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Enrico Chillon

Un taglio alla sofferenza

L’ossimoro è una figura retorica della lingua italiana che consiste nell’accostamento di due termini di senso opposto. Nonostante spesso se ne abusi è davvero complicato trovare un ossimoro, che per sua stessa natura tende ad unire concetti fortemente antitetici, che si realizzi. Serve una specie di magia. Magari una persona particolare. Enrico, per esempio, rappresenta la riuscita di cui questa specie di magia: una personalità in cui vecchio e nuovo cessano d’essere vicendevolmente esclusivi e trovano una coincidenza, un incastro. Il gusto per l’antico, o per usare un termine dei nostri tempi per il vintage, è forse la cosa che colpisce per prima: mentre parla puoi notare i suoi baffi col fiocco all’insù danzare e incorniciargli i sorrisi generosi, sottolineati da un pizzetto che ha qualcosa di leggermente luciferino. Nel bagno del suo esercizio il lavandino poggia su un pianale di legno ricavato da una vecchia altalena indiana, scovata un giorno nel guazzabuglio d’un bazar a tema.

“Una volta, ad una fiera dell’antiquariato, ho trovato un paio di rasoi per barba e capelli intarsiati in avorio – ci racconta con una punta d’orgoglio – all’interno di una fessura nascosta nell’astuccio di legno ho scoperto una piccola pergamena nascosta, scritta in francese antico”. Un manoscritto oramai fortemente usurato dal tempo, sistemato da Enrico alla bell’e meglio con abbondante scotch, prima di affidarlo alle mani di un’esperta traduttrice. Quella coppia di rasoi erano il regalo di un fidato generale alla vigilia di una battaglia ad un tal Napoleone Bonaparte, uno che qualche comparsata sui libri di storia l’ha fatta. “Ho svolto delle ricerche: questo ufficiale era talmente fedele all’Imperatore che si fece seppellire in piedi, fronte alla statua del grande condottiero, in posa sull’attenti per l’eternità. La traduttrice mi ha anche sgridato: non si trattano con lo scotch simili reperti!”. Magia, si diceva: la stessa che ti sorprende di tanto in tanto passeggiando tra le vele e i colori della Riviera romagnola, magari al tramonto. “Ho deciso di aprire il mio negozio da parrucchiere a Cesenatico in cerca di nuovi stimoli. Un esercizio commerciale in una cittadina di provincia come Cesena ti impone una routine fatta di clienti fissi a giorni fissi, che alla lunga finisce per farti sedere.

 L’idea, quando ho aperto ormai 24 anni fa, era quella di un negozio che lavorasse soprattutto d’estate per tener chiuso d’inverno, quando i turisti fanno ritorno alle proprie case, periodo in cui avrei potuto continuare la mia attività a Cesena”. Arriva dicembre: il Natale porta con sé la magia del presepe galleggiante e delle luci sul porto canale leonardesco, ma il negozio “estivo” di Enrico non ha ancora chiuso un giorno. Merito di quelli che lui stesso definisce “turisti residenti”: persone che magari hanno un appoggio e approfittano delle giornate più miti per appagare la nostalgia delle ferie, riempire i polmoni di salsedine, lo stomaco delle nostre specialità di pesce e gli occhi di azzurro mare. Quello stesso mare i cui fondali Enrico, subacqueo provetto, conosce a menadito.

“Cesenatico è una città che ti permette di non sederti – spiega – merito dei continui stimoli che derivano anche da turisti appartenenti ad altre culture. Ricordo per esempio che una volta venne da me una ragazza musulmana: aveva deciso di sposarsi proprio in Riviera, e scelse il mio negozio per prepararsi al meglio all’evento. Decidemmo per un’acconciatura molto particolare, con un inserto di pavone e di strass meraviglioso: poi la coprimmo interamente con lo chador, stando attenti a non rovinare il prodotto finale”. L’avrebbe scoperta solo al termine della cerimonia, solo la sera, lontana da occhi che non appartenessero esclusivamente al marito. A Enrico il compito di custodire gelosamente il segreto.

È proprio il continuo contatto coi turisti, oltre ad una fortissima propensione per la ricerca e lo sviluppo, che permette al parrucchiere amante dell’antico di essere sempre al passo coi tempi: anzi, se possibile di anticiparli. “Nel mio mestiere è fondamentale saper cogliere quei piccoli dettagli che annunciano lo stile che andrà per la maggiore l’anno successivo. Per fare questo seguo le sfilate dei brand di moda più famosi, che magari impongono alle modelle un look che non vada troppo a distogliere l’attenzione dall’abito, ma allo stesso tempo lanciano particolari ben visibili ad un occhio esperto ed allenato. Tuttavia, la ricerca passa anche dallo studio di artisti emergenti e dei loro profili Instagram”.

Instagram? Cosa c’entra Instagram con una persona che colleziona rasoi d’epoca napoleonica? Che presto aprirà un’ala del suo negozio in via Trento per ospitare un “barber shop” all’inglese, un negozio di barba e capelli per soli uomini, un angolino privilegiato il cui motto sarà “come a casa tua, ma senza tua moglie”? Che ancora frequenta il primo datore di lavoro, colui che quando aveva 14 anni non gli ha solo insegnato un mestiere, ma l’ha forzato ad uscire dall’imperforabile guscio di timidezza che lo avvolgeva costringendolo al contatto con le persone? Colui che tutt’ora lo sgrida se lo vede tagliare i capelli da seduto, perché “il vero parrucchiere mantiene una certa postura”? C’entra, perché essere affascinato dall’antico non significa non esser preparato ad accogliere, se possibile a forgiare, il nuovo. E d’altronde cos’è la moda, se non la riproposizione ciclica ed aggiornata di stili già sperimentati? Passato e futuro; vecchio e nuovo; baffo col fiocco e Instagram. Enrico è tutto questo, e anche di più.

Enrico è tutto questo, e anche di più. Presto infatti metterà a disposizione dell’Istituto Oncologico Romagnolo e delle pazienti trattate con chemioterapia il suo gusto artistico: è uno dei Volontari che permetterà al Progetto Margherita di espandersi anche alla sede IOR di Cesena a partire da settembre. “Ho aderito con entusiasmo – spiega – avevo già avuto esperienze di lavoro con pazienti oncologiche. Ricordo una cliente: aveva ricevuto una parrucca durante uno degli incontri, ma una volta a casa non se la vedeva addosso. Il suo sconforto era percettibile, perché aveva anche dei figli piccoli a cui nascondere, per quanto possibile, se non proprio la malattia, la sua parte più visibile e traumatica. Venne da me per chiedermi di adattare la parrucca al suo viso”.

Pochi colpi di forbice; una frangia che si accorcia; ed un sorriso che si allarga. “La vidi proprio grata, rinata: fu un’esperienza meravigliosa. Mi disse che le persone che conosceva la fermavano per strada e, ignare del problema di salute che la affliggeva, le facevano i complimenti per il taglio ed il colore che si era fatta, credendo fossero i suoi veri capelli. Addirittura una sua amica venne in negozio a chiedermi esattamente lo stesso stile. Questo la dice lunga sulla qualità della parrucca che l’Istituto Oncologico Romagnolo mette a disposizione delle pazienti. Siamo portati a pensare che le gratuità debbano per forza essere anche cose scadenti, ma in verità da addetto ai lavori ormai d’una certa esperienza sono rimasto stupito anch’io della pregevole fattura di questi prodotti”. Qualità e gratuità: a proposito di ossimori, di concetti antitetici che si realizzano.

“Aderire al Progetto Margherita – prosegue – è stata quindi per me una cosa normale. È un servizio che già svolgevo in negozio, un ambiente non adatto ad un’attività tanto delicata: non offre quell’intimità, quella riservatezza di cui una paziente ha bisogno. D’altronde, a ben pensarci, solo tre categorie di professionisti possono permettersi di toccare il cliente: l’estetista, il medico e il parrucchiere. Lasciare che un altro ci tocchi significa farlo entrare nella nostra sfera più intima: entrare nella nostra sofferenza, nel caso di un paziente oncologico”. L’aggettivo che utilizza Enrico per descrivere il momento della caduta dei capelli a causa del trattamento, per una donna, colpisce per l’accuratezza con cui viene scelto.

“E’ bestiale: sai che può succedere, quindi in un certo senso sei preparata, eppure quando accade ti travolge. In questo senso è preziosissimo l’aiuto della psicologa: non solo per le pazienti, ma anche per noi Volontari. Per esempio, ho capito che è sempre meglio consigliare alla donna una parrucca dal taglio medio-corto: più corto il taglio, più breve il tempo che occorre ai capelli veri di raggiungere quella lunghezza. Si tratta di una piccola accortezza che permette alla donna di togliere la parrucca prima possibile e tornare alla vita di tutti i giorni”.

L’esperienza del volontariato mi ha fatto comprendere quanto donare qualcosa di minimo come poche ore del tuo tempo possa arricchirti: ricevi una marea di cose in termini di esperienze, felicità, benessere.

Enrico Chillon            

"Non vedo l’ora di iniziare - conclude - la gratuità, il togliere la dimensione di compravendita dal rapporto con il cliente, mi permetterà di svolgere il mio lavoro con maggiore tranquillità: anche di sperimentare, perché no, per far emergere il lato più puramente artistico di quello che è il mio mestiere”. Nella sofferenza trovare attimi di felicità: a proposito di ossimori.


Per partecipare alla raccolta fondi "La mia mamma è bellissima" collegarsi al link del progetto ed effettuare la donazione ritenuta più opportuna. Ogni donazione effettuata prevede delle cosiddette “ricompense”: piccoli gesti con cui l’Istituto Oncologico Romagnolo vuole ringraziare tutti coloro che sosteranno questa campagna. Si va dall’attivazione gratuita per un anno della rivista IOR “L’Informatore”, con 10 euro, a riconoscimenti più prestigiosi, come un taglio gratuito presso uno dei saloni di parrucchieri che hanno aderito all’iniziativa, o un invito per due persone all’evento di Natale dell’organizzazione. 

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