stiramento del muscolo, comunque lo feci vedere a mia madre.

Decidemmo di andare dal medico il giorno successivo, così da stare tranquilli. Arrivati dal medico, dopo una serie di domande e la visita, ci disse che sarebbe stato meglio andare a fare un ecografia che fra le altre cose ci fece fare urgentemente. Il giorno dell'ecografia ero tranquillissima mai avrei pensato che da li sarebbe iniziato tutto. 


Il risultato fu che avevo due linfonodi ingrossati, uno più profondo di 3 centimentri, l'altro di e 2.5 centimentri che era quello visibile ad occhio nudo. Ci consigliò di fare l'intervento per toglierli e farli analizzare. Feci l'intervento e, poichè ero ancora in età pediatrica fummo contattati dalla pediatria per comunicarci i risultati. 


Diagnosi: Linfoma di Hodgkin al terzo stadio. E adesso? Che cosa era? Che cosa avevo? Io stavo benissimo.... Mille domande e l'inconsapevolezza di una ragazzina di 13 anni messa davanti ad una realtà dura da accettare. Da li tutta la serie di esami, alcuni molto pesanti, prelievi, ospedali e lo sguardo quasi perso dei miei genitori e della loro paura. Finiti tutti gli esami prescritti fummo chiamati dal professore per metterci al corrente della terapia che avrei dovuto fare... sei mesi di chemio e successivamente radio...i linfonodi erano anche nel mediastino. 

Io non sapevo minimamente a cosa sarei andata incontro, l'unica cosa che sapevo era che avrei perso i capelli, si i capelli a cui tenevo tantissimo e a quell'età non è facile da metabolizzare. Posso dire però che non ho perso il sorriso, non so se per incoscienza o perché non volevo vedere assolutamente i miei tristi. Ero una ragazzina tosta. Non mi sono mai fatta prendere dallo sconforto anche quando i capelli iniziavano a cadere.

Ci fu consigliato di andare a fare una parrucca, così se ce ne fosse stato bisogno l'avrei potuta indossare. Posso dirvi che non l'ho mai voluta portare, preferivo portare una bandana. 


Di cosa mai avrei dovuto vergognarmi? Sapete come me che le cure sono molto pesanti e in quegli anni forse lo erano ancora di più, ora fortunatamente la medicina ha fatto passi da gigante, ma a parte la prima settimana del giorno della chemio, la successiva era abbastanza normale e io appena potevo andavo a scuola. 


Ero in terza media e dovevo diplomarmi a tutti i costi. I professori avevano detto che forse sarebbe stato meglio rimandare all'anno dopo così avrei potuto seguire le lezioni... ma niente io dovevo farcela e l'anno dopo andare alle superiori. Ero attaccata alla vita, grata comunque di essere viva, grata di poter provare a curami... In quel periodo ho conosciuto altre ragazzine come me ben più gravi, tra cui una che si chiamava Veronica che era un po' più grande di me con la quale condividevo la stanza. 

Lei era malata di leucemia e da molto tempo in cura. I medici stessi alcune volte si chiedevano come facessi ad essere sempre così solare, allegra e decisa anche quando veramente stavo male. Io non ho mai perso la speranza, la forza era la fame di vita, la voglia di andare avanti e fare tutte le esperienza che la vita offre. La mia famiglia è stata importantissima, mi ha sostenuto con il sorriso, anche se dentro so che si sentivano morire, sono grata a loro e anche ad un'amica che quando seppe che avrei perso i capelli se li andò a tagliare corti come i miei. I mesi passavano, tra alti e bassi (clinicamente parlando) ma poi ottobre tutto è finito...ce l'avevo fatta. 


Avevo vinto io!!! Ero riuscita anche a diplomarmi in tempo, con un bel "buono" e non vi dico la soddisfazione che ho provato quando sono andata a vedere i cartelloni. Non ho mai voluto che le persone mi considerassero malata e come mi arrabbiavo se qualcuno si azzardava a dirmi "poverina". Io non ero "poverina" ero solo più forte di loro perchè riuscivo a sorridere e a vivere nonostante tutto dando importanza alle cose vere non alle cavolate. Stavo solo affrontando una prova per poi tornare a essere più forte. 


Nessuno vorrebbe mai passare cose del genere né come pazienti né come parenti: è difficile e so che alcune volte lo sconforto prende il sopravvento, non sappiamo come andrà a finire se ce la faremo ma cominciamo a perdere quando ci arrendiamo. La vita è sempre bella, anche quando stiamo male siamo vivi e vale la pena provarci fino all'ultimo. Sono prove che la vita ci mette davanti ma ne rinasciamo più consapevoli di quello che è davvero importante. Come ho detto prima rinasciamo e cresciamo.

Possiamo trarre tantissimo da queste esperienze, possiamo aiutare gli altri e in questo modo aiutiamo anche noi stessi. Forse tutti noi abbiamo un compito da portare a termine per noi, per gli altri. Ma dobbiamo credere prima di tutto in noi stessi. A 14 anni non te ne rendi bene conto ma con gli anni capiamo moltissime cose. Ognuno di noi è unico e può dare qualcosa di speciale, lasciare qualcosa di speciale. 


Purtroppo non è l'unica esperienza che ho avuto: nel 2004 sono stata operata per un cistoadenoma mucinoso al pancreas, preso in tempo grazie ai controlli di routine che facevo, ma diciamo che a parte la resezione di 7 centimetri di pancreas per il resto è andata bene, nessuna cura. Mentre l'ultima nel 2015 la morte di mia madre per una setticemia avuta dopo un aneurisma. 

Adesso ho 39 anni, un bel bagaglio di esperienza, ed è per questo che voglio condividere con voi tutto questo, per darvi forza per spronarvi ad andare avanti. La vita va vissuta così come viene e vi assicuro che quando meno ce lo aspettiamo arriva la felicità quella vera, dobbiamo trovare il coraggio di rimetterci in gioco. Buttarci in questa grande avventura. La forza ce l'abbiamo tutti anche se dentro di noi alcune volte è un po' nascosta. Ogni respiro, il sole che ci scalda la pelle, i suoni della natura, è tutta una magia... Nessuno sa cosa ci riserva il futuro ma il presente possiamo viverlo e respirarlo a pieni polmoni. E quando tutto sarà finito non dimentichiamo mai di far tesoro di quello che abbiamo vissuto e usarlo per chi ne ha bisogno, perché faremo del bene agli altri e soprattutto a noi stessi. 

Un grande abbraccio a tutti con l'augurio che presto tutto diventi solo una parentesi che vi ha aiutato a diventare persone migliori.



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