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Gabriele Rosa

Medico Cardiologo e personal trainer del progetto "Road to New York"



Gabriele Rosa, medico cardiologo, è il trainer di maggiore successo dell’atletica mondiale: grazie al metodo d’allenamento che ha sviluppato gli sportivi professionisti che segue o ha seguito hanno all’attivo 9 record del mondo, 20 medaglie d’oro ai campionati del mondo, 19 medaglie olimpiche e 49 primi posti in maratone del circuito top-6.


Dottor Rosa, da anni con la sua attività di allenatore si occupa di un progetto di grande valore sociale. Ce lo può raccontare?

L’idea di portare persone con problemi particolari alla Maratona di New York nasce otto anni fa quando abbiamo capito che, dal punto di vista tecnico, avevamo la capacità di fare una proposta motoria a qualsiasi individuo. Questo progetto si è rivolto ad una vasta gamma di “atleti speciali”: ragazzi affetti da Sindrome di Down, runners con disabilità visiva, giovani della comunità di San Patrignano, pazienti con sclerosi multipla. 

Questi gruppi vengono portati alla Maratona di New York per tagliare il traguardo, ognuno con il proprio passo: si tratta di un’esperienza con un impatto psico-fisico molto importante, che li permette non solo di maturare una nuova consapevolezza nei propri mezzi e di affrontare con rinnovata determinazione il problema di cui soffrono, ma che li porta a diventare un esempio per chiunque si trova nella medesima situazione.


È in questo senso che si inscrive la scelta di farli partecipare alla maratona più famosa del mondo?

Assolutamente: vogliamo dimostrare a chiunque, anche a quelle persone sane che portano avanti uno stile di vita sedentario, che tutti possono svolgere un’attività motoria traendo benefici fisici e psicologici da essa. Chiaramente il messaggio che vogliamo far passare non è che occorra partecipare ad una maratona: quello è l’estremo. Vogliamo far passare l’idea che chiunque può essere coinvolto in un’attività motoria che lo aiuti nel quotidiano o nell’affrontare la propria malattia. L’esperienza che vivono questi ragazzi a New York, poi, è indescrivibile: partono assieme a 50.000 persone e lungo il percorso ci sono milioni di americani che imparano il tuo nome e ti incitano a non mollare. Quando i nostri atleti tagliano il traguardo non sono più le stesse persone che erano alla partenza.


Da allenatore di grandi professionisti le dà maggiore soddisfazione la vittoria di una maratona o il fatto che uno di questi atleti arrivi al traguardo?

La vittoria di un runner professionista della Maratona di New York l’ho vissuta 11 volte: è sempre una grande emozione, ma sicuramente in questo momento il progetto che coinvolge questi ragazzi è quello che mi dà le gioie più grandi. L’atleta professionista sa cosa deve fare: l’atleta speciale viene seguito passo passo, sappiamo sempre dove sono, si crea un’empatia speciale con loro e tra di loro. 

Fino ad oggi non abbiamo avuto ancora un ritiro: tutti i ragazzi che abbiamo portato sono riusciti a raggiungere il traguardo, segno che affrontano la sfida con grande motivazione.


Come nasce l’idea di coinvolgere lo IOR e tre persone ancora in fase di malattia?

Sapevamo che lo IOR porta avanti un progetto, Move Your Life, che si pone come obiettivo quello di proporre l’attività fisica non solo come arma di prevenzione, ma anche come strumento per migliorare l’efficacia delle terapie oncologiche diminuendo l’impatto degli effetti collaterali. Abbiamo così deciso di selezionare tre pazienti in base anche alle indicazioni dell’oncologo che li segue: il nostro obiettivo non è quello di fargli vivere un’esperienza faticosa, stressante. Tuttavia non è inconsueto lavorare con persone che hanno ancora a che fare con la propria malattia: come detto abbiamo seguito anche con ragazzi affetti da sclerosi multipla o morbo di Parkinson. Speriamo che questi tre atleti diventino esempi importanti di come, anche con una patologia non ancora risolta e invalidante come un tumore, si possa portare avanti un’attività motoria e, soprattutto, prefiggersi grandi traguardi.  



Road to New York

Vuoi saperne di più riguardo i tre pazienti oncologici che verranno portati a percorrere la maratona più famosa del mondo?


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