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Malattia e vita di coppia

Affrontare l'intimità dopo una diagnosi di tumore

Mi chiamo Marta, ho 43 anni e purtroppo qualche anno fa mi è stato diagnosticato un tumore al seno. Sono stata sottoposta ad intervento chirurgico: ho subito una mastectomia della mammella destra con ricostruzione, e ho seguito tutti i vari step di chemioterapia, radioterapia e infine terapia ormonale, al momento ancora in corso. Vi scrivo per avere un consiglio riguardo un aspetto della mia vita di cui ancora non ho avuto il coraggio di parlare. Purtroppo, dal momento della diagnosi, ho serie difficoltà a vivere in maniera serena l’intimità con mio marito, con cui sono sposata da 9 anni. Lui mi appoggia, è sempre presente, mi supporta e mi ascolta: ma purtroppo, quando vedo che vorrebbe riprendere ad avere rapporti con me, mi blocco. Non lo ammetterà mai, ma ho paura che questa mia insicurezza possa piano piano portarlo ad allontanarsi da me, e magari cercare un’altra persona con cui poter vivere più normalmente anche l’intimità… Insomma vorrei sbloccarmi, ma sento di non essere ancora pronta. Come posso fare? 

La risposta della nostra esperta

Dott.ssa Elena Samorì,

psiconcologa IOR

                

Cara Marta,

innanzitutto permettimi di ringraziarti per aver trovato il coraggio di scriverci di un argomento di cui purtroppo si parla poco, ma che nella mia esperienza posso dirti che coinvolge tantissime donne: la maggior parte delle pazienti, infatti, mantiene questo senso di inadeguatezza in una sfera privata, del tutto personale, non ammettendolo nemmeno al proprio medico. Una diagnosi di tumore porta con sé una serie di problematiche psicologiche che hanno un profondo impatto sui vissuti di una persona: l’intimità, in questo senso, non fa eccezione. Le reazioni più comuni possono spaziare da sentimenti di tristezza, di sospensione, persino di rabbia per l’ingiustizia subita: tutte emozioni che non concedono spazio per accogliere l’altro, non solo da un punto di vista prettamente sessuale ma anche semplicemente sul piano affettivo. Una diagnosi di tumore provoca forte ansia: è assolutamente normale rispondere a questo senso di preoccupazione persistente concentrandosi su di sé, concedendo minore spazio al partner.

Nel tuo caso c’è un ulteriore aspetto da non sottovalutare: quello della mastectomia. Un’operazione di questo tipo può avere forti ripercussioni sull’immagine che si ha del proprio aspetto fisico, tanto da indurre un senso di estraneità nei confronti di questa nuova parte del corpo, indipendentemente dal risultato chirurgico estetico. Questo può dipendere da una minore sensibilità della cute; d’altronde, peso e densità possono essere percepite in maniera diversa.

Esistono poi delle problematiche legate al tipo di terapia che hai fatto e che stai facendo. La chemioterapia possiede un impatto notevole dal punto di vista fisico e psicologico: può comportare un periodo di sofferenza, di stanchezza, addirittura di incertezza sulla sensazione di potercela fare. In una tale situazione emotiva, è perfettamente comprensibile che la sessualità sia l’ultimo dei pensieri di una donna: la tendenza è quella di accantonare un po’ questa sfera della vita, per recuperarla in un secondo momento, durante le fasi di ripresa. Inoltre, tra gli effetti collaterali della terapia ormonale possono esserci il calo della libido e una minore elasticità dei tessuti della vagina, che possono in alcuni casi portare a provare fastidio durante l’atto.

Per tutte queste ragioni, Marta, la prima cosa che mi sento di dirti è di stare tranquilla: è perfettamente normale, purtroppo capita a tantissime donne che si trovano nella tua situazione. Da questo punto di vista, essere in una relazione stabile e duratura col tuo compagno è sicuramente un vantaggio, perché per una donna è spesso problematico il primo approccio ad una nuova figura maschile, verso la quale si possono instaurare meccanismi di difesa che creano difficoltà nella relazione. Nel tuo caso, ci può essere il rischio di scivolare verso quelle che tecnicamente definiamo come “relazioni bianche”, in cui l’intimità diventa un tabù e il compagno mantiene un atteggiamento di attesa allo scopo di non avanzare richieste ulteriori nei confronti della propria compagna già provata dalle vicissitudini del percorso di cura. In questo modo, la sessualità può essere congelata in una sorta di perenne sospensione.

Per questo motivo, è molto importante mantenere alto il dialogo nel rapporto di coppia: ricordati che intimità non significa solo sessualità, ma anche affettività e complicità. La sessualità è solo la punta dell’iceberg, l’apice di un travaglio che cova al nostro interno e investe tutta la sfera emotiva: il risultato può essere un senso di inadeguatezza. Il tuo compagno sembra essere in grado di ascoltarti e sostenerti in modo empatico, pertanto lascia che ti dia una mano col suo sguardo benevolo: egli può farti da specchio positivo e aiutarti a recuperare la tua femminilità. In questo senso la complicità tra voi può rappresentare uno step necessario ed intermedio per ritrovare la vostra intimità: parlate, vivete momenti di tenerezza ma anche di leggerezza, di condivisione, di divertimento assieme e con altre coppie o amici.

Potresti inoltre ritrovare nel tuo medico di riferimento un professionista capace di ascoltarti e di offrirti ottimi suggerimenti utili a favorire il ritorno all’intimità e alla sessualità, grazie anche al contributo del ginecologo, al quale affidarsi durante questo percorso per viverlo nel modo più consapevole e sereno possibile. Spero di averti dato indicazioni utili, che ti aiuteranno a superare questo piccolo blocco. Ricordatevi: sebbene questo periodo possa sembrare infinitamente lungo, di fatto rappresenta solo una fase.

Spero di esserti stata d'aiuto.

Continuate a parlare, comunicare, ad essere complici, e vedrete che tutto andrà per il meglio.

Un abbraccio,

dott.ssa Elena Samorì

Psiconcologa IOR



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