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Elena Samorì

"Lo psiconcologo: un supporto fondamentale"

 

Donare il 5 per mille all’Istituto Oncologico Romagnolo significa donarlo alla Romagna che lotta contro il cancro: si tratta di un gesto che non costa nulla, ma che può fare un enorme differenza in questa battaglia. Lo IOR è da sempre fortemente riconosciuto e radicato sul territorio: per questo motivo, nel 2014, ben 33.816 romagnoli hanno scelto di sostenerlo tramite il 5 per mille. Ma dietro la Romagna che lotta contro il cancro esistono delle persone, dei volti, delle storie. Per spiegare come questo non sia semplicemente uno slogan, ma un impegno concreto, per la campagna 2017 lo IOR ha deciso di intervistare 5 persone che rappresentassero appieno questa battaglia nella nostra regione.

Vi presentiamo quindi Elena Samorì, dottoressa che svolge il ruolo di psiconcologa presso l’U.O. di Oncologia di Faenza. Quella dello psiconcologo è una figura relativamente nuova all’interno di un’equipe medica, ma di cui i pazienti avvertono una necessità sempre crescente: ciò nonostante, il riconoscimento di questo ruolo come idea di assistenza sanitaria a tutt’oggi non è ancora universalmente accettato né valorizzato come dovrebbe. 

Dott.ssa Samorì, puoi spiegarci le peculiarità tipiche della figura dello psiconcologo?

Una diagnosi di tumore possiede un fortissimo impatto emotivo sulle persone: lo psiconcologo aiuta il paziente e la sua famiglia ad affrontare un tale trauma interiore, ad adattarsi ai cambiamenti che la malattia impone, ad accettare il percorso di cura e la nuova condizione.

Siamo abituati a vedere lo psicologo come un professionista che affronta le problematiche mentali di individui fisicamente sani: lo psiconcologo, viceversa, affronta le esigenze di soggetti mentalmente sani ma fisicamente malati, sebbene tale patologia presenti forti ripercussioni a livello emotivo. Il paziente oncologico necessita di una sorta di coach, di trainer che lo accompagni, che lo rinforzi, che lo motivi, che lo aiuti nell’elaborare un senso e significato all’esperienza di malattia: d’altronde, chi affrontando un momento cruciale della propria vita non ha mai sentito la necessità di appoggiarsi a qualcuno?

Un lavoro di grande responsabilità: come hai scelto questo ambito?

Fare la psicologa è sempre stato il mio sogno, sin da bambina. Dopo aver scelto la specialità di Psicologia Clinica a Bologna, mi sono avvicinata a questa branca della disciplina: ed è grazie allo IOR che oggi posso dedicarmi full time all’assistenza dei pazienti oncologici. Ho iniziato facendo formazione e reclutamento dei volontari dell’Istituto che andavano in corsia, di modo che potessero fornire un aiuto il più possibile professionale. In seguito, quando il dott. Tamberi, direttore dell’Oncologia di Faenza, mi ha chiesto di unirmi alla sua equipe, è stato proprio lo IOR a sostenere economicamente la mia figura professionale nello specifico e questo progetto in generale, affrontando persino le spese necessarie per la creazione dell’ambulatorio dove poter accogliere le persone che hanno bisogno.  

Uno spazio indispensabile, se si tiene conto che seguo circa sei-sette pazienti al giorno, ma tutt’altro che scontato: raramente lo psiconcologo è parte così integrante dell’equipe medica, nonostante sia una figura importantissima di cui si sente una profonda esigenza.

Un’esigenza raccontata anche dai numeri: sei-sette pazienti visitati ogni giorno, una media di novecento colloqui l’anno, circa un migliaio di persone aiutate dal 2010, da quando cioè hai iniziato la tua esperienza all’Oncologia di Faenza.

In effetti la richiesta è molto alta, quasi superiore a quella cui posso far fronte. All’interno del percorso senologico del gruppo multidisciplinare è avviato dal 2012 un lavoro strutturato coi gruppi di supporto psicologico per "donne operate al seno in corso di terapie adiuvanti”. Si tratta di otto incontri a tema una volta al mese, in presenza di circa otto donne, presso l’Ambulatorio di Psiconcologia. La strutturazione degli incontri promuove e permette un intenso scambio relazionale tra le giovani partecipanti, fonte di confronto e di rispecchiamento. Nel percorso vengono promosse tutte le attività svolte dall’Istituto Oncologico Romagnolo, come il Progetto “La forza e il sorriso”e il Progetto  “Margherita”. Gli interventi clinici possono essere rivolti al singolo paziente e alcuni colloqui, particolarmente delicati, sono gestiti in modo congiunto al medico oncologo di riferimento, in mia presenza, per una sinergia di competenze. Oppure i colloqui possono essere rivolti al sistema famiglia, costituito dal paziente insieme al proprio familiare/i o ai soli familiari.

Per fare un esempio, proprio pochi giorni fa ho incontrato il padre di due bambini di quattro e sei anni, per un confronto, condiviso come desiderio dalla moglie in chemioterapia, sulla delicata gestione della comunicazione della malattia ai figli. Era mosso dal desiderio di essere una presenza forte e rassicurante per tutto il nucleo anche nei momenti in cui la chemioterapia avrebbe fatto sentire in maniera più feroce gli effetti collaterali sulla moglie. Ma il ruolo della psiconcologa non si limita all’ambito clinico: facciamo formazione, seguiamo il volontariato, ci occupiamo di programmi di prevenzione e sensibilizzazione. 

Lo psiconcologo è una figura a tutto tondo, oramai fondamentale: lo IOR ne ha capito in pieno l’esigenza, ed è quindi oramai indispensabile sostenere l’Istituto affinché la psiconcologia sia un servizio di cui può disporre il maggior numero di persone in Romagna.

Elena Samorì


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