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Essere volontari ai tempi del Covid

L'opinione della psicologa Giselle Cavallari


Una della motivazioni fondamentali che porta una persona a scegliere di diventare volontario/a è quella di donare in modo gratuito una parte del proprio tempo e della propria disponibilità a chi ne ha più bisogno. Da tanti anni come psicoterapeuta supervisiono e formo volontari di contatto ed accoglienza che donano una parte del loro tempo ai pazienti oncologici ed ematologici ricoverati e danno una mano nella raccolta fondi. 


In questo tempo che si prolunga sempre più nello stato di incertezza e di necessaria riorganizzazione dei bisogni primari a fronte di un'emergenza sanitaria causata dal Covid-19 anche il volontariato è stato modificato ed in qualche modo "traumatizzato" dalla situazione che tutti stiamo vivendo. Gli eventi dedicati alla raccolta fondi sul territorio sono stati annullati o ridimensionati e l'attività che i volontari svolgevano in reparto e nel day-hospital onco-ematologico dell'Ospedale Civile di Ravenna e in Hospice è stata sospesa fino a data da destinarsi. Le ragioni di tutto questo dal punto di vista razionale sono molto comprensibili e la tutela della salute dei pazienti nel pieno rispetto delle disposizioni vigenti è sicuramente prioritaria, ma quando mi soffermo e mi metto in ascolto in modo più profondo, sento le voci dei volontari che si sentono tristi e vuoti e in qualche modo sperimentano una sensazione di inutilità e di espropriazione della propria identità di quel camice di solidarietà che resta appeso nell'armadietto e non indossato,  immaginando i pazienti soli in un letto di ospedale senza il conforto e la presenza, senza quella mano tesa che dava sollievo alla degenza ospedaliera con piccoli servizi e un tipo di aiuto anche pratico acquistando una rivista o un caffè quando neanche i familiari sempre di corsa e con altre incombenze di maggiore priorità e importanza nei confronti della salute del congiunto riescono ad occuparsene.


Quindi penso che sia doveroso fermarsi per dedicare una riflessione sul senso al volontariato in questa fase storica tanto complessa e faticosa. In questo momento tante parti della nostra identità si sentono sospese ed in attesa di tempi migliori per ritornare alla normalità ma il volontariato deve continuare e soprattutto deve mantenere il suo valore, un valore aggiunto nell'umanizzazione delle cure primarie ed una motivazione più profonda e di senso anche in questo momento.


Rinforzo spesso il messaggio che essere volontario è un modo di essere al mondo ed il mondo in questo momento ha tanto bisogno di umanità e di relazione per sopravvivere a tutto quello che stiamo vivendo a livello mondiale e planetario. In questa fase ai volontari viene richiesto un grande sforzo ed una grande fiducia che è quella che nella relazione di aiuto deve tenere viva la speranza quando tutto sembra spento e svuotato di significato. Essere volontario è illuminare di umanità ed amorevolezza anche i momenti più bui e vulnerabili.

In questo momento ai nostri volontari viene chiesto di tenere accesa questa fiammella nel cuore continuando a diffondere la solidarietà in ogni sua forma. Mi piace immaginare tutti i volontari dei gruppi che supervisiono come un grande cerchio di persone che si tengono per mano e tutte insieme riescono ancora a restituire dignità e rispetto a tutto ciò che significa essere al servizio dell'altro e dei suoi bisogni: uno ad uno vi vorrei dire di continuare ad esserci di tenere il cuore pieno di tutti i ricordi di ciò che avete donato e ricevuto (spesso molto di più) fino ad ora. 


Una parte degli eventi dedicati alla raccolta fondi sarà mantenuta e tutti insieme, possiamo fare molto per dare ancora una grande contributo. In questo momento mettendo da parte un pezzetto della nostra identità ne ricuciamo rendendone disponibile, un'altra di maggiore utilità ed efficacia in questo momento. 


Anche noi psicologhe ci siamo dovute ripensare e a partire dal lockdown stiamo dedicando il nostro tempo all'attività di sostegno emotivo online ai pazienti oncologici nei dubbi, nelle paure e nella maggiore fragilità sperimentata in questa fase che continua ad attivare in ciascuno di noi incertezze sul futuro e traumatizzazioni. 

Mi piacerebbe dire che quando tutto questo finirà potrà tornare tutto come prima ma sicuramente non sarà cosìCome scrive Huraki Murakami "Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio... Ed è che Tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.” Il cambiamento inevitabilmente ci trasforma ma possiamo trasformarlo nella nostra forza e in una nuova opportunità, questo è certo e sono sicura di come da tutto ciò che sta accadendo potranno nascere nuovi frutti e molti progetti stanno già prendendo forma grazie ai nuovi bisogni che stanno emergendo in questo momento.

 

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