Utilizziamo i cookie per migliorare le funzionalità di questo sito Web.

Accetto Leggi di più


Giovanni Luca Frassineti

Tumore del pancreas: situazione presente e prospettive future

 

Il dott. Giovanni Luca Frassineti è, da settembre 2016, il Direttore dell’Oncologia Medica dell’IRST IRCCS di Meldola, oltre ad essere a tutt’oggi il Responsabile del Gruppo di Patologia Gastroenterica dell’Istituto. Classe 1956, si è laureato a ventiquattro anni con lode in Medicina e Chirurgia all’Università di Bologna nel 1980, conseguendo successivamente la specializzazione in Oncologia Medica a pieni voti nel 1984 presso l’Università di Ancona. Riconosciuto a livello internazionale come un valente esperto di ricerca translazionale, ha avuto l’opportunità di vincere agli inizi della carriera una borsa di studio dell’Istituto Oncologico Romagnolo, da sempre si è votato  a supportare giovani oncologi con talenti dedicati all’assistenza ed alla ricerca.

Nello specifico lo IOR gli ha permesso di partecipare nel 1988 al Progetto di Ricerca Traslazionale  in Oncologia al Lombardi Cancer Center Research della Georgetown University , nell’Equipe del prof. Marc Lippman, uno dei massimi esperti internazionali del settore. Allievo del prof. Amadori, ha seguito il suo Maestro nell’avventura dell’IRST  collaborando con lui allo  sviluppo scientifico ed assistenziale dell’Istituto, oramai una delle più belle realtà della Medicina Italiana di oggi. Ha collaborato con il prof. Amadori in numerosi progetti di Ricerca e di Didattica (da anni insegna alla scuola di Specializzazione in Oncologia dell’Università di Ferrara):  tra questi, una posizione di rilievo occupa la conferenza “Translational Research in Oncology”, meeting che richiama in Romagna esperti da tutto il mondo giunto alla sua quarta edizione.

Dott. Frassineti, parliamo di tumore del pancreas esocrino. Quali sono le statistiche oggi in Italia?

Il tumore del pancreas esocrino non è tra le cinque neoplasie più frequenti, tuttavia occupa il quarto posto come indice di mortalità per le donne ed il quinto per la totalità maschi e femmine. In Italia abbiamo circa 13.500 nuovi casi attesi l’anno: essendo una neoplasia tipica dell’invecchiamento, se si stratifica per età il target più colpito rimane quello delle donne dai 70 anni in su. Sebbene le stime non siano delle più rassicuranti, visto che secondo diversi studi diventerà la seconda causa di mortalità per neoplasia in entrambi i sessi  entro il 2030, seconda solo al tumore al polmone, stiamo assistendo ad un cambiamento positivo sia in termini di incidenza che di mortalità, anche nella nostra Regione.

I dati del Registro tumori della Romagna ci dicono, infatti, che se fino ad un paio di decenni fa l’aumento dell’incidenza si attestava sul +3,9%, dal 1998 tale crescita si è arrestata nei maschi e risulta quasi ferma (+0.5%) nelle femmine. Verosimilmente, questo miglioramento si deve ad una maggiore attenzione verso stili di vita più sani: la forte diminuzione del numero dei fumatori in primis, soprattutto tra gli uomini, unita a quelle misure di prevenzione di patologie cardiovascolari e tumori in generale che oggigiorno un po’ tutti conosciamo.

Nonostante questo trend positivo, il tumore del pancreas esocrino è ancora una delle neoplasie che fa più paura. Perché, secondo lei?

I passi avanti, in termini di sopravvivenza ai cinque anni, sono stati indubbi negli ultimi anni: tuttavia, la prognosi rimane sicuramente non positiva. Colpa delle peculiarità di questa patologia, caratterizzata da una particolare aggressività e imprevedibilità: purtroppo la diagnosi precoce resta molto complicata, poiché spesso questo tipo di neoplasia è causa di sintomi significativi solo nelle sue fasi avanzate, quelle fasi cioè in cui la scelta terapeutica che offre le maggiori possibilità, la chirurgia radicale, è oramai impossibile da intraprendere. 

La tempestività è un fattore fondamentale per migliorare quadro clinico e prospettive di guarigione: per questo, sebbene siano spie piuttosto vaghe, è bene che il paziente e le diverse figure sanitarie di riferimento facciano particolare attenzione a sintomatologie e situazioni apparentemente aspecifiche e alle  quali spesso non si fa attenzione, come steatorrea; insorgenza improvvisa di diabete mellito; dolori di schiena o addominali; nausea e vomito, soprattutto a distanza di un paio d’ore dal pasto; perdita di peso senza una causa apparente; scarso appetito; affaticamento. Anche l’ittero da ostruzione o compressione delle vie biliari può essere un primo sintomo di carcinoma pancreatico in particolare in presenza di malattia alla testa del pancreas.

Quando un tumore del pancreas è operabile e quando, invece, non è possibile intervenire chirurgicamente?

Innanzitutto, la neoplasia operabile non deve presentare localizzazioni di malattia a distanza e a livello loco regionale non deve compromettere od infiltrare i grossi vasi sanguigni. In secondo luogo, anche qualora si presentassero le condizioni utili ad un’operazione, il chirurgo deve sempre valutare preventivamente che gli effettivi benefici che un intervento può procurare al paziente siano maggiori dei rischi cui viene sottoposto. Per questo si insiste molto sul termine di resecabilità chirurgica e sul concetto altrettanto importante di “resecabilità chirurgica borderline”, che rappresenta fondamentalmente quella grossa linea di confine che separa l’opportunità di un intervento o meno. La ricerca si sta concentrando molto su questo aspetto: l’obiettivo è quello di portare i tumori del pancreas considerati al limite sempre più verso l’operabilità.

A tal proposito, qual è lo stato della ricerca in oncologia medica?

La ricerca in generale si sta concentrando in particolar modo su due linee: quella dell’immunoterapia e quella dell’identificazione di  fattori biomolecolari predittivi non solo della propensione di un soggetto alla malattia, ma anche di risposta dello stesso ai farmaci. Nel primo caso, lo specialista si concentra sulla scoperta di nuovi  farmaci in grado di sbloccare possibili freni inibitori del nostro sistema immunitario di modo da “insegnargli” a riconoscere le cellule cancerogene e, di conseguenza, a combatterle. Nel secondo caso, andiamo ad identificare quelle varianti geniche presenti in ciascuno di noi che possono fornire una previsione sulla probabilità di una persona di sviluppare questa neoplasia, per cercare per esempio di intervenire con terapie preventive. Inoltre, conoscendo la risposta o meno di un determinato soggetto ad un farmaco specifico, ci si può dirigere sempre più verso lo sviluppo di terapie ad hoc, personalizzate, e di terapie antitumorali sempre più studiate sulle caratteristiche molecolari della neoplasia. In IRST, in particolare, la mia equipe ha partecipato ad almeno tre esperienze importanti a livello mondiale. In particolare, siamo stati selezionati in uno studio internazionale che si chiama APACT: un grande riconoscimento del nostro lavoro da parte dell’oncologia internazionale. Lo scopo della sperimentazione era quello di valutare in fase adiuvante, cioè in post chirurgia ed in assenza di malattia nota, l’azione della gemcitabina, farmaco  standard, in associazione all’abraxane: lo studio è chiuso, il reclutamento è avvenuto, attendiamo solo che trascorrano tempi adeguati di follow-up per poter eventualmente modificare i nostri approcci terapeutici in questa delicata fase di vita.


Esiste un modo per cercare di prevenire il tumore del pancreas?

I due fattori di rischio più importanti sono sicuramente il fumo di sigaretta e l’obesità: al primo è attribuibile circa il 30% della casistica totale, mentre condizioni di sovrappeso alterano il metabolismo glucidico attivando pathways cellulari che favoriscono l’infiammazione. Si stima che un elevato indice di massa corporea aumenti la mortalità per tumore del pancreas di una percentuale che oscilla tra il 20% ed il 40%. Dunque, il primo consiglio è quello di non fumare e mantenere il più possibile il proprio peso forma, attraverso uno stile di vita non sedentario e una dieta che preveda l’assunzione moderata di grassi animali e carni rosse a favore di alimenti ricchi di sostanze antiossidanti. Occorre fare attenzione anche al consumo di alcolici; a patologie associate quali diabete mellito soprattutto in assenza di fattori predisponenti o di una storia familiare; all’esposizione a sostanze chimiche quali betanaftilamina, benzidina, DDT, pesticidi e solventi; e alla predisposizione genetica. Il 10% di pazienti con tumore pancreatico, infatti, presenta almeno due parenti di primo grado affetti dalla stessa malattia.   


Partners e Media Partners

Conad
Valfrutta
Assicoop
SGR Solidale
Unicredit
Intesa SanPaolo
Banca Malatestiana
Romagna Acque
Orogel
Aprofruit
Vicini shoes
Campomaggi e Lucchi
Orto Mio
mercato cesena
Rosetti Marino
Siropack
FONDAZIONE BRUNO MARIA ZAINI
Linea Steril