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Jenny Capuccini

Vicino a chi soffre, fino alla fine

Donare il 5 per mille all’Istituto Oncologico Romagnolo significa donarlo alle persone che, tutti i giorni, rappresentano la Romagna che lotta contro il cancro con i loro gesti, il loro lavoro. Persone come la dott.ssa Jenny Capuccini, medico palliativista presso l’Hospice Villa Agnesina di Faenza e l’Hospice Benedetta Corelli Grappadelli di Lugo, che ogni giorno fanno il possibile per migliorare la qualità e l’aspettativa di vita di quelle persone che non presentano più possibilità di guarigione dal tumore. 

Dott.ssa Capuccini, cosa sono per lei le cure palliative?

Sono innanzitutto una grande passione, scoperta un po’ per caso mentre stavo facendo la tesi in ematologia. All’epoca, come tutti gli studenti, seguivo i primari nel loro giro di visite da ultima della fila. Notai che difficilmente i pazienti avevano il coraggio di chiedere maggiori informazioni ai dottori, preferendo informarsi con chi stava come me nelle retrovie: ma purtroppo non sempre avevo le risposte alle domande che mi ponevano, o mi mancavano gli strumenti per comunicargliele. Così decisi di chiedere ad un mio professore universitario qualche libro riguardante il tema della terapia del lutto: rimasi talmente colpita che alla fine scelsi questa tematica per la mia tesi, rinunciando a quella in ematologia. Per me sono la forma più alta di medicina che esista.

Può spiegarci meglio?

Il medico palliativista entra in gioco laddove le terapie attive finalizzate alla guarigione della malattia non rispondono più: un momento delicatissimo per il paziente, che si sente abbandonato, comincia ad avvertire una forte paura, oltre ad un vero e proprio disagio fisico dovuto a sintomi pesantissimi. Essere presenti, in quella fase, con le competenze che la nostra figura possiede, è fondamentale.

Eppure molti, soprattutto in Italia, non considerano le cure palliative delle vere e proprie terapie.

Assolutamente: purtroppo questa branca della medicina nel nostro paese ha acquisito una vera e propria dignità solo negli ultimi anni.

Il motivo? Probabilmente la colpa è nostra: in medicina, se non pubblichi i tuoi studi e non fornisci dati tangibili e concreti, non esisti. Tuttavia le cure palliative agiscono soprattutto sulla qualità di vita del paziente: un aspetto difficilmente quantificabile. Eppure, tantissimi studi confermano come le cure farmacologiche atte non tanto a guarire una malattia non più curabile, ma i suoi sintomi, allungano l’aspettativa di vita, agendo su sintomi spesso invalidanti e abbassando lo stress. Per quanto parliamo di malattie inguaribili, e per quanto poco possa essere l’aumento dell’aspettativa di vita, si tratta comunque di tempo prezioso in più che il paziente può trascorrere coi propri cari o impiegare cercando di elaborare compiutamente ciò che gli sta succedendo.

In questi ultimi tempi sta lavorando con l’Istituto Oncologico Romagnolo e i suoi Volontari per ripristinare il servizio di compagnia e ascolto direttamente a casa dei pazienti della zona di Faenza. Perché pensa si tratti di un servizio tanto importante?

Nel mio lavoro seguo circa 330 pazienti all’anno. Questo mi permette di approfondire la conoscenza non solo di quelli che sono i bisogni del malato, ma anche dei suoi famigliari. I passi in avanti compiuti dagli Hospice negli ultimi anni, in materia di qualità del servizio, sono innegabili: oramai sono strutture dove non si va più a morire, ma che somministrano cure e servizi che migliorano di molto la qualità di vita di chi li frequenta. Tuttavia, è innegabile che in certe fasi della malattia la propria abitazione offra un ambiente più confortevole, famigliare.

Un Volontario, debitamente formato, può davvero fornire un conforto e un aiuto che nessun altro può dare. Assieme agli operatori socio-sanitari ci impegniamo a portare a casa del paziente servizi che ne curano l’igiene, oltre a favorire la movimentazione del malato: tuttavia rimaniamo pur sempre figure istituzionali, con un camicie addosso. Il Volontario che va a trascorrere del tempo con questa persona, per leggere il giornale, giocare a carte, o semplicemente fare due chiacchiere, possiede una ricchezza impressionante. Si tratta di un servizio di cui c’è un gran bisogno, e sono felice di essere in prima fila assieme all’Istituto Oncologico Romagnolo affinché venga ripristinato.

Oramai gli Hospice sono strutture dove non si va più a morire, ma somministrato cure e servizi che migliorano di molto la qualità di vita di chi li frequenta

Dott.ssa Jenny Capuccini            


Il 5 per mille allo IOR

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