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Giancarlo Giusti

Il Volontario più rock dello IOR

“Supper’s ready”: letteralmente “la cena è pronta”. È una delle canzoni più significative del gruppo rock progressive dei Genesis: la band che ha unito alcuni geni musicali, Peter Gabriel e Phil Collins tra gli altri. Più che una canzone un viaggio, lungo 22 minuti. Un piacere immenso, di cui assaporare ogni singola nota, se chiedete a Giancarlo, autentico fanatico della band britannica: un interminabile, fastidioso strazio se chiedete a Valeria, sua moglie da 19 anni.

E dire che per Giancarlo la musica è una componente talmente fondamentale, talmente imprescindibile nella propria vita, che mai potresti immaginartelo accanto ad una persona che non condivide una passione così totalizzante. “Valeria ha davvero una pazienza infinita – mi confida – pensa che nel 1994 la trascinai a vedere un concerto dei Pink Floyd. Ancora oggi, a chi le chiede cosa ricorda di un evento che ha quasi del mitologico per ogni appassionato di musica, risponde semplicemente: ‘una gran confusione’”.

Questo è Giancarlo Giusti. 58 anni, una ventina di esibizioni live l’anno seguite dal lontano 1972, quando vide all’allora Teatro Astra di Forlì – oggi Diego Fabbri – il suo primo concerto, di Mal dei Primitives, rigorosamente dalle prime file.  “Era un periodo d’oro per la Romagna dal punto di vista musicale – mi spiega – tutti i più grandi cantautori italiani venivano a suonare nei nostri locali storici: come per esempio il Terme Club di Bagno di Romagna, dove ho visto artisti del calibro di Francesco De Gregori, Rino Gaetano, Antonello Venditti e tanti, tanti altri”.

“Col passare degli anni inevitabilmente il tempo si è ridotto, causa impegni lavorativi e famigliari. Ciò nonostante, è cresciuta fortissima l’esigenza dentro di me di fare qualcosa che mi gratificasse, che mi desse dei forti stimoli al di fuori della mia vita professionale”. Giancarlo, bancario da 39 anni, decide che dedicarsi agli altri è l’unica cosa che possa soddisfare quell’irresistibile bisogno di continue motivazioni. Essere d’aiuto, assistere chi ha bisogno: sì, ma come?

È così che nascono nel 2009 i Soul Brothers: un’associazione culturale che oggigiorno conta circa venti membri ufficiali e che sposta centinaia di persone tra Forlì e provincia per ciascuna manifestazione organizzata, ma nata originariamente dall’idea di cinque amici, tra cui Giancarlo, che vogliono far fronte a quella che ritengono né più né meno di un’ingiustizia. I soci fondatori vengono a sapere di un ragazzino di sette anni, Giuseppe, che, a causa di una malattia rarissima, avrebbe dovuto operarsi presso l’ospedale di Padova: un intervento che l’avrebbe portato ad una degenza successiva di alcuni mesi.           

All’ansia per la sorte del figlio, si aggiungevano nei genitori preoccupazioni di tipo economico: padre e madre non avrebbero infatti potuto permettersi di star vicino al bimbo, nel suo percorso verso la guarigione, per così tanto tempo. Né più né meno di un’ingiustizia, appunto. A cui i Soul Brothers decidono di porre rimedio nell’unica maniera che conoscono: attraverso il linguaggio universale della solidarietà, del sorriso e della musica. “Abbiamo organizzato un evento con ingresso a offerta libera presso la Taverna Verde di Forlì – afferma Giancarlo – il cui incasso sarebbe stato interamente devoluto a questa famiglia per aiutarli a rimanere uniti nella malattia”. Un format che diventerà successivamente il vero marchio di fabbrica dei Soul Brothers, sempre in prima linea quando si tratta di aiutare le persone in difficoltà.

Abbiamo fatto serate in favore della Croce Rossa, dei terremotati del Centro Italia, della popolazione di Haiti: ma anche per sostenere la lotta contro il cancro

Giancarlo Giusti            

Piccolo passo indietro. È il 1984: Giancarlo, suo malgrado, conosce per la prima volta l’attività dell’Istituto Oncologico Romagnolo, organizzazione nata appena cinque anni prima, a causa della malattia del padre, che purtroppo scompare prematuramente all’età di 61 anni. “Si può dire che conosca lo IOR dai suoi albori”, conferma Giancarlo. Un incontro purtroppo segnato dalla tragedia, ma che porta ad un’autentica unione d’intenti: un sodalizio che prosegue tutt’oggi. “Ho iniziato a fare il Volontario per lo IOR intorno agli anni 2000. Posso affermare d’essere un Volontario sui generis. Ammiro profondamente chi riesce a donare buona parte del suo tempo alle persone che soffrono e stanno in reparto: purtroppo io non ne sono capace, non ne ho la forza, sarei troppo sensibile, mi viene subito il magone”.

Una sensibilità perfettamente umana e comprensibile, forse resa ancor più spiccata dai trascorsi personali di Giancarlo. “Mi sono sempre sottoposto ad esami regolari, come tutti noi dovremmo fare, perché la prevenzione è una cosa fondamentale. Purtroppo, però, nel 2012, uno screening di routine ha evidenziato un cancro alla prostata”.

Una diagnosi seria, resa ancor più drammatica da alcuni problemi che Giancarlo si porta dietro da una vita. “Soffro di una patologia ereditaria, una mutazione genetica denominata fattore V di Leiden: comporta problemi di ipercoagulabilità del sangue, cosa che mi ha portato a soffrire di una tromboembolia polmonare nel 2009”. Una condizione che si tramanda di padre in figlio e che Giacomo, che oggi ha 28 anni, ha ereditato dal padre, assieme all’incredibile passione per la musica, soprattutto Vasco Rossi e gli U2, band che hanno visto dal vivo insieme.

“Dopo la diagnosi, ho avuto qualche minuto di mancamento”, spiega Giancarlo. A volte anche le rockstar vacillano sotto i colpi della vita. E anche le persone più vive, sorridenti, quasi invincibili, possono mostrare un volto umano di fronte a qualcosa capace di stravolgere qualsiasi aspettativa e prospettiva: il tumore.          

“Quello che ricordo con maggiore precisione è come cambia all’improvviso la concezione che hai del tempo: capisci in un attimo che quello che ti sembrava scontato, abbondante, quasi infinito, è molto più incerto di quanto pensassi. In un attimo il tempo cessa d’essere un concetto astratto, e diviene qualcosa di molto più concreto”. Ma dopo qualche minuto di insicurezza, speso anche a pensare a quello che potrebbe essere il futuro della propria famiglia, la vita di Giancarlo è tornata ad essere rock, com’era sempre stata. “Ho pensato: ho un problema, bisogna affrontarlo e superarlo”.

Il 15 febbraio 2013 Giancarlo si sottopone ad intervento chirurgico: tutt’ora gode di ottima salute, anche se l’operazione è ancora troppo recente per non vivere con l’ansia di una possibile recidiva. “Continuo ad andare all’IRST per sottopormi a controlli frequenti e regolari: nel frattempo affronto la vita seguendo regole precise che in realtà si applicano a tutti. Il movimento e l’alimentazione sono le mie medicine principali: assieme a tanto, tanto ottimismo”. Un ottimismo che lo porta a continuare ad organizzare eventi di beneficenza a favore dell’Istituto Oncologico Romagnolo: il modo, sui generis, di essere Volontario e, da qualche tempo, Consigliere dell’Associazione Amici e Volontari dello IOR. Il modo, sui generis, d'essere indispensabile e d'aiuto per tantissime persone. 

La musica può cambiare il mondo perché può cambiare le persone

Bono            


Musica e ARTHE

L'11 marzo, in occasione della settimana dedicata alla donna, Giancarlo e i Soul Brothers organizzano una giornata dedicata a tutte le ragazze e le signore romagnole, il cui ricavato sarà devoluto in favore del Progetto ARTHE, la sperimentazione innovativa portata avanti dal prof. Paganelli e sostenuta dallo IOR per evitare l'intervento chirurgico a tutte le pazienti colpite da tumore del seno non palpabile. Vuoi conoscere il programma dell'evento?


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