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Simona Micheletti

Medicina integrativa e qualità di vita: lo studio YOGArt


Sono oramai numerose le sperimentazioni che vanno ad indagare l’impatto di certe pratiche nel percorso di cura del paziente oncologico: pratiche che non fanno parte della terapia in senso stretto, ma che aiutano il malato ad affrontare sia fisicamente che psicologicamente il peso emotivo della diagnosi e gli effetti collaterali più comuni dei trattamenti. Tali ricerche hanno portato allo sviluppo di una vera e propria branca della medicina, denominata medicina integrativa o funzionale. 


Di quest’ultimo campo fanno da tempo parte l’esercizio fisico regolare e un’alimentazione corretta: due buone abitudini la cui importanza è oramai largamente riconosciuta e suffragata dalla comunità scientifica. Tuttavia per altre pratiche gli studi sono appena all’inizio, ma anche in questo caso i riscontri in alcuni casi sorprendenti. 

«Per questo presso l’IRST IRCCS di Meldola inizieremo lo studio Yogart, in cui andremo a studiare l’efficacia dello yoga sulle pazienti con tumore al seno che si dovranno sottoporre a radioterapia post-intervento chirurgico per scongiurare il pericolo di recidive – spiega il Presidente IOR, prof. Dino Amadori – d’altronde il dovere che ha un istituto di ricerca come il nostro è proprio quello di verificare le basi scientifiche di nuove discipline che si stanno sempre più affermando: tra queste anche l’agopuntura, la mindfulness, il reiki e la musicoterapia».


«È stato recentemente pubblicato su una delle riviste di settore più prestigiose uno studio condotto dalla University of Texas M. D. Anderson Cancer Center – aggiunge la dott.ssa Patrizia Serra, Coordinatore Data Manager presso l’U.O. di Biostatistica e Sperimentazioni Cliniche dell’IRST – che conferma l’efficacia della pratica dello yoga per contrastare gli effetti collaterali più comuni della radioterapia, come la fatigue, ovvero la stanchezza. 

Lo studio Yogart si inserisce nel programma NUTRO, Nutrizione Terapia e Ricerca in Oncologia, avviato dal nostro Istituto e che prevede proprio un approccio a quelle discipline di medicina integrativa che si sono già dimostrate proficue per migliorare la qualità di vita del malato di cancro, ma che necessitano di ulteriori approfondimenti. In questo caso specifico la novità che apporteremo allo studio condotto dai colleghi americani sarà quello di inserire anche un corollario biologico alla ricerca: non andremo infatti solo a studiare l’impatto soggettivo dello yoga sulla paziente tramite la compilazione di questionari, ma attraverso il prelievo di campioni di sangue indagheremo l’impatto di questa pratica su biomarcatori specifici dei livelli di stress e infiammazione dell’organismo, come i valori di cortisolo e citochine».


Per farlo sarà necessario un grande lavoro di squadra. «Oltre all’Unità Operativa di Radioterapia, di cui faccio parte – afferma la dott.ssa Simona Micheletti, Principal Investigator di Yogart – verranno coinvolti i colleghi del Laboratorio di Bioscienze per la misurazione dei parametri di infiammazione nel sangue, nonché il Centro di Risorse Biologiche per la conservazione dei campioni biologici. 

La fase di reclutamento delle pazienti avverrà durante la prima visita di radioterapia. Una volta aderito allo studio i soggetti saranno assegnati, in maniera anonima e casuale,  al gruppo che svolgerà attività di yoga regolarmente presso la nostra struttura o al gruppo che fungerà da campione di controllo.  Dalla comparazione di questi due gruppi, attraverso prelievi seriali di sangue e saliva e la compilazione di questionari di autovalutazione sulla qualità della vita, capiremo quale impatto ha questa disciplina nella gestione degli effetti fisici e bioumorali collaterali da radioterapia».


Le pazienti saranno seguite da un maestro dedicato: Ivan Zattini. «Pratico yoga dal 1985, l'ho studiato anche attraverso oltre venti viaggi in India e lo insegno da 25 anni. Questa antica disciplina viene oggi studiata in molti ambiti medici: i risultati di diversi studi scientifici ci dicono che è in grado di aumentare il benessere generale di una persona, la capacità di rilassarsi e di gestire le situazioni di stress, come appunto il dover fronteggiare una patologia importante come il tumore. Negli anni ho sviluppato un mio personale metodo di insegnamento in cui vengono coinvolte diverse componenti: fra le più importanti sicuramente il respiro, che è direttamente collegato agli stati mentali ed emotivi, attraverso il quale è possibile migliorare il rapporto col proprio corpo, che a causa del tumore a volte sta cambiando e fatichiamo a riconoscere.


Andremo inoltre ad utilizzare tecniche basate sull'uso di suoni e vibrazioni, i cosiddetti mantra, e tecniche di tipo maggiormente fisico, in cui impareremo a mantenere, fra le altre, posizioni di equilibrio, quelle che danno maggior controllo sul sistema nervoso centrale migliorando la presenza a sé stessi, nell'attimo reale, vissuto, in modo non dissimile dalle pratiche meditative. 

Una parte sarà infine dedicata al rilassamento profondo indotto, uno stato che vogliamo radicare nel paziente a livello sia conscio che inconscio. L'obiettivo è ovviamente quello di indurre una sensazione di benessere nel malato che perduri anche al di fuori delle sessioni cui parteciperà: una sorta di centratura, di forza interiore e di ottimismo nonostante tutto, di riacquisizione di fiducia in sé, che chi combatte contro la malattia attraverso una terapia potrà portarsi anche a casa affinché sia utile nell'affrontare la vita di tutti i giorni e nei rapporti con gli altri».


«Il fatto che lo IOR sostenga questo progetto – conclude proprio il prof. Amadori – conferma la consapevolezza che la struttura ha maturato nei confronti dei nuovi bisogni del malato oncologico, affinché la qualità di vita di chi affronta la neoplasia non passi in secondo piano ma vada di pari passo rispetto al suo percorso di cura. In questo senso un passo avanti importante è stato compiuto con l’inizio dei lavori di recupero dell’ex complesso scolastico di San Cristoforo, nel cesenate: nelle nostre intenzioni entro giugno 2020 potremo aprire le porte di un nuovo centro d’eccellenza targato IOR, specializzato non solo nel portare avanti i programmi di prevenzione che coinvolgono ogni anno 14.000 studenti in tutta la Romagna, ma in cui appunto mettere a disposizione quelle discipline di medicina integrativa che hanno dimostrato avere già solide basi scientifiche. Tali pratiche saranno appannaggio non solo del paziente oncologico, affinché possa gestire al meglio gli effetti collaterali dei trattamenti, ma anche di colui che ha in qualche modo sconfitto la malattia, per aiutarlo a tornare alla vita che conosceva prima della diagnosi».



YOGArt e Radioterapia

Lo speciale di Teleromagna dedicato allo studio

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