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Elisa Ruggeri

L'importanza del Progetto Margherita per le nostre pazienti

Dott.ssa Ruggeri, perché è così importante il Progetto Margherita per le pazienti?

Soffermandoci sul significato che tale progetto porta con sé vediamo come sia possibile riconoscergli un duplice valore terapeutico. Oggi, l’obiettivo generale del supporto in oncologia è proprio quello di facilitare l’adattamento ai cambiamenti di vita che una diagnosi di tumore comporta. Le persone a cui viene diagnosticata una neoplasia sono costrette a confrontarsi con la patologia, quindi con le paure e le preoccupazioni relative ad essa, ma non solo: sono anche costrette a confrontarsi con la comparsa di sintomi, con manifestazioni psicologiche in reazione alle varie fasi della malattia, con gli effetti conseguenti ad alcuni trattamenti, come le alterazioni corporee conseguenti ad un intervento chirurgico, la perdita dei capelli, delle ciglia, delle sopracciglia. Tali cambiamenti spesso lasciano soprattutto la donna con la sensazione di essere in un corpo che non è famigliare, e possono influenzare notevolmente la percezione della propria femminilità e del proprio essere attraenti, con importanti ripercussioni nella relazione di coppia e nei rapporti interpersonali.

Come incidono questi cambiamenti nel percorso di guarigione di una paziente?

 La perdita dei capelli fa nascere sentimenti di vergogna e di imbarazzo, in quanto i capelli sono simbolo di femminilità e sensualità: una testa calva è un rimando costante ad un corpo malato. Alcune donne che hanno affrontato un tumore al seno riferiscono di aver avuto più difficoltà ad accettare la perdita dei capelli che l’intervento stesso al seno. Tutti questi aspetti, in particolare i cambiamenti corporei, possono incidere pesantemente sull’equilibrio psicologico della donna e mantenersi anche nel tempo provocando sentimenti di rabbia, improvvisi sbalzi d’umore, sintomi ansiosi, abbattimento e sentimenti di isolamento, con conseguenze importanti nella sfera famigliare e sociale.

Perché spesso una madre si sente costretta a nascondere la malattia ai propri cari?

 Certamente, per una madre, impegnata quotidianamente nella cura dei figli, la malattia oncologica e gli aspetti ad essa conseguenti tendono a minare il suo solido ruolo famigliare fino a quel momento centrale: tutta la famiglia percepisce la minaccia di questa potenziale perdita, in particolare i bambini. I figli si mostrano spesso estremamente partecipi a ciò che sta accadendo e reagiscono in maniera molto evidente agli avvenimenti legati alla malattia del genitore. I bambini possono avere una serie di paure circa la malattia della madre: paura di ciò che non conoscono, percependo dolore e tristezza intorno a loro.

Qual è il suo consiglio per affrontare questo timore?

In generale un approccio aperto e sincero può rappresentare la soluzione migliore. Aiutare il proprio figlio quando si vive la malattia oncologica significa anche informarlo in modo adeguato e delicato ma anche “impegnarsi” in prima linea ad un miglior adattamento alla malattia e alle conseguenze che porta con sé. Quindi favorire l’integrazione di questo corpo cambiato all’interno di una immagine positiva di sé assume un’importanza fondamentale durante il percorso di cura: migliorare il proprio aspetto, oltre a rappresentare un’attività piacevole ha in sé una forte valenza terapeutica. Un tempo si attribuiva al paziente una posizione di passività, per cui chi sta male veniva sempre deresponsabilizzato. In realtà il paziente ha un ruolo centrale nell’adattamento suo e della sua famiglia alla malattia oncologica. La forza della famiglia, che si trasmette ai figli, è data principalmente dalla capacità del paziente di far fronte, con uno spirito combattivo, alle complicazioni che purtroppo il tumore quotidianamente presenta.

In che modo il Progetto Margherita può aiutare la madre ad avere un ruolo più attivo nei confronti del suo processo di guarigione?

 Da un lato prendersi cura di sé sembra avere un effetto positivo sulla qualità della vita durante il percorso di cura in quanto favorisce un’attitudine mentale più positiva e attiva nei confronti della malattia e del trattamento e permette alla persona di ridurre i vissuti di minaccia della propria solidità interna trasmettendo una maggiore sicurezza ai propri cari. Dall’altro lato l’incontro con parrucchieri volontari esperti ma in particolare sensibili e formati per stare accanto a chi sta affrontando la malattia oncologica mettendo in campo la propria professionalità nell’aiutare le donne a ridefinire il proprio aspetto favorisce un clima di comprensione empatica e sentimenti di accettazione che permettono alla donna di superare l’angoscia che il cambiamento radicale della propria immagine corporea produce, con importanti ripercussioni positive nei rapporti famigliari e sociali.

Io credo siano questi gli ingredienti che danno un significato e un valore terapeutico alle sedute del Progetto Margherita: da un lato il prendersi cura di sé e dall’altro lato il valore terapeutico della condivisione iniziale, del clima empatico che si crea e che permette alle partecipanti di ridurre il senso di isolamento e solitudine che spesso si prova nel dover affrontare esperienze così difficili.


La mia mamma è bellissima

Per partecipare alla raccolta fondi "La mia mamma è bellissima" a favore del Progetto Margherita e delle pazienti della Romagna collegarsi al link del progetto ed effettuare la donazione ritenuta più opportuna. Ogni donazione effettuata prevede delle cosiddette “ricompense”: piccoli gesti con cui l’Istituto Oncologico Romagnolo vuole ringraziare tutti coloro che sosteranno questa campagna. Si va dall’attivazione gratuita per un anno della rivista IOR “L’Informatore”, con 10 euro, a riconoscimenti più prestigiosi, come un taglio gratuito presso uno dei saloni di parrucchieri che hanno aderito all’iniziativa, o un invito per due persone all’evento di Natale dell’organizzazione. 

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