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ALESSANDRA BOLLINI

Affrontare il cancro con il sorriso

Nel suo blog, Alessandra si definisce "una guida turistica abilitata della Regione Emilia-Romagna": dopo la Laurea in Conservazione dei Beni Culturali ha iniziato a lavorare in ambito bibliotecario e museale, spaziando dai laboratori didattici per bambini alle visite guidate per il Museo d'Arte della Città di Ravenna, sia per un pubblico semplicemente curioso, sia per gruppi specializzati.

Ha un sorriso contagioso che raramente si spegne, frutto di un’innata ironia e auto-ironia, e lunghi capelli corvini.

Alessandra è una ragazza: ha 35 anni. Lo dice lei stessa, in maniera spontanea, senza nascondere la propria età. Così come, in maniera spontanea, ha deciso di diventare testimonial IOR e di parlare della sua battaglia contro il cancro. Una battaglia iniziata a soli 32 anni con un evento dei più banali: un evento che, però, ha completamente stravolto la sua vita.

Una vita piena di progetti, speranze, aspirazioni: com’è normale che sia, in un’età in cui si avrebbe la forza per spaccare il mondo. Un’età che invece, inaspettatamente, l’ha scoperta vulnerabile. Alessandra stava facendo la doccia, ripassando mentalmente quello che avrebbe fatto durante la serata da trascorrere assieme agli amici di sempre. Per abitudine ha eseguito l’autopalpazione del seno: una prassi che viene raccomandata a tutte le donne perché la diagnosi precoce, la tempestività, nella lotta contro il cancro fanno la differenza. A maggior ragione è stata consigliata a lei, a causa della famigliarità con la neoplasia al seno.

Ho sentito una specie di chicco di riso, nulla di più...

Una cosa da niente, insomma. Quasi impercettibile.

Ma Alessandra ha deciso comunque di sottoporsi a un controllo: che ha rivelato come i suoi timori fossero fondati. “In uno dei due seni c’erano alcuni noduli, anche se piccoli”, rivela. “E a intervento già programmato, mi hanno scoperto un carcinoma anche nell’altro”.

Nel mondo del pugilato, si definisce come «uno-due» una combinazione di pugni in cui il primo viene portato con l’intento di nascondere il secondo, sferrato con maggiore potenza. Se ben eseguito, può essere un colpo da KO.

Alessandra non ha nemmeno vacillato.

Sono rimasta tutta d’un pezzo, forse anche per proteggere mia madre ed evitarle di soffrire troppo per me.

Di fronte alla prospettiva di una doppia mastectomia, di un percorso di guarigione lungo e complesso, dello spettro della malattia, la prima preoccupazione della ragazza è stata quella di non far soffrire troppo chi le stava accanto: uno slancio quasi materno, di protezione, nei confronti della madre stessa.

Nella sua lotta contro il tumore, Alessandra afferma di aver trovato tantissimi alleati: «I miei genitori, ovviamente, sono quelli che mi hanno dato più sostegno. Ma anche tutti i miei amici, che non mi hanno mai fatto sentire sola. E i Volontari IOR: persone veramente speciali, che mi hanno seguito in un momento così complicato della mia vita con estrema delicatezza». Persone come la psico-oncologa Elena Samorì, o tutti quelli che hanno lavorato nell’ambito del “Progetto Margherita” e “La Forza e il Sorriso”.

È stato davvero difficile vedere i miei lunghi capelli cadere a causa dei cicli di chemioterapia a cui venivo sottoposta.

"Per fortuna i servizi dell’Istituto Oncologico Romagnolo mi hanno permesso di tenere la malattia in una sfera più privata, personale - afferma - grazie al ‘Progetto Margherita’ mi è stata messa a disposizione una parrucca; e le estetiste del servizio ‘La Forza e il Sorriso’  mi hanno insegnato come truccarmi per nascondere la mancanza di ciglia e sopracciglia".

Ero diventata talmente brava che chi mi incontrava per strada diceva che non mi aveva mai vista così bella!

Ironia e auto-ironia, appunto. Alessandra ha vinto la sua battaglia con l’arma più potente di cui disponeva: il sorriso. “Prima avevo una seconda scarsa di reggiseno, ora una terza abbondante: e mi vedo benissimo. Sapessi come mi dona il costume a fascia, quando vado al mare!”. Ora è tempo di riprendere in mano quei progetti, quelle speranze, quelle aspirazioni che la malattia non ha mai veramente cancellato: le ha solo rimandate, nulla più, come una specie di imprevisto. Come il più banale dei contrattempi. Mi sono dimessa dalla palestra in cui lavoravo e mi sono iscritta per un anno all’Accademia, iniziando poi a fare mosaici nel laboratorio di Koko, a Ravenna. Poi ho preso l’abilitazione da guida turistica.

Ho una gran voglia di vivere, di vedere ripagati i miei sforzi... di essere una bella persona.

Ogni minuto che passa è un'occasione per rivoluzionare tutto completamente, diceva un film. “Dopo la malattia ho trovato un nuovo lavoro che mi piace e un nuovo fidanzato: credo che lui sia la ricompensa più grande. Per ora non posso avere figli ma il sogno di farmi una famiglia c’è”, conclude. Guardare avanti: sempre e comunque sorridendo.


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