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Sara Gruppioni

Vincere le sfide con noi stessi ci rende supereroi

 

Questa è la storia di una ragazza normale: anzi, per meglio dire, è la storia di una ragazza che si credeva normale, ma che alla fine ha scoperto di essere un supereroe. Esatto: proprio come Iron Man, Hulk, Capitan America, quei grandi personaggi che in un modo o nell’altro riescono sempre a salvare il mondo da qualche genio del male che ne pianifica la distruzione. “L'elemento fondamentale della filosofia dei supereroi è che abbiamo un supereroe e il suo alter-ego: Batman è di fatto Bruce Wayne, l'Uomo Ragno è di fatto Peter Parker”, dice Quentin Tarantino in “Kill Bill”. “E’ questa caratteristica che fa di Superman l'unico nel suo genere: Superman non diventa Superman, Superman è nato Superman; quando Superman si sveglia al mattino è Superman, il suo alter-ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande "S" rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono, sono quelli i suoi vestiti; quello che indossa come Kent, gli occhiali, l'abito da lavoro, quello è il suo costume, è il costume che Superman indossa per mimetizzarsi tra noi”.

Questa è quindi la storia di Super Sara. Anche lei, quando deve mimetizzarsi tra di noi, utilizza i vestiti da impiegata di banca. Quando si trasforma, invece, indossa le scarpette da running. Già: non tutte le principesse adorano i tacchi, e non tutte le scarpe che in qualche modo cambiano il destino delle persone sono fatte di cristallo. Però anche in questo caso erano state dimenticate, lasciate indietro: non al ballo, ma in un armadio. Un armadio che le ha viste chiuse per tanto, troppo tempo. “Ero una ragazza molto sportiva – ci confida Sara – quando frequentavo le scuole medie praticavo atletica leggera, soprattutto salto ad ostacoli. Ero l’eterna seconda: c’era sempre qualche rivale che riusciva a tagliare il traguardo prima di me”. 

Pensate: un supereroe che ammette d’essere spesso stata quello che da molti viene definito come il primo degli sconfitti. Ma d’altronde Spider Man non salva il mondo prima di averle prese di santa ragione dal Dr. Octopus; e pure Batman ogni tanto deve sopportare qualche battaglia persa, nella guerra contro il Joker.

E comunque, l’avevamo detto all’inizio del racconto: questa è la storia di una ragazza che si credeva normale. E come spesso accade, l’inferno delle persone normali è quello di credersi non già nella media, né meglio né peggio di tanti: ma sempre, leggermente inferiori. Manca sempre qualcosa, qualcosa che gli altri sembrano avere, qualcosa che fa la differenza tra il successo e il secondo posto. Allora succede la tragedia più grande di tutte: succede che smetti. Smetti di fare quel che ti piace fare, ché tanto gli altri lo fanno meglio. Smetti di sognare: o peggio, smetti di credere. Credere che un giorno, con impegno e ostinazione, diventerai un calciatore di Serie A; o un giocatore dell’NBA; in una parola, un supereroe. Ti imponi di crescere, come se sognare in un qualche modo ti impedisse di farlo. Come se al tempo serva il permesso, o la rottura di un incantesimo, per trascorrere. Quand’è successo che Peter Pan ha smesso di essere un eroe positivo, per diventare una sindrome?

Finché, a maggio 2013, ecco che Sara ritrova le sue scarpette magiche, grazie ad un oggetto che spesso nelle favole è descritto come incantato, sebbene portatore di pessime notizie: uno specchio. Lo specchio non inventa la realtà: solitamente si limita a copiarla. E la realtà che le si palesa di fronte agli occhi, a Sara non piace. “Ho notato alcuni chili di troppo, che in un corpo da un metro e sessanta come il mio purtroppo si vedono subito. Detto in maniera molto semplice: non mi piacevo. Così ho deciso di cambiare qualcosa nella mia vita. Ho apportato dei cambiamenti radicali nel regime alimentare che seguivo, e i risultati si sono visti. Ma in fondo ho capito presto che non ha senso avere una maggiore attenzione nei confronti del cibo, se poi non associ un’attività sportiva regolare. Così ho iniziato prima a camminare, con costanza, sui 5 km; poi ad alternare passo e corsa; infine, a fare running”.

I risultati si vedono: i miglioramenti sia a livello fisico che di prestazioni richiedono sacrifico ma sono immediati. “Dopo pochi mesi la mia dietologa mi convinse a fare la Strabologna: fu così che completai i miei primi 10 km di corsa continua. Così ho proseguito con grande entusiasmo. Inizialmente mantenevo questa parte della mia vita in una sfera molto privata: un po’ mi vergognavo a partecipare alle gare, perché significava trovarsi in mezzo a persone che sfidavano sé stesse, si ponevano un determinato obiettivo di tempo e lo perseguivano con grande tenacia. Il mio scopo, invece, era solo quello di perdere peso: la mia sfida era solo con la bilancia. Anche perché, in fondo, riuscivo a correre esclusivamente nei ritagli di tempo”. Già: come detto, il ruolo che Super Sara si è scelta per mimetizzarsi tra noi è quello dell’impiegato, per di più pendolare, tra Cento e Bologna. Il tempo che rimane è quello che è: le energie, fisiche e mentali, sono ancora meno. Per di più, la sfortuna è in agguato. “A ottobre 2014 mi sono dovuta fermare a causa di un piccolo infortunio, un’ernia inguinale che mi ha costretto a sottopormi ad un’operazione cui è seguito un periodo di riposo forzato di circa sei mesi”. Le scarpette tornano nell’armadio: ma stavolta non giacciono dimenticate a lungo. “Non vedevo l’ora di tornare a correre, ma inizialmente è stata dura riprendere perché il dolore era forte. Mi sono ritrovata anche a piangere durante una sessione di running, ma mi sono imposta di non smettere: fortunatamente ho la testa dura”.

Nel frattempo, grazie ai social, Sara conosce quella che diventerà presto la sua squadra: il Gruppo 9,92 Running ASD. “Ero in cerca di altre persone che, come me, si approcciavano a questo sport in maniera ludica, goliardica, condivisa, senza alcuna competizione né smania di eccellere. È vero, di tanto in tanto ci lanciamo delle sfide: ma gli stessi che propongono queste prove sono i primi ad aiutarti a superarle”.  A Ferrara, nel 2016, Sara accetta la sfida di correre la mezza maratona sotto le due ore. “Avevamo dei palloncini neri che ci distinguevano: così, ben presto, si sparse la voce di questa prova. 

Durante tutto il percorso non sono mai stata sola. Non parlo solo dei miei compagni, che mi hanno supportato ed incitato, ma anche di persone sconosciute, che mi chiedevano: ‘sei tu quella delle due ore?’. Si informavano, chiedevano, incitavano. 

Una disciplina per sua natura individuale è divenuta così uno sport di squadra. Alla fine ho chiuso ad 1h59’ e qualche secondo: negli ultimi 500 metri stavo mollando, quando ho visto i miei compagni del 9,92 darmi la mano e accompagnarmi sul traguardo. È stato meraviglioso”. Ed ecco la storia di Super Sara: una ragazza che si credeva normale, e che ha scoperto di essere un supereroe.

Eccola, in mezzo ad Iron Man, Hulk e Capitan America, mentre posa coi baffi per la foto che l’ha fatta vincere l’edizione 2016 del #Movemberromagnolo, la campagna IOR che mira a sensibilizzare il pubblico maschile riguardo l'importanza di uno stile di vita salutare, della prevenzione e di una diagnosi precoce nella lotta contro il cancro. “Lo scorso anno, alla Maratona di Ravenna, ho scoperto questa iniziativa perché lo stand della mia squadra era proprio accanto a quello dello IOR. Mi sono detta: in ogni caso voglio partecipare a questa bellissima competizione, ma se posso farlo sostenendo una campagna meritevole sono ancora più contenta”.

“La foto è nata a casa di amici che hanno due figli piccoli: i loro supereroi sono quelli dei fumetti e dei film tanto in voga oggi, di cui hanno piccole riproduzioni con cui si divertono a giocare. Quel selfie ironico ha anche un intento più serio: quello di far capire che non c’è bisogno di essere supereroi per vincere le sfide con noi stessi. Anzi: che io sono la mia eroina. Non devo salvare il mondo: ma correndo, ogni volta che mi pongo un obiettivo e lo raggiungo, ogni volta che capisco di potercela fare, divento il punto di riferimento di me stessa. Io sono Super Sara, e non potevo non accettare la sfida dello IOR”. Super Sara tornerà infatti a mettersi i baffi, insieme allo IOR e al gruppo 9,92, il 12 novembre 2017 in occasione della Maratona di Ravenna per sostenere il Progetto Margherita. Perché a volte, per essere supereroi, basta la voglia di aiutare gli altri. Non c’è un genio del male da combattere, ma c’è comunque il male: o meglio, la malattia. E possiamo lottare per sconfiggerla, tutti insieme.


Maratona Internazionale di Ravenna

Lo IOR e la “Maratona Internazionale Ravenna Città d’Arte” hanno confermato la loro partnership anche per il 2017. Nell'importante gara che vede da diversi anni un numero sempre crescente di partecipanti e diversi percorsi in programma (42 Km, 21 km, 10 km e Family Run), l'Istituto Oncologico Romagnolo sarà presente con tre testimonial che si faranno portavoce dell'importanza dell'esercizio fisico non solo come arma di prevenzione, ma anche di cura del tumore. Per ogni partecipante, la Maratona di Ravenna donerà un euro all'Istituto Oncologico Romagnolo a sostegno del Progetto Margherita.


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