Utilizziamo i cookie per migliorare le funzionalità di questo sito Web.

Accetto Leggi di più

come aiutarci

Andrea Casadei Gardini

Da Forlì a Pamplona contro l'epatocarcinoma

 

Parte integrante dell’equipe di Patologia Gastroenterica del prof. Frassineti, Andrea Casadei Gardini è un trentacinquenne forlivese che, nonostante la giovane età, ha già avuto modo di distinguersi nel campo dell’oncologia non solo nazionale ma mondiale. Nel gennaio 2015 è stato infatti chiamato a parlare a San Francisco al meeting annuale dell’ASCO (American Society of Clinical Oncology), più precisamente al Gastro Intestinal Cancer Symposium, per presentare uno studio di cui rappresenta il Principal Investigator italiano. Andrea, già sposato con due figli, è quindi quella che, in gergo sportivo, si potrebbe definire come una “grande promessa” della medicina: un talento tutto romagnolo, che fa capire come la nostra sia una terra d’eccellenza nel campo dell’oncologia, riconosciuta a livello internazionale.

Andrea, da Meldola a Pamplona: si può dire che ne hai fatta di strada, in tutti i sensi.

18 ore di auto, per l’esattezza! A parte gli scherzi, sono molto contento di essere qui alla Clinica Universidad de Navarra, una struttura votata per il terzo anno consecutivo miglior ospedale di Spagna. Si tratta di un’opportunità unica: un’esperienza di sei mesi che sicuramente mi farà crescere molto, sia da un punto di vista personale che professionale.

Di cosa ti occuperai, nello specifico?

Seguirò l’equipe di Epatologia del Professor Bruno Sangro, uno dei principali esperti del settore: basti pensare che è il Principal Investigator dello studio mondiale che riguarda l’applicazione sull’epatocarcinoma del Nivolumab, uno dei primi e più promettenti farmaci immunoterapici, testato anche sul tumore del polmone, del rene e sul melanoma. Essenzialmente la mia giornata sarà divisa in due: durante la mattina ci occuperemo di clinica, visitando i pazienti ricoverati con varie patologie epatiche, non solo oncologiche; mentre il pomeriggio lo dedicheremo alla ricerca.

Una moglie, Assunta; due figli, Virginia di cinque anni e Nicola di soli cinque mesi. È stato difficile trasferirsi ed adattarsi ad una nuova realtà?

Affatto: mia moglie è in maternità e ha deciso di seguirmi, mentre Virginia è probabilmente la più eccitata da questa nuova avventura. Finirà la Scuola Materna qui a Pamplona: ovviamente seguirà le lezioni in spagnolo, inoltre l’istituto prevede sedici ore settimanali di inglese e persino cinque ore di basco. Per quanto riguarda l’ambientamento, devo dire che sono stato accolto bene da tutti: il mio spagnolo lascia ancora un po’ a desiderare, ma sia i colleghi che le persone comuni sono molto disponibili e pazienti. L’unico problema sarà indossare la cravatta: il primo giorno mi sono presentato senza e il Professor Sangro mi ha redarguito di fronte a tutti. Il tono era ovviamente scherzoso, ma ti posso assicurare che da quel giorno la indosso sempre.

Hai già parlato di fronte all’AISF (Associazione Italiana per lo Studio del Fegato) e all’ASCO: puoi spiegarci l’argomento del tuo intervento?

In entrambi i meeting ho presentato i risultati di una ricerca che ho svolto assieme al Gruppo HCC-AVR, il Gruppo Epatocarcinoma di Area Vasta Romagna, che ho fondato assieme ad altri specialisti romagnoli. Si tratta di una squadra multidisciplinare che si riunisce una volta al mese per discutere dei casi clinici di tumore del fegato che colpiscono in Area Vasta, e che allo stesso tempo si occupa di ricerca. Assieme abbiamo condotto uno studio sul trattamento con Sorafenib ,un farmaco antiangiogenetico, utilizzato nel trattamento dell’epatocarcinoma: ad oggi non esiste uno specifico marcatore genico in grado di predire la risposta a tale trattamento. Tuttavia, grazie ad uno studio retrospettivo condotto su 130 pazienti, abbiamo individuato una variante genica che sembrerebbe anticipare i soggetti su cui la terapia non avrà esito. 

Il prossimo step sarà quello di validare tale risultato con una ricerca di tipo prospettico: in questo momento stiamo arruolando i pazienti, una fase che dovrebbe terminare entro febbraio 2018. E’ uno studio che coinvolge 13 centri italiani: stiamo cercando di attivarlo anche in 10 centri francesi e ovviamente qua alla Clinica Universidad De Navarra.

PARTNER E MEDIA PARTNERS

Conad
Valfrutta
Assicoop
SGR Solidale
Gemos
Urbinati
Banca Malatestiana
Romagna Acque
Orogel
Graziani Packaging
Vicini shoes
Campomaggi e Lucchi
Orto Mio
Otto per Mille Chiesa Valdese
Rosetti Marino
Siropack
FONDAZIONE BRUNO MARIA ZAINI
Cangini Benne