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Stefania Buldrini

Rinascere dopo un tumore al seno

 

“Lo yoga ci insegna a modificare ciò che non può essere accettato e ad accettare ciò che non può essere modificato”. Si tratta di uno degli insegnamenti del maestro indiano B. K. S. Iyengar: insegnamento che Stefania Buldrini ha dimostrato di aver interiorizzato e messo in pratica, nella sua vita. È possibile, infatti, accettare di ammalarsi di tumore al seno a 40 anni, accogliendo la diagnosi con passività e rassegnazione? La risposta è ovviamente no. Non se hai una figlia di otto anni. Non se sei Stefania.

Facciamo un passo indietro. È il 2014: un anno di incredibili stravolgimenti per Stefania, che decide di separarsi dal marito dopo un matrimonio durato dieci anni. Una separazione che, pur consensuale, civile, non “strillata” come quelle cui ci hanno abituato certe trasmissioni televisive, determina comunque delle forti ripercussioni nella vita della donna. “Mi ero sentita a lungo annaspare in un periodo di annebbiamento – spiega con dolcezza, che comunque non scalfisce d’una virgola l’impressionante determinazione del suo sguardo – una sorta di torpore, un’inquietudine a cui avevo infine scelto di dare ascolto allontanandomi dalla mia vita precedente. La diagnosi di tumore, in un certo senso, è stata la mia sveglia definitiva: quello schiaffo che ti fa reagire, tornare ad essere presente, ad impadronirti nuovamente della tua vita”. Lo schiaffo, inteso come emotivo, morale, oltre che fisico, arriva inatteso e violento: 

“Dopo quindici giorni che ero uscita di casa e andata a vivere da sola con mia figlia Arianna, mentre ero sotto la doccia ho avvertito un nodulo presente all’altezza della mia mammella sinistra. Ammetto di essermi crogiolata nell’incertezza, nel dubbio, nella fittizia serenità del ‘ma tanto non sarà niente’ per alcuni giorni, finché mi sono decisa di scuotermi da quella bonaccia e andare in ospedale. Dove hanno riscontrato che quel nodulo era in effetti un tumore”. “Sembrerà strano – ammette – ma in seguito sono arrivata a pensare che fosse quello di cui necessitavo per svoltare decisamente e concentrarmi su me stessa, sui miei bisogni, sulla mia rinascita”. Può una diagnosi di cancro trasformarsi in una sorta di sveglia? Può la scoperta di soffrire di una malattia seria divenire quel fuoco sacro da cui le fenici bruciano per risorgere in tutta la loro gloria e splendore? La storia di Stefania ci insegna che a volte, con la giusta determinazione, qualsiasi avvenimento può innescare quella concatenazione di eventi che ci permettono non tanto di precipitare come le tessere di un’inarrestabile domino, ma al contrario di rialzarci. Ed è forse questa la beffa più grande che possiamo fare ad un tumore: da una bestia che ci vuole vedere soccombere, riscoprire la vita.

L’8 aprile 2014, dopo essere stata operata a Bologna, Stefania inizia il primo ciclo di chemioterapia: il giorno dopo, 9 aprile, è attesa in tribunale per l’udienza di separazione. Il destino, evidentemente, ha fretta di cambiare pagina, mentre nell’animo della donna si affacciano i primi, inevitabili tormenti. “Se da un lato si può dire avessi reagito in maniera determinata alla notizia della malattia, ciò che più mi spaventava erano gli effetti collaterali della chemioterapia, tanto che prima di convincermi a sottopormi a questo trattamento ho richiesto quattro consulti oncologici: sfortunatamente erano tutti concordi riguardo la necessità di un tale percorso di cura”. È proprio durante uno di questi consulti, svolto a Faenza presso l’equipe del dottor Tamberi, che Stefania conosce per la prima volta lo IOR. “Mi è piaciuto molto l’approccio di questa struttura romagnola: oltre alla competenza dei suoi professionisti, ho particolarmente apprezzato la presenza dei Volontari dello IOR, sempre pronti a darti informazioni chiare e precise in un momento di comprensibile smarrimento.". 

Dall’incontro con la IOR, in particolare con la psiconcologa Elena Samorì, a Stefania viene l’idea con cui affrontare la sua paura più atavica: quella di spiegare ad Arianna, otto anni, ciò che gli stava accadendo. “Temevo in particolare il momento in cui mia figlia mi avrebbe visto senza capelli a causa della chemioterapia. Così, grazie all’aiuto di Elena, ho realizzato che l’unico modo per esorcizzare un evento che avrebbe potuto rivelarsi fortemente traumatico nella vita di una bambina, cioè vedere chiaramente sul volto della propria madre la sua malattia, fosse quello di trasformarlo in un momento di complicità e condivisione. Mi sono legata i capelli con una treccia, e ho chiesto proprio ad Arianna di tagliarla. Le è piaciuto talmente tanto fare la parrucchiera che assieme abbiamo provato tre o quattro acconciature diverse: tuttora conserviamo quella treccia, a ricordo di un momento madre-figlia che ha reso il nostro legame ancora più indissolubile”.

Che sia questo, dunque, il segreto per modificare ciò che non può essere accettato, per trasformare un evento negativo, come una diagnosi di cancro, o la caduta dei capelli causata dalla chemioterapia, in una catarsi, in una rivoluzione, in una rinascita?  Quello di condividerlo con gli altri? Stefania ne sembra convinta. “Ho sentito immediatamente il bisogno di aprirmi agli altri. E gli ‘altri’ sono stati per me una risorsa praticamente inesauribile. Fuori e dentro di me si è generato un flusso di energie positive che mi hanno sostenuta e stimolata. Persone speciali che non mi hanno mollata un attimo. Ricordo ad esempio un momento particolare: un giorno andai a prendere mia figlia a scuola, ma mi sentivo talmente male che proprio non riuscivo a percorrere i trecento metri che mi separavano da casa. Mi sedetti a bordo strada, incapace di proseguire oltre. Proprio in quel momento passarono delle mie amiche, in auto: mi diedero un passaggio, e al ritorno tornammo tutte insieme a piedi. La loro presenza bastò per farmi coprire senza problemi quella stessa distanza che all’andata mi era sembrata impossibile da affrontare”.

Quel semplice episodio lasciò un segno, in qualche modo, nella vita di Stefania. “Una volta guarita ho deciso di dedicarmi alla mia passione: lo yoga, uno pratica antica che unisce mente e corpo, una disciplina di vita che mi accompagna oramai da vent’anni. Ho terminato il corso per diventare insegnante: quello che ho imparato, ora lo metto anche a disposizione di altre persone che affrontano il cancro. Ci sono numerose evidenze scientifiche sull’efficacia dello yoga nella riduzione di sintomi associati al cancro, come lo stress, l'ansia, il dolore cronico. 

Si tratta di una disciplina che porta ad apprendere come gestire le proprie emozioni e i propri disagi con maggiore equilibrio e consapevolezza: credo quindi che possa essere molto utile nella vita di tutti i giorni come nelle fasi oncologiche più acute. Inoltre, memore di come le mie amiche mi aiutarono a percorrere quel breve tratto di strada proprio quando pensavo di non farcela, continuo a camminare, e amo farlo soprattutto in mezzo alla natura e insieme a persone speciali, compagni e compagne di viaggio: come ho imparato nella mia esperienza anche poche centinaia di metri, percorsi al proprio ritmo, quando credi che la malattia ti abbia privato di qualsiasi energia, possono fare la differenza”. 

Per questo motivo, Stefania ha accettato l’invito dell’Istituto Oncologico Romagnolo a prendere parte, il 12 novembre 2017, alla Maratona di Ravenna, evento di punta del calendario di running che destinerà una parte del ricavato in favore del Progetto Margherita. “Si tratta di un servizio di cui ho usufruito anch’io: la presenza di un parrucchiere professionista e di un Volontario a tua disposizione lo rende un momento di coccola per qualsiasi donna che affronta la malattia. Inoltre, sapere di avere a disposizione questa possibilità, per giunta gratuitamente, ti aiuta ad affrontare la caduta dei capelli con maggiore tranquillità. Regalare una cosa tanto utile in un momento così delicato è secondo me un gesto meraviglioso.

"Io non prenderò parte alla Maratona - precisa - correre non è il mio sport, ma farò volentieri i 10 km di camminata. Avrò il tempo di godermi le bellezze di Ravenna e di condividere le mie esperienze con gli altri: spero che saremo in tanti, perché è giusto sostenere questo servizio così importante, e farlo tutti insieme dà più forza”. La condivisione è potere: potere di modificare ciò che proprio non può essere accettato.


Maratona Internazionale di Ravenna

Lo IOR e la “Maratona Internazionale Ravenna Città d’Arte” hanno confermato la loro partnership anche per il 2017. Nell'importante gara che vede da diversi anni un numero sempre crescente di partecipanti e diversi percorsi in programma (42 Km, 21 km, 10 km e Family Run), l'Istituto Oncologico Romagnolo sarà presente con tre testimonial che si faranno portavoce dell'importanza dell'esercizio fisico non solo come arma di prevenzione, ma anche di cura del tumore. Per ogni partecipante, la Maratona di Ravenna donerà un euro all'Istituto Oncologico Romagnolo a sostegno del Progetto Margherita.


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