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XXX Giornata dei Volontari

Un evento, mille emozioni

Sabato 10 giugno è la data che l'Istituto Oncologico Romagnolo ha scelto per celebrare il motore pulsante della sua organizzazione: quei 510 Volontari attivi che ogni giorno traducono il motto dello IOR, vicino a chi soffre e insieme a chi cura, in azioni tangibili e concrete. La Giornata dei Volontari, giunta quest'anno alla sua XXX edizione, è stata la consueta altalena di informazioni riguardanti l'innovazione applicata alla ricerca scientifica ed emozioni scaturite dalle storie di vita vissuta, raccontate dai loro grandi protagonisti. 

È stato il Direttore Generale dello IOR, Fabrizio Miserocchi, come di consueto nelle vesti di conduttore, ad aprire le danze, con un resoconto dell'attività IOR dell'ultimo anno. "Nel 2016 abbiamo ricevuto 15.202 donazioni e 34.024 preferenze per quel che riguarda il 5x1000: grazie ai più di 4 milioni di euro raccolti, abbiamo potuto sostenere otto progetti di ricerca scientifica fondamentali per la lotta contro i tumori; 10 conferenze oncologiche di cui una internazionale, dal titolo Translational Research in Oncology; 6 progetti di prevenzione scolastica, che hanno portato alla sensibilizzazione di 12.947 studenti intorno ai temi del fumo, dell'alcol, di una corretta alimentazione ed esposizione solare. 

Abbiamo donato 358 parrucche a donne colpite da tumore, e accompagnato 618 pazienti da casa ai luoghi di cura e ritorno. I numeri possono sembrare freddi ma sono fondamentali per far capire l'importanza dei nostri servizi: servizi per lo più offerti grazie al grande altruismo dei nostri generosi Volontari".

Gli ha fatto eco il Prof. Amadori, Presidente IOR: "Il XXX Convegno Volontari rappresenta un grande traguardo per la nostra organizzazione: è una giornata che organizziamo sempre molto volentieri per ringraziare coloro che donano quanto di più prezioso hanno, il loro tempo, alla causa della lotta contro il cancro. L'importanza dello IOR per quel che riguarda la ricerca scientifica è sotto gli occhi di tutti: dal 1979 sono quasi 300 i giovani che sono partiti grazie ad una borsa di studio dell'Istituto, e che hanno poi fatto carriera sia in Italia che all'estero; è grazie allo IOR se in Romagna possiamo permetterci presidi e strutture d'avanguardia per la lotta contro il cancro. 

Questo è in gran parte dovuto al lavoro dei Volontari: assieme abbiamo iniziato a sgretolare quella roccia che è il tumore, e che presto sono sicuro riusciremo a sconfiggere".

Come di consueto grande spazio è stato dato alla situazione della ricerca scientifica. La dott.ssa Jenny Capuccini, dell'Hospice di Faenza e Lugo, ha fatto una panoramica sulle cure palliative somministrate a quei pazienti che oramai non rispondono più alle cure: una branca della medicina fondamentale, di cui si sente forte bisogno. "Per questo abbiamo deciso, insieme allo IOR, di far ripartire quel servizio gratuito di compagnia ed ascolto interrotto oramai qualche anno fa. I nostri Volontari, debitamente formati, andranno nelle case dei pazienti semplicemente per tenere loro compagnia: magari leggere un giornale, o giocare a carte. Non operatori socio-sanitari, quanto piuttosto amici che danno una risposta ai forti bisogni di questo particolare tipo di malati". 

Interessante anche l'intervento del dott. Massimo Guidoboni, Responsabile Immunoterapia IRST IRCCS, che ha appunto presentato le novità dell'oncologia utilizzando metafore fruibili a tutti i presenti. "Pensate ai nostri linfociti come ad una squadra di calcio: a forza di combattere contro il tumore si stancano, sono un po' come quei giocatori che a fine partita sono colpiti dai crampi. L'immunoterapia permette non solo alle nostre difese di riprendersi e contrastare la malattia con rinnovato spirito, ma di sostituire i linfociti più stanchi con delle 'riserve' pronte a fare gol". L'esperto è anche intervenuto sulla questione vaccini, che già da qualche anno tiene banco nell'opinione pubblica.  "I vaccini permettono di allenare la nostra squadra, il sistema immunitario, per essere pronta a vincere le partite contro infezioni, virus e batteri.

Grazie alle varie profilassi abbiamo sconfitto il vaiolo e quasi eradicato la poliomelite: i giovani non conoscono i danni che queste malattie procuravano, e forse è per questo che nascono certi movimenti d'opinione. 'Insieme' è la parola chiave: occorre ristabilire un'alleanza, un rapporto di fiducia tra medico e paziente. Un tumore su sei è causato da virus e batteri: sono due i principali agenti infettivi, l'epatite B e C e il papillomavirus. Grazie ai vaccini possiamo prevenire dal 70% al 90% dei tumori scaturiti da questi agenti: è importante quindi collaborare, tutti insieme".

Terminata la parte scientifica, quella che per così dire rappresenta la seconda metà del motto dello IOR, "vicino a chi cura", è stato dato ampio spazio alle emozioni: prima con Monia Fabbri, ex paziente oncologica che ha parlato della sua esperienza assieme alla dott.ssa Elena Samorì, la psiconcologa IOR che l'ha seguita nel suo percorso. "Ho scoperto di avere un tumore al colon-retto all'età di 40 anni. Per me è stato fondamentale condividere: ne parlavo con tutti, famigliari e amici che mi sono stati vicino, ma anche completi sconosciuti.

La chemioterapia è stato forse l'aspetto del mio percorso che più mi spaventava: dopo la prima seduta ero talmente stanca, e attendevo in maniera talmente fatalistica gli effetti collaterali che ben conosciamo, che ho passato una notte infernale. Ma il ciclo successivo l'ho passato accanto a una persona anziana, la cui unica preoccupazione era quella di andarsene entro le 13 per tornare a lavorare nell'orto, sotto il sole dell'estate. Ho pensato: se non si abbatte lui, perché dovrei farlo io? Così ho reagito: ogni pomeriggio successivo alla chemioterapia mi trovavo qualcosa da fare, per restare attiva. Ho anche studiato molto per migliorare il mio stile di vita, e grazie a questa reazione sono riuscita a vincere un difficile concorso pubblico. Insomma, è stato fondamentale per me condividere, e sono contenta di farlo anche oggi".

Grandi emozioni anche dalla seconda storia di vita vissuta, quella di Michele Piancastelli, velista di Marina di Ravenna che, dopo aver sconfitto la malattia, è partito in barca per un giro del mondo durato ben sette anni. "Ho scoperto di soffrire di una leucemia acuta a marzo 2004. Quello che più di tutto mi ha aiutato a superare la malattia è stata una grande forza mentale: da solo, nella mia stanza di isolamento, durante i momenti più difficili, tenevo un diario di bordo in cui mi immaginavo sulla mia barca ad affrontare il mare in tempesta, in attesa che il tempo migliorasse.

Dopo aver scoperto la malattia sono rimasto in attesa di un donatore compatibile: per un incredibile gioco del destino, mi chiamarono da Bologna dicendo di averlo trovato proprio il giorno del mio compleanno, il 4 agosto, per cui è una ricorrenza che festeggio doppiamente. Si tratta di un'avventura che è andata avanti circa 3 anni: una volta guarito, ho deciso di prendere un po' di tempo per me e partire. Ho lasciato il molo di Marina di Ravenna il 1 luglio 2009, dicendo: 'vado in là, finché mi diverto, finché sto bene'. Sono rientrato il 17 settembre 2016: ad attendermi c'erano tantissime persone. L'unico rammarico è che non fossero presenti mio padre e il mio grande amico Lucio, da cui ho acquistato la mia barca, che ho chiamato Altrove: purtroppo erano venuti a mancare prima che tornassi, ma quella giornata rimane comunque una delle più belle della mia vita. Voglio dare infine un consiglio a quelli che stanno affrontando la malattia ora: non arrendetevi, siate forti, e aggrappatevi ai vostri sogni, perché quello che state passando è solo un periodo della vostra vita. Alla fine di questo periodo, vi si apriranno porte impensabili".

Infine, anche quest'anno, è stato consegnato lo IOR Award: riconoscimento concepito per premiare una persona che si è particolarmente distinta per la propria generosità. L'edizione 2017 è andata a Micaela Dionigi, Presidente del Gruppo Società Gas Rimini Spa che, da circa vent'anni, ogni anno sostiene i progetti dello IOR. "Sono orgogliosa di ritirare questo premio: conosco il prof. Amadori da ormai tanto tempo, ne ho sempre ammirato la grande passione e l'entusiasmo che mette nel suo lavoro. Desidero anche ringraziare i Volontari dello IOR: ho avuto modo di conoscerli perché anche la mia famiglia è stata colpita dalla malattia.

Purtroppo ho perso sia mio nonno, che ha fondato la Società, sia mia zia, cui ero molto affezionata, per un cancro: i mesi della malattia sono stati molto duri, ma grazie alla loro disponibilità e al loro altruismo abbiamo sempre trovato la forza di guardare avanti. Non è scontato trovare persone che dedichino il loro tempo gratuitamente agli altri con questo spirito, ed è per questo che sono così orgogliosa oggi di ritirare questo premio. Continueremo sicuramente a collaborare con lo IOR, cui siamo uniti dalla comune volontà di fornire servizi che migliorano la qualità della vita dei nostri clienti, dei nostri dipendenti, e dei pazienti della Romagna".


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