Utilizziamo i cookie per migliorare le funzionalità di questo sito Web.

Accetto Leggi di più

come aiutarci

Giulia e Simone

L'amore: un'arma potente contro il cancro



20 ottobre 2017. Come ogni venerdì Giulia, 27 anni, si sveglia di buon mattino: dovendo fare una colazione leggera si prepara i panini da mangiare più tardi, quando la chemioterapia è agli sgoccioli. Un banchetto da imbandire in reparto, come un picnic, con le infermiere che le chiedono come faccia a essere così magra mangiando tanto. 


Il ricordo della prima volta che si è sottoposta alle cure è ancora vivido: aveva accanto sua madre, venuta dalla Toscana in Romagna per starle vicina in quel momento delicato. Spinta dal desiderio di condividere la sua nuova quotidianità aveva deciso di farle provare la pasticceria preferita. Poche ore dopo Simone, il fidanzato, veniva chiamato d’urgenza dall’ospedale: Giulia si sentiva male. Da quel momento in poi, per lei, niente più brioche prima della chemioterapia.

Giulia è quasi pronta: ha i panini, ha preparato la sua playlist preferita, si è vestita comoda per poter schiacciare un pisolino durante la somministrazione dei farmaci. 


Uno sguardo allo specchio prima di uscire: in quel viso, gonfio di cortisone, gli sembra di riconoscere solo gli occhi di quella che era un tempo. Un saluto a Frida, il cucciolo che Simone le ha regalato per tenerle compagnia quando lui è costretto a non esserle accanto. L’amica pelosa ricambia amorevolmente lo sguardo: lei non ha mai avuto alcuna difficoltà a riconoscere la padroncina.


Giulia apre la porta di casa, quando si accorge di aver dimenticato qualcosa. Eppure i panini ci sono; la musica anche; le chiavi le ha in mano. La fascia per nascondere la calvizie l’ha indossata, anche se ha la sensazione che essere senza capelli metta più a disagio gli altri di quanto si senta in imbarazzo lei. Il momento peggiore l’ha vissuto tempo addietro. 

Quindici giorni dopo aver iniziato le terapie Simone aveva cominciato a trovare quei lunghi capelli neri sparsi per tutta la casa: lui di buon mattino li raccoglieva per evitare che lei li vedesse ma il cuscino, una volta che Giulia apriva gli occhi, non sapeva mentire. Ogni giorno un lutto da elaborare: finché la coppia non ha deciso che fosse giunto il momento. 


In una calda serata di Ferragosto, mentre a pochi chilometri i loro coetanei si preparavano all’aperitivo dopo una giornata trascorsa al mare, Simone prendeva il rasoio elettrico e, nell’intimo del loro giardino, tagliò i capelli dell’amata con esagerata delicatezza: quando accarezziamo qualcosa che ci sembra fragile e prezioso, si ha il timore di far troppo forte.



Giulia rientra in casa: non riesce a togliersi di dosso la sensazione di aver dimenticato qualcosa. Come quando si parte per le vacanze. Come quando è andata in Marocco con Simone, poco dopo la diagnosi. Aveva deciso d’istinto, mentre i medici le spiegavano il percorso che avrebbe dovuto fare. 


Sentiva parole come PET, TAC, chemio, radio, ma dentro la sua mente pensava solo a trascorrere una notte nel deserto col fidanzato. Le avevano detto che gli astri brillano di più in mezzo alle dune, e il firmamento sembra più prezioso. Magari avrebbero visto qualche stella cadente: ne sarebbe bastata anche solo una, per chiedere di guarire. Simone, al suo fianco, le strinse la mano mentre a migliaia di chilometri da Marrakech i medici le snocciolavano le tappe di quel lungo percorso: pensò che lo smarrimento che vide negli occhi del suo amore, occhi che ha imparato a leggere per difendersi dai pochi silenzi che pure capitano, fosse dovuto allo sconforto di trovarsi di fronte a una montagna da scalare. 

«Capito tutto?», chiese la dottoressa una volta terminato. «Sì. Però iniziamo tra qualche giorno. Simone ed io andiamo in Marocco», rispose Giulia. Simone si girò verso di lei: avrebbe voluto protestare, ma tanto sarebbe stato inutile.


Già, Simone. Chissà come sarebbe andata senza di lui. Sola, trasferitasi in una città sconosciuta da un mese, a ventisette anni, con amici e parenti lontani e una diagnosi di cancro da affrontare: probabilmente non ce l’avrebbe fatta. Lui aveva il grande pregio di far sembrare ogni problema molto più semplice da risolvere. 


Come quel venerdì – sempre il venerdì – in cui le avevano telefonato dall’ospedale di Forlì per dirle che era arrivato il referto della visita, e volevano che lo andasse a ritirare. Quand’è così sono brutte notizie: infatti il lunedì era arrivata la diagnosi. Giulia si fece accompagnare da Simone al parco urbano subito dopo, e d'un tratto si accorse che quella distesa sterminata di verde, quel cielo azzurro, persino quei conigli che giocano ad avvicinarsi alla tua mano ma mai troppo, sono cose che da un giorno all’altro possono finire. Una dura lezione da imparare a 27 anni. 

Così fece la cosa più umana: si mise a piangere, perché non voleva morire. Lo sussurrò a Simone in un orecchio, mentre continuava a macchiargli la camicia di lacrime: ma lui le rispose di stare tranquilla, con una tale naturalezza che a lei venne quasi da vergognarsi, come se si fosse preoccupata di nulla, come se stessero affrontando un qualcosa di poco più grave di un brutto raffreddore. 


Da quel giorno al parco urbano aveva cominciato a sentirsi più forte, tanto da ripetersi spesso come fosse contenta che quella disavventura fosse capitata a loro: loro che ce la potevano fare, loro che ce l’avrebbero fatta. Fosse successo a qualcuno dei loro affetti, si sarebbe sentita morire.


Intanto il tempo passa e Giulia è ancora a casa: se continua ad aspettare arriverà tardi per la chemioterapia. Prova a spegnere il computer: magari è quello che gli sembra di aver dimenticato. Fino a poco prima stava chattando su Facebook con Stefania, un’amica che aveva conosciuto su un gruppo dedicato alla patologia del tumore al seno, dove ci si scambia consigli e nello sconforto l’una prova a lenire le angosce dell’altra. Giulia ha legato molto con lei pur non avendola mai incontrata, forse perché hanno più o meno la stessa età. 

Stefania le racconta di come lei e George, suo marito, stiano provando ad avere un bambino, nonostante la malattia. Anche Giulia, un giorno, superato tutto questo, vorrebbe avere una famiglia insieme a Simone: anche se quell’esperienza li ha talmente uniti che si sentono già una famiglia. Lei, lui, Frida e le due gatte. Hanno imparato a bastarsi, con gli amici e i parenti lontani: ma questo non significa che non si possa coltivare dei grandi progetti, al di là della malattia.


20 ottobre 2017. Giulia è pronta: ha i panini, ha preparato la sua playlist preferita da ascoltare, si è vestita comoda. Ma manca qualcosa: ecco cos'è. Manca il tumore. Una settimana prima, venerdì 13 ottobre – ancora di venerdì – Giulia si è sottoposta alla sua ultima sessione di chemioterapia. 



Quella dannata routine le è entrata talmente dentro che ora non sa che fare. In realtà ci sarebbe quell’esame pubblico per il ruolo da infermiera da preparare. Durante i trattamenti ha studiato, pur tra mille difficoltà. Ancora una volta Simone aveva avuto il potere di far sembrare tutto molto più semplice: era stata brava, era preparata, ce l’avrebbe fatta. Magari la commissione le avrebbe fatto una domanda proprio sull’assistenza al malato oncologico: a lei che è sì infermiera, ma assomiglia ancora a una paziente. Ci sarebbe stato da ridere. E ora, che fare? E ora si va avanti, con la propria vita, insieme a Simone. 

Già, Simone: chissà che ne pensa di sposarsi il 13 ottobre. Potrebbe essere una buona idea, per dare definitivamente un significato a quella data che non rimandi al cancro. Voltare pagina, definitivamente. D’altronde, l’anno dopo il 13 ottobre sarebbe caduto di sabato. E se avesse avuto i capelli ancora troppo corti per sposarsi poco importa: nel 2019 sarebbe venuto di domenica. L’importante è che non fosse di venerdì.

PARTNER E MEDIA PARTNERS

Conad
Valfrutta
Assicoop
SGR Solidale
Gemos
Urbinati
Banca Malatestiana
Romagna Acque
Orogel
Graziani Packaging
Vicini shoes
La BCC
Orto Mio
Otto per Mille Chiesa Valdese
Rosetti Marino
Siropack
FONDAZIONE BRUNO MARIA ZAINI
Cangini Benne