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Sentieri di Parole

La testimonianza di Lorella Maroncelli



Sono passati 5 anni. Quanta strada fatta da allora! Ero all’inizio del percorso, il periodo nero della chemioterapia ma anche il periodo rosa della scrittura. Mi avevano parlato di un corso che si sarebbe tenuto all'IRST di Meldola, per l’appunto di scrittura espressiva, tenuto da una psiconcologa. Mi ero iscritta con la curiosità e l’eccitazione di un’opportunità così bella da non poter perdere, anche se arrivava in un periodo che credevo inadatto.


Non potevo guidare in quei giorni, così chiamavo il servizio navetta e salivo su un pulmino che mi portava proprio lì, e proprio su quel mezzo ho avuto il primo contatto con quell’autista del quale vedevo solo gli occhi dallo specchietto retrovisore. Mi ero dunque ritrovata a raccontare quello che stavo facendo, a parlargli di quei racconti così delicati e intimi ma così importanti per aiutarmi a non trattenere emozioni negative.

Si creano strani e intimi rapporti fra le persone ammalate e chi in qualche modo si prende cura di loro, e così è andata anche il quel caso. Con quell’autista della mia prima seduta, ci siamo visti credo tre sole volte, perché non sempre era lui che arrivava a fare il trasporto, ma sono bastate a creare quella sintonia. Specialmente quando mi ha chiesto di quello che scrivevo e io l’ho fatto, leggendogli un mio racconto intimo e delicato e scoprendo con stupore che quegli occhi si erano riempiti di lacrime. Si era commosso! E a ruota io con lui, visto gli argomenti e il contesto. Mi ha riempito di complimenti ed esortato a continuare a scrivere. Erano parole vere, le sentivo assolutamente sincere e mi avevano riempito di orgoglio e fiducia, era il mio primo ammiratore fuori dalla famiglia.


In questi anni ho pensato spesso a quell’uomo di cui neanche sapevo il nome né tantomeno ricordavo il volto. Tutte le volte che andavo all’irst e vedevo il pulmino parcheggiato all’esterno, scrutavo le persone che incontravo sperando in una scintilla di ricordo, ma niente. Stasera c’era la pizzata dei volontari IOR, dei quali faccio parte da qualche tempo. Non avevo previsto di andare, poi, quasi all’ultimo, cambio idea ed eccomi qua, seduta per fortuna vicino a un paio di amiche, a disagio e invisibile in un locale strapieno di visi sorridenti e ciarlieri, dove sembrava che tutti conoscessero tutti.


Di fianco a me un signore che quasi ignoro all’inizio, perché a volte l’imbarazzo mi rende antipatica, finché da non so dove arriva la parola autista e una lampadina si accende in me all’improvviso. Non so proprio perché, ma a bruciapelo gli chiedo se fa l’autista volontario. “Si” risponde quasi sulla difensiva al mio interloquire così diretto, senza fronzoli, né presentazioni. “Da quanto?” Insisto. “Da 7 anni circa” mi risponde spiazzato.

E’ lui, lo realizzo e mi sento sopraffare dall’emozione. Con pudore gli chiedo se ricorda quella tratta che aveva fatto 5 anni prima, portando un’allora donna calva e gonfia a Meldola al corso di scrittura.  “Sei tu!” mi dice, interrompendomi all’improvviso! E quegli occhi, gli stessi occhi nuovamente lucidi come allora. Si ricordava di me come io di lui.


L’abbraccio arriva naturale e sentito. Quante volte avrei voluto ritrovare quella persona! Volevo raccontargli che avevo continuato a scrivere, che avevo pubblicato il libro con i pezzi fatti in quel famoso corso, che alcuni dei miei successivi racconti erano stati stampati su raccolte di altri editori su temi diversi.  Che ero fiera di quello che avevo fatto.

Avevo sentito tanto il bisogno di dirglielo, e finalmente il cassettino si è chiuso. Lui invece, aveva acquistato e letto il libro “Sentieri di Parole” dell’irst, chiedendosi se una di quelle donne che lo avevano scritto fosse proprio la signora che aveva conosciuto, e lo era, ora anche lui lo sa. Le coincidenze della vita non finiranno mai di stupirci.

Grazie Claudio G.   

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