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PIERO NALDINI

Il maresciallo con la passione per Chopin


Piero è del 1935: ha 81 anni, ma ne dimostra dieci di meno. Se non quindici. Parla con un filo di voce: ti racconta dei posti dov’è stato, dei ristoranti in cui ha mangiato, specie quelli in cui il cibo è buono, le porzioni abbondanti e si spende poco. Perle nascoste, che ogni bravo romagnolo cerca per poi consigliarle agli amici. Altro che Pokemon.

Piero ha modi gentili ed affabili: non lo diresti mai, eppure ha fatto il militare di carriera. Si è congedato nel 1991 che era maresciallo scelto. Provi ad immaginarlo in divisa, che abbaia ordini ai suoi sottoposti e li punisce per ogni minima insubordinazione: ma è inutile, proprio non ce la fai.  

Uno dei vanti più grandi della mia vita: ho fatto il militare per quarant’anni, ma non ho mai fatto una guerra

Piero Naldini            

Tra militare e militarista, c’è tutta la differenza del mondo. Ha una passione: la bicicletta. “Quand’ero giovane e in forma, facevo anche 100 chilometri al giorno”, racconta. Dal suo fisico asciutto, non ti saresti aspettato nulla di diverso. Ma Piero ha anche un altro hobby: la musica classica. “Recentemente sono stato operato all’occhio: niente di grave, solo che non potevo guardare la televisione. Così, ho ascoltato a rotazione tre cd di Chopin. Ho scoperto delle sinfonie davvero meravigliose, che non conoscevo”. L’arte di vedere il lato positivo delle cose non la impari dal giorno alla notte.  

Piero è una presenza fissa negli uffici IOR di Forlì dal 1996: è uno dei Volontari più fedeli dell’Istituto. Quando passa è raro che sia di fretta: anche quando deve scappare per andare a Roma, alla laurea della figlia. Il tempo di una chiacchierata si trova sempre: e ti mostra una foto sul telefonino. Magari della moglie, con cui è sposato dal 1961; a volte del nipotino, che in ufficio è già una star. 

Per lo IOR ha fatto talmente tante cose che per elencarle tutte non basterebbero un paio di siti internet dedicati: ha fatto persino il testimonial. Si rende prezioso ogni giorno: perché sebbene in realtà non lo sia lo ritiene il suo dovere, e un militare il suo dovere lo fa in ogni situazione. È sempre presente durante le manifestazioni organizzate dall’Istituto; tiene i contatti con vari soggetti, tra cui ospedali e farmacie, che in caso di necessità sanno di poterlo contattare 24 ore su 24, 7 giorni su 7; ma, soprattutto, è vicino ai famigliari delle persone che perdono la loro battaglia contro il cancro.  

Partecipo spesso ai funerali. Non mi pesa, anche se ovviamente si tratta di un’attività molto delicata: certe volte è difficile non commuoversi. Ma devo dire che ho sempre trovato persone squisite, con cui si crea anche un bel rapporto

Ricordo un signore toscano: sua moglie era mancata qui da noi, così fu costretto a restare a Forlì, da solo, per tre giorni. In quel breve periodo abbiamo fatto amicizia: siamo usciti spesso. Aveva solo bisogno di parlare con qualcuno: c’ero io

                 

Piero è talmente indispensabile, talmente in prima linea nelle attività dello IOR, che a volte viene da chiedersi perché lo faccia. La risposta rispecchia la sua semplicità: “Ho avuto la fortuna che in famiglia nessuno si sia mai ammalato di cancro: ciò nonostante alcuni anni fa abbiamo temuto per mia figlia. Il sospetto era che avesse un tumore del seno: fu durante le visite di controllo che conobbe lo IOR. Rimase talmente colpita dalla delicatezza e dalla gentilezza dei Volontari che disse: ‘se non ho niente, voglio dare una mano anch’io’. Alla fine, effettivamente, i medici non trovarono nulla di anomalo, e tirammo un bel sospiro di sollievo”. 

“Mia figlia avrebbe tanto voluto mantenere la parola data – prosegue – ma purtroppo per problemi di lavoro non aveva proprio tempo. Così mandò me: suo padre. Sono entrato allo IOR in questo modo, e non ne sono più uscito: finché il mio fisico reggerà, continuerò a fare il mio dovere”. Col fisico che ha, non abbiamo dubbi: l’insostituibile Piero avrà ancora tantissimi buoni ristoranti da consigliarci.  

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