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Riccarda Arcangeli

Il volto del Natale IOR di Forlì


Riccarda entra in ufficio trafelata, e quasi non la si riconosce: completamente imbacuccata, capotto abbottonato fino al mento, un cappuccio bianco di pile ne difende il capo dall’oltraggio di un nove dicembre soleggiato ma rigido. Un venerdì come tanti, forse un po’ più freddo. Un venerdì che Riccarda, o Riccardina come la chiamano tutti per la figura minuta, trascorrerà a presidiare il suo stand di Natale in corso della Repubblica, a Forlì.

“Posso rimanere solo cinque minuti – mi avverte – poi devo tornare al mercatino. C’è rimasta mia figlia che oggi è in ferie: per fortuna che c’è lei a darmi una mano!”. Riccarda è così: da Volontaria sente di aver preso l’impegno, con l’Istituto Oncologico Romagnolo, di essere presente allo stand per mostrare ai tanti passanti del giorno di mercato le idee regalo che come ogni anno l’organizzazione propone, il cui ricavato andrà alla ricerca scientifica. Un impegno che non vuole delegare a terzi: nemmeno alla figlia.

Così, per guadagnare tempo, mi consegna una lettera scritta a mano, redatta con perfetta calligrafia la sera precedente. Inizia così: “È una storia semplice la mia”. Poi si siede al mio fianco e, scorrendo tra le parole con l’aiuto di una penna per non perdere il segno, me la legge ad alta voce, fermandosi di tanto in tanto a spiegare certi passaggi a suo dire poco chiari, quasi giustificandosi perché “l’ho scritta ieri sera, di getto: la mettete a posto voi?”.

In realtà c’è ben poco da mettere a posto: ma per una donna che, dopo essersi diplomata in Ragioneria ha fatto la contabile per una vita, sempre per la stessa società, l’ordine è tutto. “Sopraggiunta la sospirata pensione alla fine del 2008, mi sono finalmente ritrovata a casa chiedendomi come avrei trascorso tutto il mio tempo libero tanto agognato”.                

La risposta arriva qualche riga più tardi, al termine di un breve inciso che spiega come la sua vita non sia stata tutta rose e fiori, con malattie improvvise che di tanto in tanto colpivano la famiglia come fulmini a ciel sereno. Una storia semplice insomma, ma tutt’altro che facile. “È stata mia figlia, che compatibilmente col suo lavoro svolgeva varie attività di volontariato, a suggerirmi che avrei potuto dedicare il mio tempo a sostenere la lotta contro il cancro. Così ho iniziato a recarmi una volta a settimana in ufficio, per svolgere lavoro di segreteria: non senza qualche remora, per paura di non essere all’altezza del compito”. Riccardina è stata ben più che all’altezza del compito: e da un impegno sporadico, piano piano il volontariato ha assunto un ruolo sempre maggiore nella sua vita. Tanto che, da un paio d’anni, Riccardina è diventata il volto più riconoscibile del Natale IOR della sede di Forlì. 

“Ho iniziato con i vari Mercatini che si susseguono nel corso dell’anno – dice – specie quelli natalizi. Si tratta di un lavoro che inizia intorno ad ottobre, con l’acquisto dei materiali e con l’allestimento delle confezioni regalo. Non è un grande impegno ma è una cosa che mi gratifica molto, perché vedo che viene apprezzata e nel mio piccolo mi piace pensare di fare la mia parte per la ricerca scientifica”.  

Riccardina trascorre ore al suo stand all’aperto: ore che potrebbe passare al calore del focolare domestico, in un periodo dell’anno in cui si cerca di stare coi propri affetti più che in ogni altro momento. Eppure, dalle sue parole, sembra qualcosa di così naturale: o, per usare le sue stesse parole, di così semplice. “E comunque, spesso mio marito e mia figlia vengono a darmi una mano”.               

Riccardina chiude la lettera con un auspicio: “che più giovani inizino a dedicare un po’ di tempo al volontariato e alla lotta contro il cancro che porta avanti lo IOR: la ricerca ha bisogno anche di loro”. Cinque minuti di orologio, massimo sei: poi si riveste e torna dalla figlia e ai tanti passanti del giorno di mercato, che la aspettano allo stand.  


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