Utilizziamo i cookie per migliorare le funzionalità di questo sito Web.

Accetto Leggi di più

come aiutarci

TONI IBRAHIM

La ricerca come mission di vita


C'è stato un tempo in cui tutto questo mi sembrava impossibile, ma oggi posso dire che è diventato possibile anche grazie a voi. Coordino un gruppo multidisciplinare che include 5 oncologi, 5 ricercatori, un infermiere, un data manager, uno statistico, un farmacista ed altre figure mediche coinvolte nella ricerca e nella presa in carico dei pazienti in Osteoncologia e nei Tumori Rari: in particolare pazienti con Sarcomi, Tumori Neuroendocrini e Tumori Cervicofacciali.

Tutto ebbe inizio con un colloquio con il prof. Dino Amadori, dopo il concorso per entrare nella scuola di specializzazione in Oncologia all’Università di Ferrara e successivamente l’ottenimento di una Borsa di Studio dello IOR, grazie alla quale mi sono trasferito da Ferrara a Forlì e nel 2000 sono diventato Medico Oncologo.

Io provengo dal paese dei Cedri, il Libano. Dopo una Laurea in Biologia e un Master, conseguiti nel mio paese natio nel 1989, ho vinto due borse di studio: una per il dottorato di ricerca in genetica molecolare a Lione, in Francia; e una in medicina all’Università di Ferrara. Ho scelto la seconda perché il mio obiettivo era, da sempre, fare il medico che cura e fa ricerca.

Devo ringraziare i miei genitori. Mio padre ha 87 anni e parla ancora perfettamente l’italiano: da giovane, quando era in seminario dai frati carmelitani, ha imparato la lingua. Mia madre ha 80 anni e ancora oggi mantiene il carattere forgiato da anni di lavoro come capo sala di chirurgia. Mi hanno sempre lasciato libero di fare le scelte di vita che ritenevo più opportune e soprattutto non mi hanno mai fatto mancare appoggio e fiducia, sia da vicino che da lontano. La mia vocazione di medico è sicuramente nata dalla loro complicità e dal loro desiderio di aiutare sempre chi ha bisogno. Mia madre spesso andava a trovare i malati a casa a titolo gratuito, soprattutto quelli poveri e che avevano bisogno di cure e di ascolto.

Il mio sogno, dopo aver lasciato il Libano, era quello di diventare medico per poi lavorare in una struttura che mi permettesse un approccio alla malattia in cui potessi sfruttare entrambe le mie competenze: quella biologica e quella clinica. Nell’oncologia e nella ricerca traslazionale sono riuscito a concretizzare questa aspirazione: questa impostazione è stata portata avanti in tutti questi anni anche dallo IOR e dall’IRST grazie al lavoro del mio maestro, il prof. Dino Amadori.

Non posso che ringraziare lui e tutti i direttori, sia dello IOR che dell’IRST, per questi anni di continua crescita e di confronto. Gli impegni sono stati tanti: le difficoltà e i sacrifici, forse, ancora di più. Tuttavia, grazie a questo duro lavoro abbiamo creato nel 2005 il Centro di Osteoncologia che ha assimilato, nel settembre 2011, anche la gestione dei tumori rari all’interno dell’IRST.

Oggi quello di Osteoncologia e Tumori Rari è un Centro di eccellenza e di riferimento nazionale. Avere ottenuto i risultati sia a livello assistenziale (60% dei pazienti vengono da fuori, con alto livello di soddisfazione) che di ricerca (pubblicazioni su riviste internazionali di alto valore in collaborazione con ricercatori di tutto il mondo), è merito e frutto dell’impegno di tutti, non di uno solo.

In tutti questi anni abbiamo provato a lavorare insieme e presentarci, quando possibile, al paziente: se non riuscivamo, abbiamo provato a proporgli un consiglio, frutto del confronto tra tanti professionisti. Questo metodo ci ha portato anche ad aprirci al mondo della ricerca con una mentalità diversa, frequentando centri di eccellenza sia in Europa che negli Stati Uniti, come l’Università di Princeton nel New Jersey (USA), l’Università di Leiden in Olanda e il The Methodist Hospital Research Institute a Houston (USA), grazie ai finanziamenti dello IOR e IRST.

Il mio rapporto con lo IOR continua ancora oggi; nel frattempo sono passati parecchi anni, durante i quali sono cresciuto sia professionalmente che umanamente. Nonostante il tempo, nel mio operato di persona e di professionista, lo IOR ha lasciato un’impronta indelebile.

Non bisogna mai stancarsi di fare del bene: in questo ho seguito l'insegnamento dei miei genitori. La strada da fare è ancora lunga, ma è bello percorrerla insieme e non da soli. In questo senso l'appoggio della mia famiglia è fondamentale: mia moglie Laura, mia figlia Paola, i miei suoceri. Il lavoro mi porta spesso a viaggiare o a rimanere 12-13 ore al giorno in ospedale: la parte più dura è proprio quella di trascorrere tanto tempo lontano dai miei affetti più cari, da mia moglie, o da mia figlia, che sta crescendo rapidamente. Loro sono il tesoro più importante della mia vita. Insieme l’impossibile diventa possibile.




PARTNER E MEDIA PARTNERS

Conad
Valfrutta
Assicoop
SGR Solidale
Gemos
Intesa SanPaolo
Banca Malatestiana
Romagna Acque
Orogel
Aprofruit
Vicini shoes
Campomaggi e Lucchi
Orto Mio
Otto per Mille Chiesa Valdese
Rosetti Marino
Siropack
FONDAZIONE BRUNO MARIA ZAINI
Cangini Benne