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Moira Sola

La malattia: un'esperienza da condividere

C’è una parola che ritorna spesso nel racconto di sé che Moira Sola ha affidato al nostro sito internet: quella parola è “orizzonti”. C’è chi osservando questa linea piatta che si staglia lontano prova un profondo senso di frustrazione, quasi d’inquietudine, perché è consapevole che per quanto cammini, ella non si avvicinerà mai: inafferrabile, beffarda, misura con precisione i tuoi passi e di quella stessa distanza si scosta più in là. Ma c’è invece chi ha compreso che l’orizzonte non è fatto per essere catturato, ma per essere spinto ancora più distante: perché quello a cui aspiri è sovente più importante di quello che ottieni. Moira appartiene a questa seconda categoria di persone: per questo motivo ha studiato Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Pisa. Le successive esperienze presso l’Università di Canterbury, il Vice Consolato Onorario di Bordeaux, le visite a paesi come Svezia ed Indonesia non fanno altro che confermare questa forte propensione verso il viaggio: assieme alla lettura, altra sua grande passione, il modo migliore di spingere l’orizzonte un po’ più in là. 

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via”, diceva Cesare Pavese. E anche per il gusto di tornare, aggiungiamo: poiché “un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Quel paese, per Moira, è Mormanno: un piccolo villaggio arroccato tra i verdi monti del Parco Nazionale del Pollino, in provincia di Cosenza, a cui decide di fare ritorno nel 2004. L’obiettivo: mettere le proprie conoscenze linguistiche e culturali a disposizione dei bambini della Scuola Materna, di modo da alimentare il sacro fuoco della curiosità negli studenti.

Se guardi l’orizzonte dal Parco Nazionale del Pollino, il panorama che si staglia di fronte ai tuoi occhi è una distesa di verde e di nuvole: una sorta di paradiso naturale, che restituirebbe serenità e pace anche al cittadino metropolitano più sfegatato. Una serenità e una pace profondamente turbate all’improvviso, nel 2012, da uno sciame sismico, culminato con il terremoto del 26 ottobre: una calamità di magnitudo 5.2, che causa profondi danni a tanti edifici di Mormanno. La casa dove Moira vive assieme al marito, Raffaele, e alla figlia, Cecilia, è tra le strutture colpite. La famiglia è costretta a spostarsi: uno sconquasso ulteriore per la donna, che si somma al terremoto interiore scatenato dalla scomparsa di entrambi i genitori.

Se guardi l’orizzonte dal Parco Nazionale del Pollino, il panorama che si staglia di fronte ai tuoi occhi continua, nonostante tutto, ad essere una distesa di verde e nuvole: la Romagna non è neanche intuibile, nascosta dietro 800 chilometri di curve e autostrada. Eppure la Romagna entra prepotentemente nella vita di Moira a Natale 2015. “Dopo un paio d’anni di disorientamento, confusione e, perché no, rabbia per quello che mi era successo – scrive – scopro di soffrire di cancro al seno: due tumori maligni si nutrivano delle mie cellule per turbare ulteriormente la mia solidità”. Un suo caro, che ha avuto un’esperienza simile, le consiglia di percorrere quegli 800 chilometri di curve e autostrada, per sottoporsi a cure e intervento tra il Pierantoni di Forlì e l’IRST IRCCS di Meldola. “Appena qualche mese prima avevo deciso di affiliarmi ad una multinazionale ed aprire una scuola di lingua in una cittadina poco distante dalla mia: lascio immaginare quanto sia stato difficile organizzare e optare verso una simile scelta”.

Di nuovo in viaggio: anche se, questa volta, l’orizzonte non c’entra. Destinazione Ravenna, dove vive la zia Maria, disposta ad ospitare Moira e Raffaele per tutti i sei mesi della chemioterapia. “Un solido punto di riferimento: non solo fisico, ma anche morale. Una donna dal temperamento forte e risoluto”, come la descrive Moira. “Grazie a lei, a sua figlia Annamaria, a suo genero e a suo nipote capisco di non essere sola in questa battaglia”. Una battaglia che la vede anche al fianco di medici, infermieri e Volontari IOR: “Persone umili dall’immensa professionalità, che ogni giorno si dedicano con passione ai pazienti. Dal primo momento mi sono sentita coccolata, portata per mano, nutrita dal loro calore umano. Il clima di serenità, la semplicità dei medici, i sorrisi, non certo scontanti, che tutti elargiscono sin dalle prime ore del mattino, si rivelano già dai primi appuntamenti utili e mi aiutavano a lenire, almeno in parte, le sofferenze del corpo e della mente”.

Il percorso di guarigione è lungo e sofferto: tante sono le notti insonni, lunghe ore buie da attraversare in compagnia dei propri dubbi e dei propri fantasmi. Moira decide di esorcizzare quelle paure mettendo nero su bianco ciò che prova: pochi pensieri, che con l’andare del tempo divengono un vero e proprio manoscritto, dal titolo "Come d'improvviso". “All’inizio, l’esigenza di scrivere derivava semplicemente dal bisogno di elaborare, di metabolizzare, di digerire un boccone troppo amaro – spiega – ma poi è diventato qualcosa di più. Mi sono chiesta: ‘perché non condividere?’.

L’obiettivo è quello di scandagliare le diverse sfumature del dolore, ma soprattutto di non arrendersi mai neanche quando pensiamo di non potercela fare. E che i sentimenti, per essere vissuti appieno, non hanno bisogno di retorica. Il ‘dramma’ va vissuto in modo sobrio, leggero, ironico, deciso e condiviso. Raccontare sé stessi non è facile: ancor meno facile è sottoporsi al giudizio altrui. Ma può servire a conoscersi meglio: e forse servirà, a chi deciderà di leggermi, a guardare il mondo sotto un’altra prospettiva”. La prospettiva di Moira, arrivata in Romagna con tanti dubbi, e tornata a Mormanno con una storia da condividere e un orizzonte da spostare più in là, per tanti anni a venire.


Puoi ordinare il libro di Moira, in versione cartacea o e-book, direttamente tramite il Mondadori Store. 


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